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18 marzo 2026 - Aggiornato alle 08:07
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enti locali

I sindaci in scadenza nei piccoli Comuni sfidano la Regione: «Ci candidiamo al terzo mandato andando contro la legge siciliana»

Un mese fa l'Ars ha bocciato la norma che toglieva il limite di due mandati nei paesi sotto i 15mila abitanti. Poi è arrivata una sentenza della Consulta che va in direzione opposta

18 Marzo 2026, 06:32

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I sindaci in scadenza nei piccoli Comuni sfidano la Regione: «Ci candidiamo al terzo mandato andando contro la legge siciliana»

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«Quando un deputato arriva a coprire otto mandati va bene, quando il sindaco di un piccolo Comune chiede semplicemente di equipararsi al resto d'Italia e potere candidarsi per un terzo mandato, no. Siamo all'assurdo». I sindaci siciliani sono sul piede di guerra. A parlare per tutti è il presidente regionale dell'Anci Paolo Amenta. Alcuni primi cittadini hanno deciso di sfidare l'Assemblea regionale siciliana e annunciano che si candideranno lo stesso alle prossime Amministrative, nonostante la legge siciliana - a differenza di quella che vige nelle altre Regioni - lo vieti.

Stanno finendo il secondo mandato, ma proveranno il terzo il primo cittadino di Serradifalco, Leonardo Burgio; quella di Agira, Maria Greco; la sindaca di Valguarnera, Francesca Draia. Mentre ci sta pensando il collega di Santo Stefano di Camastra, Francesco Re.

Un drappello consistente, considerato che alla prossima tornata elettorale primaverile sull'isola sono solo sette i sindaci di Comuni sotto i 15mila abitanti che hanno ultimato due mandati. Ma il tentativo di forzare la legge, scavalcando la politica regionale che per ben due volte ha portato la proposta di modifica in aula senza riuscire ad approvarla, potrebbe rappresentare una rivoluzione. E investire anche le Amministrative del 2027, quando a essere coinvolti in un possibile terzo mandato saranno una trentina di sindaci. Tra questi anche Giosuè Maniaci a Terrasini e Girolamo Bertolami a Novara di Sicilia, già a fianco dei colleghi. 

Secondo gli amministratori locali a essere leso è il diritto soggettivo all'eleggibilità. Diverso in Sicilia rispetto al resto d'Italia. Colpa dell'autonomia e della competenza regionale sugli enti locali. In realtà tentativi di equipararsi ne sono stati fatti dall'Assemblea regionale siciliana. L'ultimo esattamente un mese fa con il ddl sugli enti locali, «svuotato di tutto dopo tre anni di lavoro nelle commissioni - sottolinea Amenta - Solo le quote rosa si sono salvate, grazie alla mobilitazione di piazza delle donne». Così anche la modifica al tetto di due mandati per i Comuni tra 5mila e 15mila abitanti - norma cara in particolare alla Lega - è finita impallinata tra i litigi e le ripicche della maggioranza. 

Oggi proprio il Carroccio siciliano alza il tiro. Leonardo Burgio, sindaco di Serradifalco da 10 anni - figlio dell'assessora regionale alla Salute Daniela Faraoni e commissario del partito in provincia di Caltanissetta - annuncia che si ricandiderà. «La mia scelta non rappresenta né una sfida né una presa di posizione personale o politica». Si fa forza della recentissima sentenza della Corte Costituzionale che è intervenuta il 19 febbraio su un ricorso presentato dall'Avvocatura generale dello Stato nei confronti della Valle d'Aosta. Gli ermellini scrivono, in sostanza, che «in materia di elettorato passivo, ineleggibilità e incompatibilità», anche le Regioni a statuto speciale (come la Valle d'Aosta e la Sicilia) non possono allontanarsi dalla normativa statale, in nome di «un’esigenza generale di uniformità della disciplina concernente il diritto politico di elettorato, che - precisa la Corte - può trovare distinte declinazioni nelle diverse discipline regionali, ma pur sempre nel rispetto dei princìpi della legislazione dello Stato».

La sentenza è successiva rispetto al voto dell'Ars. «La Corte  - attacca il sindaco Burgio - ha tracciato un indirizzo chiaro e inequivocabile, riconoscendo un principio che supera ogni interpretazione precedente e che rende, di fatto, superata e priva di effetti la seconda votazione dell'Assemblea regionale siciliana. Anche le prerogative derivanti dallo Statuto speciale, in questa materia, risultano superate da tale pronunciamento. È evidente che la giustizia non potrà non tenere conto di questo quadro normativo e giurisprudenziale». La prima cittadina di Agira, Maria Greco (Pd), ha già chiesto formalmente l'intervento del governo nazionale. «È una battaglia di civiltà giuridica», dice. 

Quale scenario si aprirà nel momento in cui i sindaci ribelli depositeranno la loro terza candidatura? «Verosimilmente - spiega il docente di diritto amministrativo Agatino Cariola - sarà l'ufficio elettorale il primo soggetto a opporsi. E a quel punto il candidato dovrà presentare ricorso». A quale organo è una domanda la cui risposta non è scontata, perché quando una lista o un candidato vengono esclusi è solitamente il Tar la sede deputata a dirimere l'eventuale controversia. «Ma in questo caso - precisa Cariola - in ballo c'è il diritto soggettivo all'eleggibilità. E, come già successo per i ricorsi per l'elezione diretta nelle ex Province, è il giudice civile ad avere la competenza». Probabile dunque un doppio fronte nelle aule di giustizia che metterebbe in dubbio non solo l'esito per la corsa a sindaco, ma anche quello della lista collegata. 

A meno che il tema non trovi una soluzione politica. Domani il segretario regionale della Lega Nino Germanà, insieme al sindaco Burgio, saranno a Roma per parlare con l'ufficio legislativo del ministro per gli affari regionali Roberto Calderoli. «Vogliamo capire se un decreto legge del governo possa sanare la situazione, d'altronde - conclude - La recente sentenza della Corte Costituzionale è ineluttabile anche per la Regione Sicilia. Non può sussistere un’interpretazione diversa o, addirittura, una norma in contrapposizione».