il disastro
Niscemi, la frana lunga quattro chilometri che ha svuotato interi quartieri: “Siamo delocalizzati, ma la vita non si sposta”
Mille persone via da casa in poche ore. Strade interrotte, scuole chiuse e palazzetto “Pio La Torre” trasformato in rifugio: come si è arrivati a questo punto
Nel quartiere di Sante Croci le crepe hanno tagliato il selciato come filigrane nere, fino ad aprire il vuoto sotto i balconi. In via Popolo e a Trappeto, dove ieri si faceva la spesa e si salutavano i vicini, oggi restano porte sbarrate e numeri civici segnati con lo spray, mentre al palazzetto dello sport “Pio La Torre” qualcuno prova a dormire su una branda, con il cellulare in mano e la foto della propria casa sullo schermo. È la geografia precaria di una città “quasi isolata”, come la definisce il sindaco Massimiliano Conti, con un fronte di frana che corre per circa quattro chilometri e che ha costretto a evacuare, nel giro di poche ore, mille persone.
Una città in bilico: i numeri dell’emergenza
Sono circa 300 famiglie – più o meno mille persone – ad aver dovuto lasciare case, attività e studi professionali nelle zone indicate come “zona rossa”: Trappeto, Sante Croci e l’asse di via Popolo. Parte degli sfollati è ospitata nel palazzetto “Pio La Torre”; altri hanno trovato riparo da parenti e amici. La misura è scattata tra la sera di domenica 25 gennaio 2026 e la mattina di lunedì 26 gennaio 2026, quando il peggioramento del movimento franoso ha reso evidente che non c’era altro tempo da perdere.
Il Comune ha attivato il Centro Operativo Comunale (COC); la Prefettura di Caltanissetta coordina i presìdi sul territorio. Da Roma, il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha presieduto un punto di situazione con il COC e la Prefettura, confermando l’evacuazione di “circa 1000 persone” e l’arrivo in città di un team operativo nazionale.
Le voci degli sfollati: “Non so che fine farà la mia casa”
Tra i “delocalizzati”, come li chiamano qui, c’è chi ha comprato casa appena un anno fa, con un mutuo ancora tutto da pagare; c’è chi ha lo studio professionale a ridosso della scarpata che cede. “Per adesso siamo da parenti; domani non lo so”, raccontano al giornale locale e ai cronisti arrivati sul posto. C’è chi paragona questa frana a quella “più grave del 1997”, ricordando un trauma collettivo che a Niscemi non si è mai davvero rimarginato. Sono parole che rendono palpabile l’ansia di chi ha chiuso la porta senza sapere quando, e se, la riaprirà.
Viabilità spezzata: cosa è successo alle provinciali 12 e 10
La frana ha colpito la mobilità come un bisturi. Le strade provinciali 12 e 10, le principali arterie che collegano Niscemi alla statale Gela–Catania, sono state dichiarate impraticabili. L’unico varco rimasto è la SP11 verso la Gela–Vittoria, che tiene la città connessa al resto del territorio ma a capacità ridotta e con percorsi più lunghi per i servizi essenziali, dall’ospedale alla logistica quotidiana. È in corso un monitoraggio tecnico per individuare vie provvisorie alternative e verificare la stabilità dei tratti residui.
Il collasso di SP12 e SP10 non arriva dal nulla. Già a metà mese, la SP12 era stata interdetta per un precedente cedimento; il 25 gennaio anche la SP10 ha subito danni tali da imporne la chiusura totale, aggravando il rischio di isolamento di un Comune che conta quasi 30 mila abitanti. Un tema sollevato anche a livello istituzionale dalla consigliera provinciale Annalisa Maria Petitto, che ha presentato un’interrogazione al Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta per chiedere interventi urgenti e coordinati.
Il meteo e la scintilla: piogge intense dopo il ciclone “Harry”
Secondo i tecnici e i report di queste ore, lo smottamento – innescato e accelerato dalle piogge intense che hanno seguito il passaggio del ciclone mediterraneo soprannominato “Harry” – ha aperto lesioni sull’asfalto già nella tarda mattinata di domenica 25 gennaio, imponendo i primi sgomberi precauzionali e l’allestimento di un centro di accoglienza al palazzetto. In poche ore sono stati mobilitati circa 70 volontari e sono arrivate da Palermo centinaia di brandine per l’accoglienza. Sul posto operano Vigili del fuoco, forze dell’ordine, tecnici comunali e regionali della Protezione Civile.


