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24 marzo 2026 - Aggiornato alle 09:54
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il retroscena

Referendum, valanga di No e nel centrodestra siciliano è tutti contro tutti: «Scarso impegno»

Il flop nell'Isola della campagna per il Sì, Schifani: «Andiamo avanti». Accuse da Fdi e Fi. Il commissario meloniano Sbardella accusa: «Io parlavo al referendum altri pensavano ai Comuni». Micciché: «Calci nel sedere»

24 Marzo 2026, 09:48

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Referendum, valanga di No e nel centrodestra siciliano è tutti contro tutti: «Scarso impegno»

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«Con tutte le inchieste che hanno colpito il centrodestra in Sicilia, cosa si aspettavano da un referendum sulla giustizia?». Il commento non è di un esponente dell'opposizione. Ma di due, tre, quattro big della maggioranza di Renato Schifani. Qui, la coalizione, porta a casa cifre magrissime nell'affluenza, la peggiore d'Italia col 46 per cento, e un pieno di No: un dato che supera il 60 per cento e i numeri della rossa Emilia Romagna.

Nessun contraccolpo, però, assicura il governatore: «Il risultato del referendum – dice Schifani - non rappresenta, né può essere interpretato, come un giudizio sull’operato del governo, a livello nazionale o regionale. Proseguiamo con determinazione nell’attuazione del programma per cui i siciliani hanno dato fiducia a un governo di centrodestra per cinque anni. I risultati ottenuti in questi primi tre anni e mezzo – aggiunge Schifani - dal risanamento dei conti alla maggiore affidabilità finanziaria riconosciuta dalle principali agenzie internazionali, fino alla crescita dell’occupazione, confermano la solidità del lavoro svolto». E se non fosse chiaro, Schifani “rimbalza” anche le potenziali tentazioni di elezioni anticipate: «Il mandato dei cittadini è chiaro: governare con serietà e continuità per l’intera legislatura. In questa direzione continueremo – dice il presidente della Regione - con impegno costante e senza deviazioni, nell’interesse della comunità siciliana».

Ma adesso, gli alleati si guardano in cagnesco: chi ha tirato indietro la gamba, in questa occasione? Durissimo, ad esempio, Gianfranco Miccichè, che parla di «disinteresse del centrodestra» e punta il dito contro Forza Italia: «I suoi dirigenti avrebbero avuto l’occasione di ringraziare Berlusconi per ciò che ha fatto per tutti noi e, invece, da molti è stato tradito proprio sulla battaglia della sua vita, quella per una giustizia giusta». Per Miccichè, che si chiede quanto il flop sia il frutto delle liti tra correnti, «servono calci nel sedere contro chi non merita di indossare la maglietta con il nome di Berlusconi. Dove erano dirigenti, deputati, senatori, sindaci e assessori di centrodestra? Poche iniziative – conclude Miccichè – nessuna vera mobilitazione, nessuna sala piena come accade di solito». E l'ombra della scarsa mobilitazione è anche nelle parole del commissario regionale di Fratelli d'Italia, Luca Sbardella: «Ho avuto la chiara impressione – commenta – che noi ci fossimo mossi certamente più degli altri. Ad esempio: nelle scorse settimane sono stato più volte sollecitato sulle elezioni amministrative, mentre io ricordavo a tutti l'importanza del referendum. Ma sembravo spesso l'unico ad avere questo pensiero». E così, la Sicilia ha risposto con una pioggia di No. «Magari, semplicemente – dice Sbardella – gli orfani del Reddito di cittadinanza hanno colto l'occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa».

E se un pezzo del centrodestra era più interessato alle amministrative che al referendum, una parte di Forza Italia avrebbe avuto la testa altrove: al congresso regionale che si terrà tra pochi giorni, convocato dal segretario regionale Marcello Caruso a Mussomeli, città natale di Totò Cardinale. «Qualcosa non ha funzionato – tuona così il deputato nazionale azzurro Tommaso Calderone – e bisognerà discuterne nelle sedi opportune. Di sicuro, io mi sono impegnato per questo referendum, insieme a Marco Falcone e Giorgio Mulè. Ho partecipato personalmente a quaranta eventi, pur avendo subito un intervento che mi ha costretto a girare con punti e stampelle. Ammetto – conclude Calderone – di non avere registrato lo stesso impegno da parte di altri deputati regionali e nazionali». E di problema dentro Forza Italia, parla anche l'eurodeputato Falcone: «In Sicilia - ha dichiarato - la sconfitta del Sì assume proporzioni ancora più rilevanti rispetto ad altre regioni, pare si superi addirittura l'Emilia-Romagna in termini percentuali. È un segnale da non sottovalutare, un forte campanello d’allarme per il centrodestra nel suo complesso e, per quanto ci riguarda, in particolare per la tenuta di Forza Italia. Le nostre roccaforti vanno difese con impegno e vicinanza alla gente, non considerate per acquisite».

Ma l'impressione è che il «tutti contro tutti» sia appena iniziato. «I dati della Sicilia? Probabilmente – spiega la deputata nazionale meloniana, Carolina Varchi - il centrodestra nell'isola deve tornare a parlare il linguaggio della politica e non del potere fine a se stesso. Basta parlare di nomine, deleghe, assessori e sottogoverno».

È scattata però la caccia al «disimpegnato». E fioccano, a taccuini chiusi, le accuse incrociate sullo scarso impegno di questo o di quel deputato e di questa o di quella forza politica. Si punta anche al sindaco di Palermo Roberto Lagalla, che ha deciso di non commentare il dato record del No nel capoluogo, vicino al 70 per cento. Fino ad arrivare all’amara confessione: «Con un indagato ogni 40 giorni – ammette un big - come fai a convincere la gente a votare sulla giustizia?».