la storia
Disabili, la storia siciliana arriva sul tavolo della ministra Locatelli. E i fondi per il "Dopo di Noi" si sbloccano
A Palazzolo Acreide una delle poche case famiglie nate in Sicilia grazie alla legge del 2016 rischia di chiudere. Ora interviene il ministero, ma 49 distretti sociosanitari su 55 sarebbero da commissariare
Sul tavolo della ministra alla Disabilità Alessandra Locatelli, nei giorni scorsi, è finito il caso di Palazzolo Acreide raccontato da La Sicilia: una delle poche case famiglia nate grazie alla legge sul Dopo di Noi che rischia di chiudere perché non ci sono più fondi. O meglio, i soldi ci sarebbero, ma rimangono fermi a Roma o inceppati nelle casse della Regione siciliana. E le persone con disabilità che ci vivono - ormai senza genitori o con genitori troppo anziani per prendersi cura di loro - finirebbero in residenze per anziani o peggio in comunità psichiatriche. Così fortunatamente non sarà, perché dal ministero è arrivato il via libera per sbloccare circa 620mila euro da destinare ai pochissimi distretti sociosanitari siciliani dove il "Dopo di Noi" funziona. Tra questi quello di Siracusa, in cui ricade anche Palazzolo Acreide.
La legge del 2016 nasce per dare risposte alla domanda che più assilla i genitori di una persona non autosufficiente: che ne sarà di lui/lei quando noi non ci saremo più? La norma mette le basi per costruire un futuro, sostenendo progetti personalizzati. Ma in Sicilia è un disastro.
Da dieci anni il ministero delle Politiche sociali stanzia ingenti risorse, ma su circa 52 milioni di euro complessivi destinati alla Sicilia, sull'isola ne sono arrivati 11,2, cioè solo le prime due annualità, 2016 e 2017. Di questi la Regione - a cui fanno capo i 55 distretti sociosanitari - è stata in grado di rendicontarne circa il 35%. Di conseguenza da Roma si sono chiusi i rubinetti, perché le risorse vengono destinate alle Regioni solo se queste ultime sono state in grado di spendere il 75% di quelle già in loro possesso. Risultato? Dal 2018 al 2024 nelle casse del ministero si sono accumulati 41 milioni di euro.
A farne le spese sono le rare realtà dove i progetti sono partiti, sei distretti sociosanitari su 55: San Cataldo, Termini Imerese, Ragusa, Siracusa, Pantelleria e Castelvetrano. Qui i soldi a disposizione sono stati spesi e sono finiti. Mentre gli altri distretti o hanno formalmente rifiutato le somme, o non hanno mai risposto ai diversi solleciti avanzati dal dipartimento regionale alla Famiglia per programmare le iniziative da intraprendere.
In entrambi casi a essere lesi sono i diritti dei disabili, visto che si tratta di Livelli essenziali delle prestazioni sociali. Mancanza che dovrebbe portare fino al commissariamento dei distretti, per scongiurare quello che sull'isola già avviene: disabili di serie A nei territori dove le cose funzionano, di serie B se hanno la sfortuna di vivere altrove. La Regione, intanto, ha avanzato al ministero la proposta di redistribuire le risorse non spese ai sei distretti virtuosi. Ma finora da Roma hanno risposto negativamente, sottolineando come dal 2023 esista una norma che obbliga le Regione a restituire al ministero tutte le somme non investite.

Ora però - dopo che il quotidiano La Sicilia ha raccontato il caso di Palazzolo - uno spiraglio si è aperto sui fondi del 2016, circa 620mila euro. Mentre altri 300mila euro relativi al 2017 saranno oggetto di ulteriore confronto tra ministero, dipartimento regionale e distretti sociosanitari. A quello di Siracusa intanto andranno circa 190mila euro. Così, la vita della casa famiglia di Palazzolo, gestita dall'associazione Anffas, si allunga di 46 settimane. A gioirne sono soprattutto gli attuali ospiti: Maria Santa, Pietro e Santino, che nella nostra visita alla struttura hanno raccontato ansie e paure di vedere sciolta con un colpo di penna la famiglia che hanno costruito. Ma sarà felice anche Stefano, che da Noto vorrebbe aggiungersi, se il suo Comune insieme all'Azienda sanitaria saranno capaci di redigere il progetto di vita, passaggio preliminare obbligatorio per accedere al "Dopo di Noi".
Intanto mercoledì il tema approda all'Ars, in commissione Salute e Servizi sociali. Chiamati a spiegare il fallimento della misura in Sicilia sono il presidente Renato Schifani, come assessore ad interim, e il dirigente generale Ettore Foti.

