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il caso

Ciclone Harry, la notte in cui la Sicilia ha sentito il mare “respirare”: segnato anche il record della storia siciliana

Raffiche persistenti come non si vedevano da decenni, onde gigantesche e una mappa dei danni che si allunga di ora in ora

22 Gennaio 2026, 08:36

10:02

Maltempo: è allerta gialla in Sicilia orientale. L'Isola nel mezzo del vortice Mediterraneo

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All’alba del 20 gennaio 2026, sul lungomare ionico il rumore non è quello abituale delle onde che si rompono: è un battito massiccio, regolare, che sembra venire da dentro la terra. Le raffiche spingono i granelli di sabbia a oltre 100 km/h, trasformandoli in aghi. Le case sul mare di Santa Teresa di Riva e Catania si riempiono di acqua e sabbia, i porti delle Eolie faticano a reggere l’urto. La tempesta ha un nome, Harry, ma il suo tratto distintivo non è soltanto la violenza: è la durata. Secondo il Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS), la giornata di martedì 20 gennaio è stata la più ventosa dell’intera serie 2002–2026, superando perfino l’evento del 10 marzo 2012 legato al ciclone Athos. Una “firma” meteorologica che dice molto più di mille immagini.

Tre giorni che hanno cambiato la carta delle coste

Tra domenica 19 e mercoledì 21 gennaio, Sicilia, Calabria e Sardegna vengono investite da un ciclone mediterraneo nato tra Nord Africa e bacino centrale, alimentato da acque miti e forti correnti di scirocco. L’allerta scatta dapprima sulla Sardegna, poi sull’Isola e sulla Calabria. Arrivano mareggiate violente e piogge intense: onde fino a 16 metri sono segnalate lungo alcuni tratti esposti, mentre sulla costa ionica siciliana l’acqua invade strade e abitazioni. I Vigili del fuoco sommano oltre 1.650 interventi in tre giorni.

In Sicilia, le aree più colpite si distribuiscono lungo più di 100 chilometri di litorale ionico: porti, lungomari, strade, stabilimenti, impianti e infrastrutture risultano danneggiati. Una prima ricognizione del governo regionale parla di oltre mezzo miliardo di euro di danni sull’Isola, con la Giunta convocata in via straordinaria per avviare lo stato di crisi e chiedere lo stato di emergenza nazionale.

Il dato che resta: perché il 20 gennaio è un “record” diverso dagli altri

L’analisi del SIAS chiarisce il punto cruciale: non è tanto la “raffica massima” a entrare in archivio, quanto la persistenza e la diffusione territoriale del vento. Nella rete di 96 stazioni anemometriche, relativamente poche hanno battuto il primato di raffica locale; eppure la media regionale delle velocità medie giornaliere del 20 gennaio risulta la più alta dell’intera serie 2002–2026, superando l’evento del 2012. Tradotto: un vento forte, diffuso e duraturo per quasi l’intera giornata, capace di moltiplicare gli effetti sulle coste e sull’entroterra. Tra i picchi segnalati, spiccano Novara di Sicilia con 36,0 m/s nella giornata del 20, e superamenti di record locali in stazioni come Calascibetta, Corleone, Castelvetrano, Sclafani Bagni e Canicattì.

Questa distinzione – tra singolo picco e media giornaliera – è fondamentale per comprendere l’impatto di Harry. Un vento persistente non lascia tregua alla linea di costa, amplifica la mareggiata e rende inefficaci difese temporanee e protezioni improvvisate. È anche la ragione per cui, pur con “raffiche estreme” relativamente localizzate, l’Isola intera ha percepito l’evento come “senza precedenti” negli ultimi 25 anni.

Coste in ginocchio e conti che lievitano

Nelle ore di attenuazione del fenomeno, la conta dei danni prende forma: a Catania il mare sfonda parapetti e invade il lungomare, in Sardegna il Poetto viene sommerso, in Calabria crollano tratti di lungomare e si registrano evacuazioni. In Sicilia gli effetti maggiori si concentrano sulla costa ionica con stabilimenti balneari cancellati, strade sventrate, porti e infrastrutture compromesse. Le stime per l’Isola – oltre 500 milioni di euro – potrebbero crescere man mano che i rilievi si estendono ai settori agricoli e al patrimonio pubblico.

Il governo regionale guidato da Renato Schifani annuncia una Giunta straordinaria a Palermo per deliberare lo stato di crisi e attivare le richieste al Governo nazionale. Sul fronte statale, il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci anticipa risorse immediate per 6,5 milioni di euro, misura ponte in attesa dei provvedimenti emergenziali e della perimetrazione puntuale dei danni.

L’agricoltura: serre abbattute, campi invasi, una stagione da ripensare

Il comparto più esposto, insieme al turismo costiero, è l’agricoltura. Dalle serre della fascia sud-orientale ai frutteti colpiti dal vento persistente, le segnalazioni parlano di campi inghiottiti, strutture divelte, colture salinizzate dall’ingresso dell’acqua di mare. Le associazioni di categoria quantificano, in via preliminare, un fabbisogno di risorse nell’ordine di decine di milioni solo per rimettere in piedi le filiere costiere e salvare l’avvio della stagione 2026. La Regione valuta misure ad hoc e procedure semplificate per il ripristino di accessi al litorale e infrastrutture agricole essenziali.

Cos’è stato, in termini meteo, il “ciclone Harry”

Gli osservatori indipendenti e i centri meteo parlano di un ciclone mediterraneo a cuore caldo, alimentato dallo scirocco e da un mare eccezionalmente mite per la stagione. Nelle giornate clou, il quadro è stato composto da:

  1. Venti fino a circa 150 km/h nei tratti più esposti.
  2. Mare grosso o molto grosso, con onde diffuse fino a 6 metri e picchi superiori su settori esposti.
  3. Piogge torrenziali a tratti, localmente con carattere di nubifragio.

La combinazione di vento persistente e mareggiate è stata l’innesco dei danni più pesanti sulla costa ionica, dove l’erosione costiera – fenomeno cronico e già documentato – ha trovato una spinta devastante. Le immagini dei lungomari crollati e delle strade divorate dal mare tra Messina e Catania raccontano l’esito più evidente di questo mix.

Il precedente del 2012 e perché il paragone ha un senso limitato

Il 10 marzo 2012, il ciclone Athos impresse una ferita profonda al mondo agricolo siciliano, con raffiche che segnarono numerosi record locali. Per molti addetti ai lavori quello restava il riferimento. Oggi, i tecnici del SIAS riconoscono che Harry non ha necessariamente superato ovunque i picchi di allora; eppure, guardando alla media regionale delle velocità del 20 gennaio 2026, il dato è nettamente più alto dell’intera serie, 2012 incluso. È esattamente questo il motivo per cui Harry è percepito come una tempesta tra le più violente degli ultimi decenni sull’Isola: perché ha colpito “quasi tutto” e per molte ore, senza flessioni significative.