il caso
Dopo lo strappo di Sigonella, la vendetta di Trump: «L'Italia non c'è stata per noi, noi non ci saremo per loro»
Il rifiuto di far atterrare i velivoli militari americani in Sicilia scatena la dura reazione del presidente Usa che su truth accusa il nostro Governo
Un fulmine a ciel sereno scuote la diplomazia internazionale e minaccia di incrinare i rapporti tra Roma e il suo principale alleato. “L'Italia non c'è stata per noi, noi non ci saremo per loro”. Con queste parole, affidate a Truth Social, Donald Trump ha rilanciato un articolo del quotidiano britannico The Guardian del 31 marzo, dal titolo inequivocabile: “L'Italia nega l'uso della base in Sicilia agli aerei americani che trasportano armi per la guerra in Iran”.
Un intervento destinato ad aprire un caso diplomatico e a riaccendere una crisi che Palazzo Chigi tentava di gestire in sordina.
All'origine della vicenda, la decisione – rarissima negli ultimi decenni – del governo italiano di precludere la base aerea di Sigonella ad “alcuni bombardieri” statunitensi.
I velivoli, già in rotta e carichi di armamenti diretti a rafforzare il fronte nel conflitto in Iran, puntavano a utilizzare la Sicilia come scalo tecnico prima di proseguire verso il Medio Oriente.
L'ostacolo è stato insieme procedurale e politico: Washington avrebbe richiesto le necessarie autorizzazioni al transito soltanto dopo il decollo.
A segnalare l'urgenza è stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, l'agrigentino Luciano Portolano, che ha immediatamente informato il ministro Guido Crosetto.
Poiché mancavano del tutto i tempi tecnici per l'indispensabile via libera parlamentare – previsto dai trattati internazionali siglati alla fine degli anni Cinquanta per i voli che trasportano armamenti – l'esecutivo non ha potuto che opporre un netto rifiuto.
Nel tentativo di raffreddare gli animi, il governo aveva minimizzato. “Non c'è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole”, aveva assicurato nei giorni scorsi il ministro Crosetto. Anche l'ufficio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva diffuso una nota in cui ribadiva la “piena e leale collaborazione” con gli Stati Uniti, richiamando l'obbligo di conformarsi agli accordi vigenti.
Il post al vetriolo dell'inquilino della Casa Bianca ha però smentito bruscamente questo ottimismo, proiettando un'ombra sulle relazioni transatlantiche e rappresentando un colpo per Meloni, tradizionalmente in sintonia ideologica con il tycoon.
Già prima dello strappo, la crescente impopolarità di Trump in un Paese attraversato da una radicata cultura pacifista stava erodendo i consensi della premier.
L'alleanza tra Roma e Washington trema sotto il peso del conflitto, e la campagna elettorale americana ha già presentato all'Italia il suo primo conto salato.

