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l'inchiesta

Garlasco, la svolta: "Respinto da Chiara, poi il massacro", la nuova verità della Procura che accusa Andrea

Notificato l'avviso di chiusura indagini all'amico del fratello. Il delitto riletto attraverso intercettazioni inedite e nuove perizie mediche

07 Maggio 2026, 18:57

19:08

Garlasco, la svolta: "Respinto da Chiara, poi il massacro", la nuova verità della Procura che accusa Andrea

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La villetta di via Pascoli a Garlasco sembrava un capitolo consegnato agli archivi, fissato nelle sentenze e nel dolore di una vicenda consumatasi quasi diciannove anni fa. Il 13 agosto 2007 ha segnato in modo indelebile la cronaca nera italiana, con il processo e la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata, Chiara Poggi.

Eppure, oggi, il tempo pare essersi riavvolto: non un semplice aggiornamento d’indagine, ma un vero scossone giudiziario che rimette in discussione certezze ritenute acquisite. La Procura di Pavia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini ad Andrea Sempio, oggi trentottenne, diciannovenne all’epoca dei fatti, indicandolo come presunto autore del delitto. È un passaggio che ridisegna i contorni di uno dei casi più complessi del Paese, spostandone il baricentro investigativo.

Fulcro del nuovo impianto accusatorio è il movente: un rifiuto. Secondo l’ipotesi dei magistrati pavesi, Sempio avrebbe tentato un approccio di natura sentimentale, o persino sessuale, verso Chiara Poggi, venendo respinto. In questa prospettiva, quel “no” sarebbe diventato, per l’accusa, il detonatore di una furia omicida. Non solo omicidio volontario: alla persona indagata vengono contestate anche le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti.

In diritto penale, i motivi abietti qualificano una spinta particolarmente riprovevole, come l’incapacità di accettare un rifiuto; la crudeltà attiene invece all’accanimento contro una vittima già in estrema vulnerabilità.

La ricostruzione della dinamica, frutto di consulenze tecniche aggiornate — in particolare l’analisi medico-legale affidata alla professoressa Cristina Cattaneo — ipotizza una violenta colluttazione all’interno dell’abitazione. La rabbia dell’aggressore si sarebbe quindi tradotta nell’uso di un corpo contundente, compatibile con un martello a coda di rondine, attrezzo che risultava assente dalla cassetta degli attrezzi della famiglia Poggi.

La sequenza delineata dagli inquirenti è drammatica: un primo colpo, il trascinamento della giovane verso la porta della cantina, un tentativo di reazione “a carponi”, seguito da un’ulteriore serie di percosse fatali. Il corpo sarebbe poi scivolato lungo le scale, dove l’assassino avrebbe infierito ancora sul capo. Il referto registra almeno dodici gravissime lesioni cranio-facciali.

A sorreggere il nuovo quadro vi sono soprattutto intercettazioni ambientali recenti. Le cimici installati nell’auto di Sempio avrebbero captato riferimenti a un rifiuto ricevuto da Chiara e alla visione di materiali intimi riguardanti la ragazza e Stasi. La difesa contesta con decisione: sostiene che l’indagato stesse commentando un podcast true-crime e che le frasi siano state estrapolate dal contesto.

A ciò si aggiunge l’evoluzione delle dichiarazioni di Marco Poggi, fratello della vittima e amico di vecchia data di Sempio: i carabinieri avrebbero riscontrato, nel tempo, una “modificazione” dei suoi racconti, con un atteggiamento percepito come ostile agli inquirenti e volto a tutelare l’amico. Pur consapevoli che, a quasi diciotto anni di distanza, la memoria possa affievolirsi, gli investigatori considerano tali variazioni un elemento sensibile da esaminare con cura.

Il nome di Sempio non è nuovo alle carte del caso Garlasco: tra il 2016 e il 2017 era già finito sotto indagine per tracce genetiche rilevate sotto le unghie di Chiara, filone poi archiviato. Oggi la Procura rivendica un impianto probatorio più ampio, frutto di un anno e mezzo di accertamenti.

Resta, tuttavia, un terreno scientifico scivoloso: decine di impronte su fogli di acetato non hanno restituito profili genetici comparabili, mentre il profilo “Ignoto 3” è stato declassato a contaminazione occorsa durante l’autopsia. Un paradosso per un’inchiesta pionieristica nell’uso della scienza forense, che oggi sconta i limiti del tempo e della conservazione dei reperti.

La notifica dell'avviso della conclusione delle indagini non equivale a una condanna: formalizza le accuse e apre la fase di “discovery”. La difesa ha venti giorni per visionare intercettazioni e consulenze, depositare memorie, chiedere l’interrogatorio o nuovi atti d’indagine. Se l’impianto reggerà al contraddittorio, i pubblici ministeri potranno chiedere il rinvio a giudizio.

Le ricadute superano il perimetro di Andrea Sempio e investono la posizione di Alberto Stasi, che dal 2015 sta scontando in carcere una pena definitiva a 16 anni. La Procura di Pavia trasmetterà gli atti alla Procura generale di Milano per una valutazione sull’eventuale avvio della revisione del processo. Il nostro ordinamento non può tollerare con leggerezza una doppia verità sul medesimo omicidio.

Se il fascicolo contro Sempio dovesse consolidarsi superando il vaglio del giudice, il Paese si troverebbe dinanzi a una contraddizione giudiziaria di enorme portata: l’ennesimo, drammatico snodo di un caso che, a quasi due decenni dai fatti, continua a resistere a ogni definizione definitiva.