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le reazioni

Ciclone Harry, per la Sicilia il governo Meloni stanzia (per ora) solo 33,3 milioni di euro. «Elemosina e burla. Non hanno capito la gravità»

«Lo stato di emergenza nazionale così è solo uno slogan», attacca il segretario dem Anthony Barbagallo. Da Roma 100 milioni divisi tra Calabria, Sicilia e Sardegna

26 Gennaio 2026, 19:07

21:47

stazzo ciclone harry

I 100 milioni stanziati per i danni del ciclone Harry dal governo di Giorgia Meloni per Sicilia, Calabria e Sardegna insieme allo stato di emergenza nazionale fanno scattare un'ondata di polemiche e indignazione. «Quanto deliberato dal Consiglio dei ministri sullo stato di emergenza per la Sicilia è del tutto insufficiente e dimostra che il governo non ha compreso la reale gravità della situazione», attacca il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo. «Tappetino Schifani, che oggi ha stimato i danni per 1,5 miliardi, ringrazia sentitamente per l'attenzione e la sensibilità», rincara la dose Fabrizio Micari, componente del direttivo di Italia Viva Sicilia. Domani sull'isola arriverà la segretaria nazionale Elly Schlein. «Il Sud è in ginocchio e servono fondi urgenti per la ricostruzione e la messa in sicurezza, 100 milioni non sono sufficienti», dice.

Il ministro Nello Musumeci si è affrettato a precisare che questi soldi - 33,3 milioni di euro per ciascuna delle tre regioni colpite - «servono essenzialmente per fare fronte alle prime spese sostenute dai Comuni, cioè la rimozione di detriti e il ripristino della funzionalità di alcuni servizi essenziali. Non appena dalle Regioni arriverà un quadro dettagliato dei danni, potremo procedere all'ulteriore stanziamento che invece servirà alla ricostruzione». 

Tecnicamente i Comuni siciliani colpiti potranno usare queste risorse per le finalità descritte all'articolo 25 (lettera a, b e c) del Codice di protezione civile: a) all'organizzazione ed all'effettuazione degli interventi di soccorso e assistenza alla popolazione interessata dall'evento; b) al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, alle attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e alle misure volte a garantire la continuità amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea; c) all'attivazione di prime misure economiche di immediato sostegno al tessuto economico e sociale nei confronti della popolazione e delle attività economiche e produttive direttamente interessate dall'evento, per fronteggiare le più urgenti necessità. 

Stazzo, lungomare dopo il ciclone Harry

Un immobile devastato sul lungomare di Stazzo (Acireale)

La Regione siciliana ha stanziato al momento più del doppio di quanto messo sul piatto dal governo: 50 milioni disponibili nell'immediatezza e altri 20 milioni da individuare. «Stiamo parlando di un territorio duramente colpito dal ciclone Harry - attacca Barbagallo, Pd - con danni enormi a infrastrutture, viabilità, abitazioni e attività produttive, per cifre che sono nettamente superiori ai 100 milioni annunciati dal Governo. Una somma che rischia di essere poco più che simbolica di fronte a un'emergenza di questa portata. Ancora più grave - prosegue il deputato - è che dal Consiglio dei ministri non arrivino norme chiare per garantire interventi rapidi, procedure semplificate e una ricostruzione veloce e tempestiva. Senza strumenti straordinari, lo stato di emergenza rischia di restare uno slogan. Il governo smetta di fare propaganda e ascolti davvero i territori colpiti. La Sicilia ha bisogno di risorse adeguate, certezze sui tempi e di un piano serio di intervento». Per Micari, Italia Viva, «se esistono calamità di serie A e calamità di serie B, la Sicilia oscilla tra la B e la C. Ma Schifani è contento».

I senatori del Pd Nicita, Irto, Meloni e Rando hanno presentato un'interrogazione al governo per chiedere «quali interventi urgenti si stiano predisponendo» e sollecitano «risorse e tempi certi, conseguenti alla dichiarazione di stato emergenziale, per ripristinare infrastrutture e collegamenti, in particolare la rete ferroviaria siciliana interrotta nella parte ionica». Propongono inoltre con un emendamento al Decreto Mille proroghe «la sospensione di tasse e riscossioni per famiglie e imprese colpite». E tornano infine sul tema delle assicurazioni, obbligatorie per legge per le imprese, contro le calamità. «Il governo - dicono -  chiarisca che gli obblighi di coperture assicurative per eventi catastrofali, già sottoscritti dalle imprese ai sensi di legge, includono, evidentemente, inondazioni e allagamenti legati a eventi meteomarini estremi, quali quelli verificatisi la scorsa settimana». Per Peppe Provenzano, deputato siciliano del Pd, «evidentemente la presidente Meloni sta sottovalutando una situazione gravissima. Servono interventi importanti, sospensione dei tributi, risorse adeguate e procedure efficaci per l'emergenza e la ricostruzione che deve partire immediatamente. Questa non è una risposta all'altezza della situazione».

Per il capogruppo del Movimento 5 stelle all'Ars, Antonio De Luca, si tratta di «un'elemosina o poco più. A Roma - continua - continuano a vederci come l'estrema periferia dell'impero cui guardare con attenzione solo quando c'è da raccattare voti. Ci restituiscano parte di quanto sottratto con la complicità di Schifani per assecondare i capricci di Salvini e un ponte di cui la Sicilia non ha bisogno e che con tutta probabilità non si farà mai».

Oggi il governatore Schifani ha ribadito quanto aveva anticipato nell'intervista a La Sicilia di domenica: solo nell'isola i danni complessivi, diretti e indiretti, arrivano a 1,5 miliardi di euro. Al governo, intanto, è stata comunicata una stima di 741 milioni. Il ministro Musumeci ha infatti parlato di danni complessivi - tra Sicilia, Calabria e Sardegna - che arrivano a un miliardo e 241 milioni. «Potrebbe essere suscettibile di aumento o come mi auguro in calo», ha aggiunto. 

«Lo stanziamento complessivo di 33 milioni euro da parte del Consiglio dei ministri - si è affrettato a sottolineare Schifani - rappresenta il primo passo di un percorso e un segnale di solidarietà per le popolazioni colpite. Sono certo che si tratti di un inizio e dopo l'ordinanza per le deroghe seguiranno altri decreti per stanziare fondi aggiuntivi».

Critica anche la Cgil Sicilia: «Lo stanziamento di 100 milioni sembra una burla a fronte di danni stimati - dice il segretario regionale Alfio Mannino - Inoltre mi pare che non ci sia nulla per i lavoratori coinvolti nel fermo delle attività e questo è uno scandalo. Le risorse sono insufficienti, anche per un primo intervento, si era parlato di 500 milioni almeno appena stamani».

Per la ricostruzione delle infrastrutture più importanti danneggiate, Musumeci ha annunciato un nuovo provvedimento interministeriale «non appena sarà definita la ricognizione dettagliata dei danni da parte delle Regione. Verrà adottato un provvedimento interministeriale perché su questo tema della ricostruzione interverranno più ministeri - ha aggiunto il ministro - E si potrà procedere in deroga alla ricostruzione delle infrastrutture danneggiate. Ove le opere fossero alcune particolarmente complesse, si attiverebbe la legge 40 che è lo stato di ricostruzione, quindi cessa lo stato di emergenza e si apre lo stato di ricostruzione per il quale il competente non sarà più il commissario delegato, cioè il presidente della Regione, ma un commissario straordinario, esattamente come abbiamo fatto nel centro Italia e in Emilia Romagna».