il caso
"Cinquanta testimoni per Melania": Paolo Zampolli pronto a parlare davanti il Congresso su Epstein
L'ambasciatore italo americano: «Se mi chiamano racconterò sotto giuramento a Capitol Hill che sono stato io a presentare i Trump, il pedofilo non c'entra. Porterò le prove"
“Sono pronto a testimoniare davanti al Congresso, per dire chi ha presentato la First Lady Melania a Donald Trump”. Con questa dichiarazione, l’ambasciatore Paolo Zampolli irrompe nel dibattito statunitense sulla vicenda Jeffrey Epstein.
L’obiettivo della sua eventuale audizione è chiaro: confutare definitivamente le indiscrezioni secondo cui sarebbe stato proprio Epstein a far conoscere Donald Trump e Melania.
La vicenda ha preso una piega inattesa dopo l’intervento a sorpresa della First Lady, che ha smentito le dicerie sul presunto ruolo di Epstein come “Cupido” e ha precisato di non essere mai stata né amica né vittima del finanziere.
Un’uscita inattesa che, a quanto riferito, avrebbe colto di sorpresa lo stesso presidente Trump, il quale ha affermato di non esserne stato informato.
In questo clima, Paolo Zampolli è uscito allo scoperto in un’intervista al Daily Mail. Il diplomatico italo-americano e inviato speciali del presidente Trump in Europa ha spiegato di poter ribadire anche sotto giuramento di raccontare del primo incontro tra gli attuali coniugi Trump nel settembre 1998, durante un esclusivo party della New York Fashion Week al Kit Kat Club, da lui organizzato.
“Lo sanno tutti nel mondo. È una notizia vecchia”, ha detto Paolo Zampolli, annunciando di poter portare a Capitol Hill fino a 50 testimoni oculari presenti quella sera a sostegno del suo racconto.
Quanto alle ragioni che avrebbero spinto Melania a rompere il silenzio, Zampolli non nutre dubbi: “Penso onestamente che, nel profondo del suo cuore, le stiano a cuore le vittime e chiunque ne sia stato vittima ha il diritto di smascherare questo animale”, ha detto, elogiando l’empatia e il “grande cuore” della First Lady. Una lettura condivisa anche da Marc Beckman, consigliere di Melania, secondo il quale la presa di posizione è arrivata perché si è toccato il limite e “le bugie devono finire”.
Tra smentite ufficiali, dossier controversi e una schiera di testimoni pronti a parlare, una sola cosa appare certa: la determinazione di Zampolli a rivendicare il proprio ruolo nella ricostruzione dei fatti. Se il Congresso dovesse aprirgli le porte, l’ambasciatore assicura di essere pronto a fare chiarezza sotto i riflettori di Capitol Hill.