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19 aprile 2026 - Aggiornato alle 17:44
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il retroscena

De Luca ago della bilancia? Il Pd: «Cateno deve essere un nostro interlocutore, ma senza Pellegrino»

Il sondaggio pubblicato da La Sicilia dà a Sud chiama Nord un ruolo decisivo verso le Regionali. Barbagallo dialogante, ma resta il nodo del nuovo acquisto a Catania. Alleanza verdi e sinistra: «Mai con lui»

19 Aprile 2026, 17:42

de luca barbagallo

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Cateno De Luca gongola. E i possibili alleati fanno i conti. Perché l'ultimo sondaggio - pubblicato ieri da La Sicilia - sembra confermarlo nel piano che coltiva da mesi: rinforzarsi il più possibile, essere l'ago della bilancia sull'isola e far vincere chi gli offre maggiori garanzie. Il sondaggio indipendente realizzato da Lab21, società nazionale di ricerca attribuisce al movimento Sud chiama Nord un 11,8% di “centroide”, media di una forbice compresa fra il 9,2 e il 13,2%, e a lui personalmente un invidiabile secondo posto dopo Schifani per notorietà e dopo Mulè per fiducia, con una propensione al voto personale intorno al 14%. Numeri su cui qualcuno avanza dubbi: «Cateno è fortissimo a Messina e tiene a Catania, ma nel resto della Sicilia è debole, l'11% di lista è gonfiato», analizza un esponente del centrosinistra.

In ogni caso il sondaggio certifica quello che un big del Pd siciliano sintetizza brutalmente: «Se perdiamo De Luca, non c'è partita». Il centrosinistra con Cateno potrebbe arrivare al 51%. Solo che in questo momento il sindaco di Taormina gioca con più mazzi di carte. Neanche il quadro delle imminenti Amministrative restituisce elementi di realtà in grado di far pendere la bilancia dall'una o dall'altra parte: De Luca è in campo con il fronte progressista a Marsala e Ispica, ad Agrigento andrà col centrodestra (appoggiando il candidato della Lega), a Enna sostiene Mirello Crisafulli che nel frattempo ha perso per strada il simbolo del Pd e gli altri alleati tradizionali del centrosinistra.

Per il segretario regionale dem Anthony Barbagallo, Scateno è sempre stato un interlocutore. Lo ha detto all'ultima direzione regionale. Secondo qualcuno anticipando troppo i tempi, considerato che a Messina rimangono rivali. Lo ripete oggi a maggior ragione. «Ho ben presente la situazione, per noi è un interlocutore importante». Una posizione condivisa da diversi esponenti del Pd siciliano. Nel frattempo, però, è subentrata una novità: De Luca a Catania ha accolto il consigliere comunale Riccardo Pellegrino, fuoriuscito da Forza Italia e condannato in primo grado per corruzione elettorale. Una presenza che rende Cateno «incompatibile» col centrosinistra secondo il segretario di Sinistra italiana Pierpaolo Montalto. Ma anche Barbagallo su questo è netto: «Se De Luca vuole stare con noi deve rinunciare a Pellegrino. Noi - e il sondaggio che ci dà primo partito del fronte progressista lo conferma - non siamo mai stati così forti in sette anni. Ma contano i voti, quindi continuiamo a lavorare». Anche Ismaele La Vardera, deputato di Controcorrente, chiude la porta a Pellegrino, «soggetto che dire ambiguo è un complimento, ma mi rimetterò alla scelta della coalizione».

Tutt'altra musica per Montalto che anziché concentrarsi sui numeri di De Luca, guarda quelli degli indecisi, che il sondaggio attesta al 38%. «È questo il partito più consistente che il centrosinistra deve intercettare per vincere - sottolinea il segretario di Sinistra italiana - E facendo salire sul carro De Luca, non convinci gli indecisi a votare per noi». Di un elemento, però, tutti si dicono certi: Cateno dovrà fare i conti con Roma. La sua collocazione finale sarà uguale alle Regionali e alle Nazionali. In questo l'obiettivo del leader di Sud chiama Nord potrebbe sovrapporsi a quello del centrodestra nazionale: non far coincidere i due appuntamenti elettorali. Nell'approccio di De Luca per avere alleati più liberi di scegliere. Per i big nazionali della coalizione governativa, a cominciare da Giorgia Meloni, per tenere il più lontano possibile i guai giudiziari che azzoppano i rispettivi partiti in Sicilia.