L'INTERVISTA
D'Agostino: «Dare pagelle sull'impegno nel referendum è sbagliato. Le colpe? Sono altrove»
Il deputato di FI risponde a Falcone, difende Caruso e attacca: «I convegni con i soliti già convinti erano una cretinata»
Dopo l’esito del referendum, l’eurodeputato Marco Falcone ha parlato di un problema serio interno a Forza Italia. Lei, Nicola D’Agostino, ritiene che ci sia un problema? E se sì, qual è e come si risolve?
«Marco ha la sua visione, rispettabile come qualunque altra opinione. Se sul referendum si tratta di dare pagelle sull’impegno di ognuno, dico subito che il metodo è sbagliato. I convegni con le solite persone (poche peraltro) già convinte di votare Si, non servivano a nulla. Farne di più era una cretinata, come mandare inutili messaggi su whatsapp. Serviva contattare gli indecisi. Chi aveva deciso di votare No lo aveva fatto guardando il dibattito nazionale, assistendo ad uno spettacolo pietoso dove il centrodestra aveva dato il peggio di sé, salvo rare eccezioni. La gente non si è fidata ed ha votato contro».
Salvo sorprese, si avvicina il congresso regionale di Forza Italia. Lei pensa che si debba dare un segnale di cambiamento o di continuità nella gestione del partito in Sicilia?
«Sono parole incomprensibili se riferite ad una persona, cioè l’attuale commissario Caruso che è stato scelto da tutti, sopratutto da Falcone, ad inizio legislatura quando era potente assessore al bilancio di Schifani. Vuoi vedere che le elezioni europee le vincono i candidati ed il referendum lo perde Caruso? Assurdo e pretestuoso. Piuttosto serve cambiare metodo di azione, valorizzare di più i militanti nelle periferie, condividere obiettivi e strategie, assumendosi tutti parte delle responsabilità, ed ovviamente dei meriti. Sul referendum le colpe sono altrove, mettiamoci un punto ed accettiamo la volontà degli elettori. Soprattutto analizziamo perché tanti giovani hanno votato No, forse perché siamo tutti poco affidabili?»
Da mesi sembra sospesa la questione rimpasto. Lo ritiene un passaggio utile, necessario, urgente?
«Invito il Presidente a fare bene e a fare presto, con coerenza e determinazione. Occorre riequilibrare i territori e pensare a chiudere la legislatura capitalizzando quanto di buono fatto: l’opinione pubblica va informata e gli amministratori sul territorio coinvolti. Serve dinamismo e freschezza, serve un nuovo linguaggio, non più quello dei comunicati stampa che non arrivano alla gente. La gente guarda anche ai nostri comportamenti».
Negli ultimi mesi la maggioranza all’Ars ha fatto emergere spaccature e divisioni anche palesi. Perché la coalizione si è sfilacciata in questo modo secondo lei?
«Non c’è regia in Aula. È un problema di laissez faire generalizzato. A me sembra così semplice la soluzione: occorre coinvolgere di più i deputati che sono quelli che votano. Gli assessori non possono essere autoreferenziali, devono avere rispetto di chi gli ha dato la possibilità di stare su quelle sedie, prima di agire devono sentire l’umore dei deputati: di maggioranza ed anche di opposizione! Soprattutto devono dimostrare di portare a casa risultati. Non sempre è così e mancano talora anche di autorevolezza. Tutto poi ricade sulle spalle di Schifani».
Le elezioni regionali si avvicinano e il campo progressista sta già dando segnali di attivismo. Cosa pensa, lei, che debba fare, da oggi in avanti, la coalizione di centrodestra?
«L’opposizione fa molto bene il suo mestiere. Ma la responsabilità è non aver saputo tenere unita in aula la maggioranza, lo ripeto. Adesso loro hanno un vantaggio, ecco perché serve dare segnali esterni di novità, messaggi che siano chiari alla società in tutte le sue articolazioni: amministrazioni, associazioni di categoria e di volontariato, ma soprattutto famiglie e giovani. Fino ad oggi abbiamo dialogato con l’esterno poco, c’è un anno e mezzo per ritrovare compattezza interna e fiducia esterna. Per quelli che siamo, senza commettere errori di presunzione, vinciamo facile le prossime elezioni se facciamo ognuno la sua parte. Ma l’azione di governo è quella che comanda e noi deputati dobbiamo sentircene parte, altrimenti più si avvicina la scadenza e maggiore sarà il nervosismo»
