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L'affluenza record potrebbe stravolgere i pronostici: urne chiuse con il 45% dei votanti, in Sicilia il 35%
I seggi apriranno di nuovo lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Gli aventi diritto al voto sono 51.424.729, di cui 5.477.619 all’estero
Una fila lenta e continua fin dal buon mattino, tutti lì con tessere elettorali in mano e documenti di riconoscimento. Una mossa per accelerare le procedure di riconoscimento, pochi secondi dietro il separè e la consegna della scheda. I pronostici sul referendum confermativo potrebbero essere sbalzati dall'alta affluenza. A seggi chiusi emerge un dato incontrovertibile, oltre il 45% dei votanti si è recato al seggio per votare, in Sicilia hanno votato invece si sono recati alle urne oltre il 35% degli elettori.
Alle 19 di domenica 22 marzo 2026 avevano già votato circa il 38% degli aventi diritto. Il dato è sensibilmente più alto della consultazione costituzionale del 2020, quando alla stessa ora ci si fermò attorno al 29,71%. È un’affluenza “calda” che, nelle settimane di vigilia, molti avevano ritenuto potesse aiutare il Sì alla riforma della giustizia voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni; ma gli ultimissimi scenari hanno registrato anche una robusta ripresa del No, segno che il voto si sta giocando nel perimetro più sfuggente: quello dei convincibili dell’ultima ora.
Che cosa si vota davvero: la riforma “Meloni–Nordio” in poche righe
Al centro della consultazione c’è la legge costituzionale che ridefinisce l’architettura della giustizia in Italia. I punti cardine: la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente; la nascita di due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica; l’istituzione di una Alta Corte disciplinare per i procedimenti sulle condotte dei magistrati; l’introduzione di quote di sorteggio nella selezione di alcuni componenti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il peso delle correnti.
Si tratta di una revisione costituzionale approvata in via definitiva il 30 ottobre 2025 e sottoposta a referendum confermativo in assenza della maggioranza dei due terzi in Parlamento. Il quesito non ha bisogno di un quorum di partecipazione: vince chi prende più voti, qualunque sia l’affluenza.
