amministrative
La sfida politica contro la legge: nel paese dell'assessore regionale Faraoni il figlio prova il terzo mandato e non trova rivali
Candidato unico a Serradifalco, il leghista invoca la sentenza della Consulta per sfidare il divieto del terzo mandato
A Serradifalco il pasticcio giuridico amministrativo è dietro l'angolo. Il sindaco Leonardo Burgio della Lega e figlio dell'assessore regionale Daniela Faroni di Forza Italia corre da solo per la poltrona di primo cittadino. Non ha rivali ma ora si attende la commissione elettorale per sapere se il Comune verrà commissariato o meno.
Nel piccolo comune del Nisseno infatti Burgio in solitaria si è candidato per il terzo mandato sfidando direttamente la legge regionale che "stoppa" il terzo mandato ai sindaci di comuni sotto i 15.000 abitanti. Burgio basa la sua scelta sulla sentenza della Corte Costituzionale del 19 febbraio, che ritiene abbia chiarito definitivamente il quadro normativo, rendendo superata la seconda votazione dell'Ars.
La posizione di Burgio si inserisce nel acceso dibattito siciliano sulle limitazioni ai mandati sindaci. Inizialmente, il primo cittadino aveva accettato la bocciatura del disegno di legge nel rispetto delle istituzioni, cercando una soluzione equilibrata. Oggi, però, la sentenza della Consulta – che riconosce il principio del diritto di elettorato passivo non comprimibile arbitrariamente – cambia lo scenario: "La giustizia non potrà ignorare questo indirizzo giurisprudenziale inequivocabile", ha sempre sostenuto l'unico candidato a Serradifalco. La Sicilia resta l'unica regione italiana con tali restrizioni rigide, alimentando critiche su una disparità tra "sindaci di serie A e di serie B".
