13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 12 gennaio 2026 23:41
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sanità

Case di comunità in Sicilia: è tempo di taglio dei nastri, ma mancano mille infermieri. Come dovrebbero funzionare e i nodi irrisolti

Sono il cuore della rivoluzione della sanità territoriale prevista dal Pnrr ed entro giugno dovrebbero entrare tutte in funzione. Molte verranno inaugurate in queste settimane, ma resta ancora molto da fare

Salvo Catalano

12 Gennaio 2026, 20:19

schifani faraoni taglio nastro

Saranno settimane intense di taglio dei nastri. La missione Salute del Pnrr è entrata anche in Sicilia all'ultimo miglio. Entro marzo, 146 Case di comunità apriranno nell'isola; otto - stando ai numeri comunicati dall'assessorato regionale - sono già funzionanti. Insieme agli Ospedali di comunità e alle Cot, le centrali operative territoriali, dovrebbero servire a rivoluzionare la sanità territoriale. Cioè a permettere ai cittadini, soprattutto a chi soffre di una patologia cronica, di essere seguito, di avere delle figure e una struttura di riferimento, in molti casi senza il bisogno di presentarsi in pronto soccorso. Ma tra la fine dei lavori e l'effettiva entrata in funzione del nuovo sistema c'è di mezzo un lungo elenco di incognite, a cui il taglio dei nastri non darà automatiche risposte. 

LE CASE DI COMUNITA', I NUMERI

Il Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza messo in campo dall'Europa dopo la pandemia Covid, è entrato nel suo ultimo anno di attuazione. Nel filone sanità prevede che entro il 30 giugno le case di comunità siano operative. Dal punto di vista strutturale il governo regionale conta di essere in linea con i tempi. Oggi è stata inaugurata quella di Monreale e sette sono già funzionanti. Si tratta delle case di comunità di Barcellona Pozzo di Gotto e Capo d'Orlando (in provincia di Messina); Godrano, Valle d'Olmo e Ventimiglia (a Palermo), e Pozzallo (a Ragusa). Altre 53 «siamo in procinto di aprirle», ha annunciato l'assessora Daniela Faraoni. Nei prossimi giorni toccherà a Piazza Armerina, Grammichele, Mirabella Imbaccari, Partanna e Vittoria. Per le restanti 85, le aziende sanitarie hanno programmato la conclusione dei lavori secondo il seguente cronoprogramma: 25 a gennaio, 19 a febbraio, 41 a marzo.

A queste si aggiungono altre nove case di comunità sperimentali, una in ogni provincia, cioè strutture che, al di fuori dei finanziamenti Pnrr, avevano già da prima avviato una gestione della sanità territoriale all'avanguardia. A Catania, ad esempio, è il Pta San Luigi. 

«Per quanto riguarda il Pnrr - ha detto l'assessora - la Regione sta dimostrando di sapere rispettare i tempi: sulla missione 6 siamo assolutamente nel rispetto dei target che ci sono stati dati dai programmi. Naturalmente, ci sono alcune realtà in cui siamo più avanti, altre in cui magari per difficoltà dovute anche ai processi di aggiudicazione dalle gare, ma siamo assolutamente in linea con tutto quello che è il progetto Pnrr in Sicilia». Tagliare il nastro per la fine dei lavori non equivale sempre all'entrata in funzione. Per la piena operatività delle case di comunità il cronoprogramma imposto dall'Europa dà tempo fino a giugno. Ma restano ancora diversi nodi strutturali da risolvere.

COME DOVREBBERO FUNZIONARE

Le case di comunità hub (quelle più grandi) dovrebbero essere aperte 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Le spoke solo nelle 12 ore diurne. Qui presteranno servizio i medici di base (copertura h24), gli infermieri di famiglia (h 12) e i medici ambulatoriali specialisti, in questo caso disponibili dietro richiesta dei medici e pediatri curanti, oppure in occasione di iniziative sanitarie organizzate dalle aziende sanitarie. Sarà disponibile anche la diagnostica di primo livello per i malati cronici (l’ecografia, l’elettrocardiogramma, la spirometria i più comuni) e un punto prelievi, oltre ad altri servizi che le Asp già offrono come il centro vaccinale e i consultori familiari. 

