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il caso

Ma davvero l'idea della newtown per trasferire altrove Niscemi è una ipotesi sul tavolo? Dibattito aperto, mentre un cittadino su venti è stato evacuato

La frana che non si ferma e il maltempo che ancora sferza l'area mentre la Procura di Gela indaga ed emergono i ritardi della burocrazia per un disastro che (forse) si poteva evitare

30 Gennaio 2026, 20:59

31 Gennaio 2026, 00:01

Ma davvero l'idea della newtown per trasferire altrove Niscemi è una ipotesi sul tavolo? Dibattito aperto, mentre un cittadino su venti è stato evacuato

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Niscemi appare sempre più sospesa in un limbo: da un lato la realtà della disperazione, con interi quartieri ridotti a “fantasmi”, dall’altro un futuro denso di incognite che arriva a contemplare la costruzione di una new town per trasferire parte degli sfollati, se non l’intero centro abitato. Il movimento franoso, la cui massa di terra viene descritta come superiore a quella del disastro del Vajont, continua infatti ad avanzare.

Il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, ha presentato una prima iniziativa, manifestando la disponibilità a mettere a disposizione porzioni del territorio comunale, lungo la Piana, per la realizzazione di una new town destinata alle persone che saranno costrette ad abbandonare le attuali abitazioni.

L’incubo che tiene con il fiato sospeso i 25 mila residenti è quello della smobilitazione — o “delocalizzazione”, come la definiscono i tecnici — mentre oltre 1.300 persone, sfollate da quasi una settimana, vivono nell’angoscia di aver perso tutto, avendo dovuto abbandonare le proprie abitazioni mentre la frana minaccia il cuore della città.

Nelle parole del sindaco, Massimiliano Conti, traspare la gravità del momento: “Il monitoraggio sulla situazione attuale è in corso. Noi speriamo che la frana si sia fermata ma sta piovendo e continuerà a piovere anche nei prossimi giorni, questo non facilita. Non possiamo dare un’indicazione precisa”.

Col passare dei giorni, il ritmo del paese cambia volto. Al calare della sera, la piazza del municipio — fino a quell’ora animata da sfollati, giornalisti e forze dell’ordine — si svuota di colpo. Nei rioni intrappolati nella zona rossa, con le case sgomberate, le strade deserte e i vicoli isolati, si sente soltanto la pioggia, incessante, in un’atmosfera surreale.

Stiamo facendo tutti gli sforzi possibili per dare risposte ai cittadini. Sono state riattivate le linee del metano e del gas e stiamo predisponendo la riapertura delle scuole”, che potrebbero tornare operative lunedì prossimo, afferma il primo cittadino in una delle rare pause dei lavori del Coc, il Centro operativo comunale che coordina l’emergenza. “L’attenzione è concentrata proprio su chi ha perso la casa.

“Quanto sta accadendo a Niscemi, quasi spezzata in due dalla frana, genera tante reazioni politiche e istituzionali. Non cado nelle polemiche sui progetti e i fondi non utilizzati, ci sarà il tempo e il modo per chiarire. La nostra amministrazione ha sempre lavorato per questo territorio e per questa città. Più avanti ci confronteremo e chiariremo nelle sedi opportune”. E ancora: “Sono convinto che il dibattito andrà condotto anche sul tema della ricostruzione. Va condiviso con tutte le forze politiche e il consiglio comunale. Lo faremo più avanti. In questa fase, cerchiamo di dare immediata assistenza a tutti i cittadini che hanno perso la casa”.

Intanto, i residenti misurano la distanza tra speranza e realtà. “Io vorrei tornare nella mia abitazione. Ho tutto lì e l’ho lasciata in piedi”, dice Angela, che oggi non ha più nulla. Marco, ospite con la famiglia da amici, confida: “Il pensiero fisso è per la casa che non possiamo più raggiungere: è tutto molto triste, per me e per i miei figli. Non so cosa ci attende ma se dovesse esserci effettivamente una new town allora spero sia rapida, senza le solite cose che accadono in Italia e che si sono viste in altri casi. Non possiamo rimanere sospesi nell’incertezza per anni”.

Secondo lo Svimez, “per fronteggiare l’emergenza le istituzioni hanno giustamente attivato prime misure straordinarie che spaziano dal sostegno economico diretto, come la sospensione dei tributi e dei mutui, allo stanziamento di fondi per la mitigazione strutturale”, ma “bisogna passare in tempi brevi alla definizione di un programma, a partire dalla mobilitazione delle risorse disponibili, facendo leva in particolare sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione della Regione siciliana, che destina 1,2 miliardi di euro alle misure per ‘rischi e adattamento climatico’, da impegnare entro il 2029 nell’ambito dell’accordo di coesione sottoscritto con il governo”.