Scenari
Gennuso lascia la chat di Forza Italia in Sicilia: nasce l'area dei "diversamente critici"
I quarantenni del partito si organizzano tra Falcone che attacca Caruso e Schifani che non cede: guerra silenziosa nel centrodestra siciliano
Riccardo Gennuso ha abbandonato la chat. Quella del gruppo siciliano di Forza Italia. Lo ha fatto pochi giorni fa, sancendo su whatsapp la nascita di una nuova area nel partito, quella dei «diversamente critici» che non si accoda al gruppo che fa capo a Giorgio Mulè, Tommaso Calderone, Alessandro De Leo e Marco Falcone. Quest'ultimo, ieri è tornato a chiedere «la testa» di Marcello Caruso, commissario del partito. Lo ha fatto nel corso di un faccia a faccia col governatore che ha tenuto il punto: Caruso resta al suo posto, anche di fronte all'ipotesi di un candidato unitario in vista di un congresso sempre di più in bilico. «Non ci sono le condizioni», sussurrano dalla pancia di Forza Italia, mentre da Roma soffiano venti di rinnovamento che iniziano a scompigliare anche da queste parti.
E così, ecco affacciarsi i quarantenni. Pronti a rispondere “eccoci, ci siamo”, di fronte alla cura anti-age di Marina Berlusconi, un appello «non più rinviabile - dice il deputato regionale catanese Salvo Tomarchio - se è vero che la Sicilia è sempre stata laboratorio, è anche da qui che deve partire». Per il parlamentare 34enne, «nascondere la testa sotto la sabbia dopo i risultati del referendum, a fronte di un partito dilaniato dalle continue lotte interne che hanno impedito un vero gioco di squadra, non giova a nessuno. Va avviato, e attuato un rinnovamento nelle idee, nei programmi, nella comunicazione e, di conseguenza, anche nei volti che devono rappresentare il nuovo corso di Fi, a partire dalla Sicilia».
E così, si torna a Caruso, cioè a Renato Schifani che lo ha difeso anche ieri. Anche se Tomarchio, così come i colleghi Marco Intravaia e Gennuso, appunto, non vanno al momento allo scontro frontale: «No alla sostituzione di Caruso per forza e no alla sua conferma per forza, bisogna discutere», il mantra di quell'area. Una posizione che si interseca anche con le logiche territoriali: Tomarchio e Falcone, nel Catanese, sono compagni-nemici nel partito.
L'eurodeputato, invece, la campagna contro Caruso l'ha avviata da tempo e ieri ha notificato al governatore, nella solennità delle sale di Piazza Indipendenza, la richiesta di un «cambio di passo nella gestione di Forza Italia in Sicilia», cioè del passo indietro di Caruso. Dal governatore, dice Falcone, non sarebbe giunto «nessun segnale». Tradotto: Schifani non si è mosso dalle sue posizioni. Una fermezza mantenuta anche sul tema caldo del rimpasto. Per Falcone, infatti, indagini e scivoloni all'Ars hanno offuscato anche i risultati ottenuti dal governo, così, ecco la richiesta «di una svolta di alto profilo». Palazzo d'Orleans, tuttavia, non mostra segnali sufficienti circa una piena consapevolezza della fase che si sta attraversando: probabilmente si vuole continuare su un percorso di autoassoluzione.
Un appello che prova a scongiurare uno scenario temuto: l'ingresso in giunta di esponenti di Forza Italia maggiormente in sintonia con Schifani, come Nicola D'Agostino: un arrivo che rafforzerebbe l'area che fa capo a Totò Cardinale e che conta già sulla presenza di Edy Tamajo.
E si sussurra di nuove polemiche all'orizzonte, sospinte già dal vento di cambiamento che arriva da Roma e da Milano.
