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il conflitto

Perché Trump ferma le bombe: «Il sistema petrolifero iraniano imploderà entro tre giorni»

La scommessa del presidente Usa con il blocco dello Stretto di Hormuz che impedisce alla Repubblica islamica di esportare greggio

26 Aprile 2026, 21:29

22:07

Perché Trump ferma le bombe: «Il sistema petrolifero iraniano imploderà entro tre giorni»

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L’avvertimento di Donald Trump, pronunciato in una recente intervista a Fox News, è stato insieme perentorio e studiato: se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, l’apparato petrolifero iraniano rischierebbe di “esplodere” entro tre giorni.

Dietro questa formula, volutamente drammatica, si cela il vero tallone d’Achille della Repubblica islamica: la sua fragilissima dipendenza dall’export di greggio per sostenere l’economia e la coesione sociale. Sul piano tecnico, la scadenza dei tre giorni è giudicata dagli addetti ai lavori una semplificazione. Il pericolo concreto, tuttavia, esiste: l’accumulo forzato di idrocarburi nel sottosuolo e negli impianti di superficie può generare criticità di pressione, fenomeni corrosivi e cali di efficienza nei giacimenti, complicando eventuali riavvii.

La tempistica evocata dalla Casa Bianca funziona dunque come un forte strumento di pressione politica e psicologica, concepito per ridurre drasticamente il margine d’azione di Teheran prima di un possibile tracollo finanziario.

Il fulcro di questa guerra economica globale è lo Stretto di Hormuz, uno dei check point energetici più sensibili al mondo. Per questo corridoio marittimo transita ogni giorno circa 20 milioni di barili, pari a un quarto del commercio petrolifero via mare, insieme a una quota rilevante del GNL mondiale. Pur essendo una potenza dell’energia — terza al mondo per riserve di petrolio e seconda per quelle di gas — l’Iran, se impossibilitato a far salpare le proprie petroliere dai terminali del Golfo, si ritrova con una ricchezza immensa che non può tradurre in influenza concreta. L’offensiva di Washington non si limita ai moniti. Il Dipartimento del Tesoro ha varato nuove e pesanti sanzioni mirate all’intera catena commerciale occulta di Teheran: dalle flotte “ombra” fino ad alcune grandi raffinerie cinesi. L’obiettivo è netto e spietato: rendere la vendita del petrolio iraniano economicamente e logisticamente impraticabile, colpendo le reti di intermediazione opache e trasformando l’infrastruttura energetica dell’avversario in qualcosa di “intermittente, costosa, imprevedibile e difficilmente assicurabile”.

Questa partita a scacchi comporta però rischi sistemici ingenti. La prolungata paralisi di Hormuz ha già costretto Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti a sospendere circa 7,5 milioni di barili al giorno. Gli effetti si abbattono con violenza sui mercati: il Brent ha toccato quota 103 dollari al barile, con stime di picchi fino a 115 nel breve termine. Se da un lato la strategia americana può innescare un rincaro della benzina e tensioni inflazionistiche negli Stati Uniti, dall’altro minaccia di riaccendere in Europa l’incubo energetico legato alle forniture di gas dal Qatar.