il caso
Cardiochirurgia pediatrica di Taormina accorpata a Catania: ok dell'Ars, ma c'è uno spezzatino di competenze
Il centro verrà annesso amministrativamente al Policlinico, mantenendo però l’attività nella sede attuale, il personale a carico dell'Asp di Messina e la convenzione col Bambin Gesù
Il Centro di cardiochirurgia pediatrica del Mediterraneo (Ccpm) corre veloce verso l’accorpamento al Policlinico universitario Rodolico-San Marco di Catania, mantenendo però la propria operatività a Taormina.
Accuse di scippi politici, balletti sui numeri e paventate presentazioni di esposti in Procura non hanno fermato i lavori della sesta commissione dell’Ars, che ieri ha dato il via libera alla modifica del documento di revisione della rete ospedaliera approvata dalla giunta regionale a gennaio. Obiettivo il mantenimento delle due strutture di cardiochirurgia pediatrica di Palermo e a Taormina.
Di tempo non ne è rimasto molto: entro il 27 febbraio i ministeri della Salute e dell’Economia attendono le integrazioni richieste all’assessorato regionale alla Salute. Contestualmente, i ministeri avevano invitato la Regione a rivalutare la scelta dell’unità operativa complessa di Cardiochirurgia per adulti a cui far afferire la Cardiochirurgia pediatrica di Taormina, indicando il Policlinico Rodolico-San Marco di Catania come più idoneo rispetto all'azienda ospedaliera Papardo di Messina.
Il Policlinico di Catania non solo è più vicino a Taormina, ma sarebbe anche in possesso di una maggiore casistica, sia in termini assoluti di ricoveri sia nell'utilizzo delle procedure Ecmo. Ma soprattutto è un ospedale Dea di secondo livello (una struttura di alta specializzazione, spesso HUB, che gestisce emergenze complesse) come chiesto sin dall'inizio da Roma, a differenza del Papardo che è un Dea di primo livello.
Questi numero però sono stati contestati dalla Cgil messinese, così come la scelta di spostare l’asse del Ccpm verso Catania. Il sindacato ha evidenziato che il 30% dei piccoli pazienti di Taormina proviene dalla Calabria e che, per un genitore calabrese, Catania non sarebbe più un approdo di prossimità.
La questione è proprio questa: Taormina resterà centrale o progressivamente i servizi offerti dal Ccpm verranno assorbiti da Catania? Per il presidente della commissione Salute dell’Ars, il leghista Giuseppe Laccoto, il rischio non si corre. Secondo Laccoto, «è stato compiuto un passo decisivo per la stabilità della cardiochirurgia pediatrica in Sicilia» e «il parere favorevole alla modifica della rete ospedaliera approvata in giunta dal governo Schifani è un atto fondamentale che inserisce ufficialmente e in modo strutturale il centro di Taormina nella programmazione regionale, rafforzando un modello organizzativo basato su due poli di eccellenza al servizio dell’intera Isola».
Laccoto garantisce che l’obiettivo è «assicurare e valorizzare la presenza di due strutture di cardiochirurgia pediatrica di eccellenza in Sicilia, una a Palermo per l’area occidentale e una a Taormina per quella orientale». «Due presìdi strategici e complementari - ha sottolineato il deputato messinese - che rappresentano una garanzia di prossimità, qualità delle cure e tutela del diritto alla salute dei bambini siciliani».
L’ok della sesta commissione è arrivato però con il voto contrario dei deputati del M5S, Antonio De Luca e Carlo Gilistro. «Non ci accontentiamo del semplice mantenimento della sede fisica a Taormina», ha spiegato il capogruppo De Luca, secondo il quale «il modello approvato è un sistema frammentato e confuso: il personale infermieristico dipenderà dall’Asp di Messina, quello medico dal Bambino Gesù (finché resterà), l’amministrazione dal Rodolico di Catania, l’organizzazione dal Civico di Palermo, che a sua volta è in convenzione con il San Donato di Milano».
Una gestione spezzettata su più livelli e più enti che, secondo il M5S, rischia di creare caos e inefficienze. «Non solo si è consumato uno scippo ai danni di Messina - taglia corto De Luca - ma è stato partorito un vero e proprio pastrocchio istituzionale e sanitario. Temo che questa scelta, nei prossimi due anni, possa portare allo smantellamento progressivo del reparto così come oggi lo conosciamo».

