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il retroscena

Forza Italia, Tajani in Sicilia e il partito spaccato. Oggi "il confessionale" a Catania, ma gli anti Falcone non ci stanno

Il segretario nazionale approda nell'isola, dove trova un clima tesissimo. Nel pomeriggio colloqui privati organizzati dall'eurodeputato catanese. Domani a Palermo

Salvo Catalano

16 Gennaio 2026, 13:57

falcone schifani

Ci mancava solo la richiesta di arresto per il deputato regionale Michele Mancuso. L'indagine della Procura di Caltanissetta sulle presunte tangenti intascate dal plenipotenziario di Forza Italia nella provincia nissena arriva nel giorno in cui il segretario nazionale Antonio Tajani sbarca in Sicilia. Oggi a Catania, domani a Palermo. A sottolineare una divisione interna al partito che è anche, ma non solo, geografica.

La prima domanda a cui avrebbe dovuto rispondere il numero uno azzurro sarebbe stata proprio quella sulle divisioni interne. Con ogni probabilità sarà la seconda, scalzata per priorità dalla nuova grana giudiziaria che colpisce l'ennesimo esponente del centrodestra dell'isola. Mancuso non è uno dei tanti: fino a stamattina era il principale candidato a entrare nella giunta di Renato Schifani al prossimo rimpasto, per decenni fedelissimo di Gianfranco Miccichè, oggi è vicino all'ex ministro Totò Cardinale. Anche lui era atteso domani all'evento al teatro Politeama di Palermo con Tajani, a cui Schifani tiene particolarmente. Probabilmente non si presenterà per evitare imbarazzi. 

Chi ci sarà? Chi sceglierà di presenziare a Palermo? Chi a Catania? Chi ad entrambi gli appuntamenti? In un partito polarizzato, l'attenzione sui più piccoli spostamenti è massima. Nel primo pomeriggio di oggi il segretario azzurro atterra a Catania. Ad attenderlo ci saranno tutti i big del partito catanese, a cominciare da Marco Falcone, principale oppositore della coppia Schifani-Marcello Caruso in vista del congresso regionale della prossima primavera. L'eurodeputato etneo, in un'intervista al Giornale di Sicilia di oggi, ha provato a tendere una mano al governatore: il problema non è Schifani, è la sintesi delle sue risposte, ma il suo segretario nonché attuale segretario regionale del partito, Marcello Caruso, ritenuto non idoneo a «guidare il più importante partito del centrodestra nell'isola». «Faccia un passo indietro sulla ricandidatura in modo da arrivare a un candidato unico», la proposta di Falcone. L'ex assessore regionale ha organizzato per il pomeriggio di oggi una carrellata di colloqui a tu per tu con Tajani: dopo mesi di discussioni, litigi più o meno pubblici, chiunque abbia qualcosa da segnalare o denunciare sulla vita interna del partito, potrà farlo in un confronto privato di venti minuti con il segretario. Una sorta di confessionale che avrà per sede l'hotel Plaza sul lungomare di Catania.

Attesi i deputati regionali Nicola D'Agostino, Bernardette Grasso e il capogruppo Stefano Pellegrino che dovrebbe essere accompagnato dal sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci (che così ufficializzerà la sua adesione a Forza Italia), così come il parlamentare nazionale Tommaso Calderone, i ragusani Antonio Minardo e Giuseppe Cassì (sindaco del capoluogo ibleo). Ma tanti altri hanno deciso di non partecipare, critici sia per le modalità dell'iniziativa che per il protagonismo di Falcone, ritenuto non super partes nella contesa. Così non ci saranno i deputati agrigentini Margherita La Rocca Ruvolo e Riccardo Gallo, che però nelle ultime ore hanno incontrato Falcone in campo neutro (pare una stazione di rifornimento lungo l'autostrada A19) per fare il punto. Così come non ci saranno i catanesi Salvo Tomarchio e Giuseppe Castiglione, il siracusano Riccardo Gennuso e Luisa Lantieri. Scelte che in alcuni casi sarebbero maturate anche a seguito di telefonate dissuasorie da parte dei fedelissimi di Schifani.

Duro l'attacco di Tomarchio, da tempo sul fronte opposto rispetto a Falcone. «Non partecipo a una sfilata che vuole contare i carbonari contro Schifani - commenta il deputato regionale - Non consentiremo la dittatura della minoranza, facendoci dettare la linea da chi non controlla più neanche il suo stesso partito a Catania e si erge a portavoce di una corrente minoritaria che spera di legittimarsi attraverso il caos montato ad arte attraverso articoli sulla stampa».

Mentre D'Agostino sottolinea che non si aspettava «un clima così teso e praticamente precongressuale. Rimango dell’idea - dice, commentando le parole di Falcone - che ci sono tempi, luoghi e regole per ogni cosa ed alcune parole mi sembrano francamente intempestive: occorre invece discutere dei problemi nelle sedi giuste, senza mai nascondere la verità ma neppure facendo regali gratuiti ai nostri avversari. Penso anche che delegittimare pubblicamente il coordinatore regionale non faccia il bene del partito».

Al deputato acese risponde prontamente il parlamentare Calderone: «Ha ragione D'Agostino quando afferma che "bisogna discutere dei problemi nelle giuste sedi". La "giusta sede" sarebbe la segreteria regionale che non è mai stata riunita e addirittura ho il dubbio che esista. Da tre anni purtroppo c’è stata poca collegialità, ecco perché auspichiamo una nuova stagione di ritrovata condivisione, rispetto alle decisioni d'imperio. Temiamo che la tensione possa aumentare se non la si finirà di chiedere sottoscrizioni ai deputati per avallare decisioni monocratiche e, ancora, se si faranno telefonate di educate minacce per non partecipare a questo o a quell'evento».

Domani ci sarà il bis a Palermo. Ma nella stessa giornata era già previsto un incontro a Sant'Agata di Militello sul referendum giustizia, organizzato (prima della notizia della visita di Tajani) dalla deputata Bernardette Grasso a cui sarà presente il vice presidente della Camera Giorgio Mulè, che non manca occasione per criticare l'operato di Schifani. Un'ottima scusa per giustificare l'assenza all'evento del Politeama?