English Version Translated by Ai
28 aprile 2026 - Aggiornato alle 20:01
×

orizzonti urbani

Corso Martiri della Libertà, la città sospesa e il rischio di allungare ancora i tempi

Catania ha diritto di veder rimarginata questa ferita e se non si riuscirà sarebbe meglio un parco

28 Aprile 2026, 16:36

16:51

Catania, Corso Martiri: i privati vogliono cambiare la convenzione, il Comune ha chiesto più chiarimenti

Seguici su

La vicenda non è così lunga come quella del Ponte sullo Stretto ma è avviata sulla buona (?) strada.

Ragiono delle questioni intorno alla riqualificazione delle aree del Corso Martiri della Libertà, qui a Catania: una sequela di lotti con enormi scavi, che si snodano da Piazza Stesicoro fino a Piazza Giovanni XXIII° (quella dove sorge la stazione ferroviaria). Un’area che evidentemente ha suscitato appetiti per le grandi cubature che il Piano di Risanamento prima e poi la convenzione più recente, seppur in misura minore, ha assegnato, sulla quale si sono esercitati nel tempo numerosi progettisti di vaglia: solo per restare ai più recenti, ne hanno disegnato i destini Fuksas, Mario Cucinella e ora, apprendiamo, c’è un progetto di Marco Casamonti.

Cucinella, per la verità, venne scelto dagli allora proprietari su impulso diretto dell’amministrazione comunale, la quale ne fissò il nome, quale condizione per la fattibilità del progetto, in una convenzione che ad oggi non pare sia cambiata o possa esserlo facilmente. Cucinella quindi rimane un interlocutore del quale tener conto; e qui, tra l’aggiornamento del progetto e la variazione della convenzione, è facile prevedere possano aprirsi scenari sul piano tecnico e legal-giudiziario, con l’inevitabile dilatazione dei tempi e delle polemiche.

Solo sullo sfondo, strano dirlo ma pare così, resta l’approccio progettuale dei diversi architetti: noto quelli di Fuksas - che prediligeva l’aderenza ai lotti già segnati dalla viabilità, affidando alle singole performance estetico-funzionali degli edifici la matrice qualitativa dell’intervento - e quello di Cucinella - che invece la regola geometrica stradale contraddiceva con una progettazione più fluida, intersecata e interrelata nelle funzioni e nei livelli dove si inventava, in qualche modo, una sorta di parco urbano che facesse da collante alle singole edificazioni in una logica green, come nel suo dna.

Non è noto, almeno non ufficialmente, l’approccio casamontiano ma credo assisteremo, forse, al ritorno della maglia ortogonale; i tempi cambiano, come le sensibilità personali nell’ affrontare i temi progettuali e il tutto si innesta sui ragionamenti e nelle previsioni del nuovo strumento urbanistico della città che, ragionevolmente, di questi sentiment progettuali dovrà inevitabilmente tener conto.

Resta però il tema: è normale che una città veda una sua congrua parte, pregiata per il suo lambire il centro storico, la parte ottocentesca e l’affaccio al mare, rimanere nel limbo da oltre sessant’anni? Come sarebbe ora, quale valore avrebbe quello straordinario tessuto urbano superstite della demolizione del quartiere di San Berillo? E assisteremmo, ancora oggi, alla demolizione e ricostruzione in falso storico, una cosa che, leggi o non leggi, grida vendetta agli occhi dell’architettura e del semplice buon gusto, di edifici ai suoi margini? Non lo possiamo sapere, ognuno però lo può immaginare nel bene e nel male con gli occhi della propria conoscenza.

È certo però che la città ha diritto di veder rimarginata questa ferita e se non si riuscirà a definire progetto e progettista allora, provocatoriamente, sarebbe meglio che Corso Martiri diventasse quel grande parco urbano, attrezzato magari di pochi significativi edifici, che sosteneva Giacomo Leone. Se non altro avremmo migliorato, aggiungendo poco carico urbanistico ad una zona già densa, il rapporto tra verde e abitanti. Certo, non senza problemi.