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IL DISCORSO

Trump a Davos: «Non userò la forza», ma la Groenlandia resta nel mirino

Il presidente Usa apre ai negoziati con la Danimarca per l’isola, avverte gli alleati europei e ribadisce il ruolo centrale di Washington nella sicurezza globale

21 Gennaio 2026, 21:09

Trump a Davos: «Non userò la forza», ma la Groenlandia resta nel mirino

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«I won't use force», non userò la forza. Questa è la frase chiave di Donald Trump a Davos, come lui stesso ha sottolineato nel suo discorso fiume di 72 minuti, facendo tirare un sospiro di sollievo al mondo e ad un’affollata platea di capi di Stato, miliardari e altri leader mondiali, che si era ammutolita quando il tycoon ha cominciato a parlare dell’isola danese.

«Probabilmente non otterremo nulla, a meno che io non decida di usare una forza eccessiva dove saremmo, francamente, inarrestabili. Ma non lo farò», ha rassicurato per la prima volta il commander in chief, che finora non aveva escluso l'opzione militare minacciando uno scontro senza precedenti con la Nato e gli alleati europei. «Probabilmente questa è la dichiarazione più importante, perché la gente pensava che avrei usato la forza. Non devo usare la forza. Non voglio usare la forza. Non userò la forza. Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è un posto chiamato Groenlandia», ha spiegato, prima di definirla un «pezzo di ghiaccio» e quindi «non una grande richiesta».

L’obiettivo però resta. The Donald ha chiesto «negoziati immediati» per discutere il trasferimento della proprietà dell’isola dalla Danimarca agli Stati Uniti e ha minacciato gli alleati europei, pur senza nominare espressamente dazi o altre ritorsioni: «Avete una scelta. Potete dire sì, e ne saremo molto riconoscenti, oppure potete dire no ma ce lo ricorderemo». Il presidente americano ha ribadito che il controllo della Groenlandia è necessario per la sicurezza nazionale e internazionale e che solo gli Stati Uniti sono abbastanza forti da difendere l’isola da minacce esterne. Ma ha avvisato che difenderla ha senso solo se gli Usa ne avranno la proprietà, e non semplicemente l’affitto. Quindi ha accusato Copenaghen di essere «ingrata», per non voler cedere la Groenlandia dopo che gli Usa hanno combattuto per salvarla, restituendola alla Danimarca dopo la seconda guerra mondiale.

Il ministro degli esteri danese Lars L›kke Rasmussen ha accolto con favore l'esclusione dell’uso della forza, ma ha sottolineato che il desiderio di Trump di impadronirsi della Groenlandia è rimasto "intatto».

«Sono felice di tornare qui a Davos per incontrare tanti amici e qualche nemico», aveva esordito il presidente americano, presentando il mondo come quasi interamente dipendente dagli Stati Uniti per la pace e la prosperità ("senza di noi la maggior parte dei Paesi non funziona nemmeno") e alternando lodi e critiche al Vecchio continente: «Amo l’Europa ma non sta andando nella giusta direzione, alcuni luoghi sono francamente irriconoscibili», ha accusato, puntando il dito contro l"immigrazione incontrollata" e la spinta verso le energie rinnovabili. Quindi ha ricordato di aver imposto dazi agli alleati perché hanno maltrattato gli Usa e, pur assicurando di essere «con la Nato al 100%», ha dubitato che Washington possa contare su di loro per la difesa reciproca, dimenticando che l'unica volta in cui è stato applicato l’art. 5 è stato quando gli europei andarono in aiuto degli Stati Uniti dopo l’11 settembre.

Il tycoon ha attaccato per nome anche alcuni leader. Prima ha ironizzato sugli occhiali da sole a specchio indossati da Emmanuel Macron per un problema medico, affermando che «ha giocato a fare il duro», poi ha messo nel mirino il premier di Ottawa Mark Carney che martedì aveva incassato una rara ovazione a Davos per aver ammonito su una possibile rottura del sistema globale guidato dagli Stati Uniti: «Il Canada vive grazie agli Stati Uniti. Ricordatelo, Mark, la prossima volta che fai delle dichiarazioni», ha detto, dandogli dell’ingrato. Intanto le forze armate canadesi avrebbero simulato per la prima volta in un secolo un’ipotetica invasione militare statunitense del Paese e la potenziale risposta di Ottawa, secondo The Globe and Mail.

Dopo una gaffe su Zelensky, che aveva detto di voler incontrare mercoledì quando invece arriverà a Davos solo il giorno dopo, Trump è tornato ad avvertire gli alleati su Kiev: spetta all’Europa e alla Nato occuparsi dell’Ucraina, «non a noi», ha messo in guardia, anche se i suoi emissari continuano i negoziati con Mosca. Il tycoon ha invece vantato ottimi rapporti sia con Xi Jinping (tranne al tempo del 'virus cinesè) che con Vladimir Putin, i principali competitor degli Usa. Nel suo intervento ha vantato inoltre i successi del suo primo anno alla Casa Bianca, replicando la conferenza stampa fiume del giorno prima alla Casa Bianca. Senza risparmiare una stoccata a Gavin Newsom che a Davos lo aveva definito un T-Rex: «É un bravo ragazzo», ha detto, aggiungendo però che dovrebbe chiamarlo perché ha bisogno del presidente per gestire la California.