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il caso

Il bigliettino, le paure e il Dna distrutto: tutti i segreti che per i pm incastrano Andrea

L'ex compagna di Sempio racconta tre anni d'amore e ombre. Intanto la difesa si prepara alla battaglia sui reperti genetici del 2007 misteriosamente andati perduti.

14 Maggio 2026, 11:23

11:30

Il bigliettino, le paure e il Dna distrutto: tutti i segreti  che per i pm incastrano Andrea

A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007, un nuovo terremoto giudiziario scuote uno dei casi di cronaca nera più discussi della recente storia italiana.

Il 7 maggio 2026 la Procura di Pavia ha chiuso le indagini preliminari, individuando nel trentottenne Andrea Sempio il presunto autore del delitto. L’ipotesi di reato è tra le più gravi: omicidio aggravato dai motivi abietti e dalla crudeltà. L’indagato, che respinge categoricamente ogni addebito, il 6 maggio si è avvalso della facoltà di non rispondere, scelta difensiva finalizzata a esaminare l’imponente fascicolo prima di entrare nel merito delle contestazioni.

L’impianto accusatorio dei pm si fonda su un mosaico di indizi ritenuti tra loro convergenti. Gli inquirenti avrebbero elencato 21 elementi a sostegno della loro ricostruzione, dalle anomalie rilevate nelle telefonate all’abitazione dei Poggi fino a complessi accertamenti genetici. Al materiale tecnico si affianca un approfondimento sul profilo personale dell’indagato. Ex compagni dell’Ipsia di Sannazzaro de’ Burgondi lo descrivono come un giovane “molto silenzioso, poco incline a esporsi, taciturno, appartato”. La Procura riconosce che un tratto caratteriale non costituisce prova, ma lo considera parte di una cornice investigativa più ampia.

A conferire una dimensione umana inedita all’inchiesta è la testimonianza di Federica, ex compagna di Sempio: una relazione di circa tre anni a partire dal 2014, nata dopo un incontro in un locale di Vigevano, con un ultimo contatto nel 2022. La donna ha raccontato che Sempio seguiva con attenzione gli sviluppi processuali e le questioni legate al Dna, cui è stato sottoposto a prelievo nel marzo 2025.

In questo contesto emerge il “bigliettino”, un appunto manoscritto datato 27 novembre 2022, sul quale compare la frase: “Si capiva che aveva paura le facessi qualcosa”. Un’espressione che ha allertato gli investigatori, ma che l’ex compagna ha ridimensionato, chiarendo che i timori non riguardavano minacce fisiche bensì la paura di essere vista in strada con l’ex fidanzato mentre era già legata a un altro uomo. Il significato resta dunque controverso e non può essere assunto come indizio univoco di pericolosità.

Il capitolo più delicato rimane quello genetico. Un provvedimento precisa che le comparazioni del Dna si sono estese anche ad altre tracce biologiche rinvenute sulla scena del crimine, oltre a quelle sotto le unghie della vittima. Il nodo critico è che parte dei reperti originari sarebbe stata distrutta nel 2022, rendendo la rilettura forense a distanza di quasi due decenni particolarmente complessa e vulnerabile. Su questo punto la difesa di Sempio annuncia battaglia, invocando il massimo contraddittorio tecnico.

La potenziale deflagrazione dell’inchiesta risiede però nell’effetto domino sul passato giudiziario del caso. Secondo l’ufficio requirente, la nuova pista su Sempio avrebbe un’eccezionale “capacità demolitoria” dell’impianto che condusse alla condanna definitiva a 16 anni di Alberto Stasi. I magistrati pavesi affermano che l’indagine mira a “tutelare” l’ex studente bocconiano, oggi ritenuto innocente nell’attuale lettura della Procura. Non si tratterebbe quindi di una semplice riapertura, ma del tentativo di ribaltare una verità processuale consolidata, prefigurando uno scontro tecnico e giudiziario di altissimo livello.