L'obiettivo primario non è sostituire i pronto soccorso, ma prendere in carico i pazienti con patologie croniche. Dare a queste persone un riferimento e un percorso assistenziale certi, calendarizzando esami e visite concentrate in un'unica struttura grazie alla presenza degli specialisti, dovrebbe portare come conseguenza ad alleggerire la pressione sui pronto soccorso, sempre più in affanno. Nelle case di comunità spetta al medico di base di turno valutare se c'è la necessità di mandare il paziente al pronto soccorso o meno. 

INFERMIERI E MEDICI: IL NODO PERSONALE

È il problema principale. Per quanto riguarda i medici di famiglia, solo chi è convenzionato dal 2025 è obbligato a spendere una parte del suo monte ore settimanale in una Casa di comunità. Si va da 38 ore (chi ha meno di 400 assistiti) a 6 ore (chi ne ha tra 1200 e 1500). Più aumentano i pazienti, meno ore il medico è tenuto a prestare nella casa di comunità. Ma i camici bianchi entrati in servizio nell'ultimo anno sono chiaramente una piccola minoranza. Per tutti gli altri la scelta è su base volontaria, almeno finché a livello nazionale non si modificherà il contratto. E stando a diversi addetti ai lavori, al momento sono pochi i medici di famiglia che intendono rinunciare a ore nei propri studi privati per dirottarle nelle nuove strutture. «Stiamo cercando di coinvolgerli con la mediazione dell'ordine - spiega a La Sicilia l'assessora Faraoni - in alcuni casi registriamo una buona disponibilità, in altre più ritrosia». 

Discorso diverso per gli infermieri di famiglia, che dovrebbero rappresentare il perno centrale del nuovo sistema. Dall'estate 2021, inizio formale della missione Salute del Pnrr, la Regione ne ha formati circa 500 attraverso il Cefpas (il Centro per la Formazione Permanente e l’Aggiornamento del personale del Servizio Sanitario). Non si tratta di nuovi assunti, ma di personale già in pianta organica delle Asp che in larga parte non era utilizzato negli ospedali. Tecnicamente si chiama riorganizzazione. Ma qui nasce un duplice problema, quantitativo e qualitativo. 

Il Pnrr prevede, tramite il decreto ministeriale 77/2022, lo standard di almeno un infermiere di Famiglia e Comunità ogni tremila abitanti. In Sicilia ne servirebbero 1.600, nella sola provincia di Catania circa 350. La dotazione messa in campo finora equivale quindi a meno di un terzo. Dubbi tra gli addetti ai lavori vengono sollevati anche sui profili qualitativi, considerato che si tratta in larga parte di personale che per svariati motivi non era stato ritenuto idoneo a lavorare nei reparti ospedalieri. «Gli infermieri più giovani e prestanti - conferma Faraoni - rimarranno nelle situazioni ospedaliere più complesse, perché si tratta sempre di un lavoro che richiede importanti energie». 

Eppure nel 2021 la Regione i soldi per le assunzioni li aveva trovati: 40 milioni di euro erano stati assegnati a tutte le Asp per svolgere i concorsi e assumere 1450 infermieri di famiglia. Eppure a distanza di cinque anni nulla si sa, i concorsi non sono mai stati banditi e il dubbio è che questi fondi siano stati utilizzati per altre finalità. 

LE COT E LA PIATTAFORMA INFORMATICA

Infine c'è anche un tema di strumentazione. Non solo di quella che serve all'interno delle case di comunità per esami e visite. Per mettere in rete tutti gli attori coinvolti dal nuovo sistema di assistenza sanitaria territoriale, il Pnrr ha creato un altro soggetto: la Cot, la centrale operativa territoriale. Cioè il soggetto che, appunto, dovrebbe far parlare i soggetti coinvolti. Al momento però non si hanno notizie della piattaforma informatica necessaria a rendere operative queste centrali.