il caso
Frana di Niscemi, un disastro annunciato: la relazione che inchioda le responsabilità e che aveva previsto tutto già quasi sei anni fa
Un documento della Regione aveva identificato le cause: tra liquami e discariche abusive. Al centro la strada provinciale n. 12, la via di fuga inghiottita dalle frane mentre i ritardi amministrativi hanno aggravato il rischio
Una relazione inchioda le responsabilità istituzionali e a tutti i livelli del disastro di Niscemi. È la Delibera n. 67 del 16 marzo 2022 - di quasi 4 anni fa insomma - dell'Autorità di Bacino, da dove emerge come la natura nello smottamento c'entri solo fino a un certo punto. Quella che emerge dalle trentaquattro pagine di relazione tecnica è invece la storia di un "cortocircuito" ambientale: una frana che non si ferma perché è la città stessa, con i suoi scarichi, a spingerla giù.
Tutto ruota attorno alla Strada Provinciale n. 12, in Contrada La Madonna. Sulla carta, questa strada è fondamentale: i tecnici la chiamano "Elemento E3", ovvero una via di fuga strategica in caso di calamità. Nella realtà, però, la strada è stata inghiottita da una voragine.
Il documento regionale mette nero su bianco un dettaglio inquietante: la frana, iniziata nel gennaio 2019, ha trascinato con sé il collettore fognario. Da quel momento, il tubo rotto ha iniziato a riversare i liquami direttamente sulla terra viva. I geologi scrivono chiaramente che il movimento franoso è "ancora attivo" proprio a causa di questi reflui che, continuando a scaricare nell'incisione, scavano la collina dall'interno come un acido. Guardando le foto allegate al dossier, si vede una ferita aperta nel terreno, una voragine che si allarga nutrita dagli scarichi urbani.
Come se non bastasse l'azione dell'acqua sporca, l'uomo ci ha messo del suo anche in superficie. I sopralluoghi hanno svelato che lungo i canaloni naturali sono presenti diverse aree utilizzate come discariche abusive. Rifiuti e materiali di riporto gettati illegalmente che appesantiscono un versante già fragile. Poco più a monte, proprio all'ingresso del paese, è spuntato un altro dissesto (codice tecnico 077-2NI-110): anche qui, la terra si è mangiata il collettore fognario e i liquami stanno erodendo le fondamenta della strada.
Per capire quanto fosse grave la situazione, i tecnici hanno dovuto alzare lo sguardo e usare la tecnologia. Grazie a modelli digitali del terreno e calcoli satellitari hanno analizzato le pendenze superiori a 40 gradi. Il risultato è stato allarmante: sono state individuate ben 17 nuove "aree sorgenti", punti critici lungo il ciglio della città da cui potrebbero staccarsi massi o franare porzioni di terreno, che prima non erano nemmeno mappati. Il livello di allerta è massimo. La zona a Ovest del Cimitero, per esempio, ha visto il suo livello di rischio schizzare a R4 (Molto Elevato). Lo stesso vale per la frana sulla SP 12: Pericolosità P3, Rischio R4. In parole povere: se crolla, i danni saranno devastanti.
Mentre il costone scivolava sui liquami, negli uffici si combatteva un'altra battaglia, molto più lenta: quella delle carte. La prima richiesta di aiuto del Comune parte nel febbraio 2019. La risposta della Regione arriva a marzo: servono più dettagli, l'esatta ubicazione, bisogna usare la piattaforma ReNDiS. Passano i mesi, arrivano nuove piogge (novembre 2019) che distruggono anche la SP 10, e parte un nuovo giro di lettere. "La metodologia non prevede questo", "inviate la richiesta corretta", "manca il riscontro". Ci vorrà un sopralluogo decisivo solo nel maggio 2021 per sbloccare l'iter. Alla fine, la delibera che ufficializza il disastro arriva nel marzo 2022. Tre anni dopo il primo crollo. Tre anni in cui, mentre i timbri venivano apposti sui documenti, la fogna continuava a scavare sotto la strada.
Duro affondo del deputato di Controcorrente, Ismaele La Verdera: «Annuncio che nei prossimi giorni mi recherò in procura a Gela per consegnare una serie di documenti che attestano l’evidente conoscenza degli atti riguardanti la frana da parte di alcuni vertici della Regione, sia politici sia amministrativi. L’autorità giudiziaria deve esserne informata, così da poter effettuare gli accertamenti che riterrà opportuni. Sono stato il primo, durante una seduta del Parlamento siciliano, a riferire del documento del Pai in cui figura il nome di Musumeci, da cui si evince che già nel 2022 il ministro era a conoscenza di gravi criticità. Leggo che oggi anche altre forze di opposizione hanno chiesto di audire il ministro in Parlamento. Ritengo che da parte sua sia doveroso un passo indietro; sorprende vedere che, anziché assumersi le proprie responsabilità, scarichi la colpa sul sindaco di Niscemi. Uno spettacolo indecoroso».


