LA CRISI
Sigonella, Palazzo Chigi spiega il no ai bombardieri: «Nessuna frizione con gli Usa, il governo agisce nel rispetto dei trattati»
La nota della presidenza del Consiglio dopo la notizia del diniego ai velivoli americani che volevano utilizzare la base
Il governo prova a spegnere ogni polemica con una nota puntuale. Dopo le notizie sul diniego opposto agli Stati Uniti per l'uso della base di Sigonella, Palazzo Chigi ha diffuso una dichiarazione in cui ribadisce la linea dell'esecutivo: pieno rispetto degli accordi internazionali, nessuna frizione con Washington, nessuna modifica alla strategia già comunicata al Parlamento.
«L'Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere», si legge nella nota. «La linea dell'Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato.»
Sulla tenuta dell'alleanza transatlantica, la presidenza del Consiglio non lascia spazio a interpretazioni: «Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione.»
Cosa è successo il 27 marzo
L'episodio, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera e confermato da fonti informate, risale a venerdì 27 marzo. Alcuni aerei bombardieri statunitensi erano già in volo verso la Sicilia quando era stato comunicato il piano di volo all'Aeronautica italiana. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano era stato quindi informato dallo Stato maggiore dell'Aeronautica che quei velivoli prevedevano di atterrare a Sigonella per poi ripartire verso il Medio Oriente, nell'ambito delle operazioni militari in Iran.
Il problema era chiaro: nessuno aveva chiesto l'autorizzazione preventiva, né consultato i vertici militari italiani. Le verifiche successive avevano escluso che si trattasse di semplici voli logistici, normalmente coperti dai trattati in vigore. Portolano ha quindi chiamato il ministro Crosetto, che ha disposto il diniego.
Bombardieri fuori dai trattati: perché serviva il via libera
La distinzione giuridica è precisa. Gli accordi bilaterali che disciplinano la presenza militare americana in Italia — dal Nato Sofa del 1951 al Memorandum d'intesa del 1995 — distinguono nettamente tra voli logistici e operazioni a carattere offensivo. Per le attività non belliche di logistica, sorveglianza e addestramento le forze americane possono operare senza passaggi politici straordinari; per gli impieghi che prevedono potenziale uso della forza è necessario il via libera del governo italiano e, nella fattispecie, un passaggio parlamentare.
Era stato lo stesso Crosetto a ribadirlo nelle settimane precedenti dalle aule di Montecitorio. Il ministro aveva precisato come ogni operazione non rientrante nei trattati dovesse passare prima attraverso il Parlamento. Quella linea, il 27 marzo, è diventata un diniego concreto.
Gli Usa non hanno protestato
Sul piano diplomatico, la crisi sembra essere stata evitata in silenzio. Secondo fonti del governo italiano citate da Repubblica, gli Stati Uniti non avrebbero reagito né protestato dopo il rifiuto italiano. La notizia, peraltro, è rimasta riservata per quattro giorni prima di emergere sulla stampa.
Palazzo Chigi chiude la nota con un passaggio che traccia la rotta per il futuro: «Il Governo continuerà a operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell'interesse nazionale.»
Le voci dalla politica
La notizia ha attraversato rapidamente il dibattito parlamentare. Il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi ha rivendicato la coerenza della scelta: «Il nostro è un governo serio. Esiste un trattato con gli Stati Uniti sull'utilizzo delle basi che stabilisce regole precise: tra queste, non è prevista la possibilità di far atterrare o far ripartire bombardieri.»
Dalle opposizioni i toni sono stati più critici sul fronte della trasparenza complessiva. Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd Sicilia, ha definito la decisione di Crosetto «un fatto rilevante e corretto», pur denunciando «un quadro estremamente opaco e preoccupante» sull'utilizzo generale di Sigonella in scenari di conflitto. Il M5s ha riuvendicato di essere stato il primp partito a denunciare il coinvolgimento di Sigonella nelle operazioni belliche americane.


