Il commento
Festa di Sant'Agata, interviene anche l'ex presidente Marano: «Limitare la durata si può, non è tabù»
Guidò il Comitato sotto la sindacatura di Enzo Bianco: «Mai più i fuochi del Borgo di giorno. Tenere alta la guardia su legalità, regole e sicurezza»
Foto di Mario Bucolo
«Il dibattito che si è acceso in città sulla lunghezza della processioni della Festa di Sant’Agata si inserisce in una visione complessiva di legalità e regole, elementi per i quali dobbiamo tenere alta l’attenzione, necessari sia a festeggiare degnamente il Giubileo Agatino con i 900 anni del ritorno delle Reliquie da Costantinopoli, sia a dare sempre più forza e credibilità al percorso intrapreso per il riconoscimento Unesco. È una discussione antica, quest’anno amplificata dallo svolgimento dei fuochi del Borgo con la luce del sole, un fatto francamente inaccettabile». Lo dice Francesco Marano, presidente emerito del Comitato per la Festa.
«La domanda - argomenta Marano - è semplice: è possibile limitare i tempi delle due processioni, la prima arrivata a 24 ore e la seconda a 19 ore? Avendo accumulato da Presidente del Comitato una lunga conoscenza nelle dinamiche della Festa posso dire che la risposta è sì. O quanto meno è possibile provarci. È giusto discuterne, a patto che sia davvero un obiettivo di tutti, dalle istituzioni ai cittadini. E soprattutto che non si scada nella banalità e che non sia dia fiato a chi, per un certo snobismo, non ha mai amato la Festa e non la amerebbe neanche se fosse più sobria e più breve, senza comprendere l’enorme fortuna che Catania possiede grazie a questo straordinario evento. Occorre prima di tutto sottolineare l’aspetto più importante: la Festa si è conclusa con una marea di persone e senza alcun incidente, cioè l’obiettivo principale. Un miracolo tutto catanese (anzi agatino), oggetto di studio in molte Prefetture e Questure d’Italia, dove analizzano le modalità eccezionali di gestione della folla, delle emergenze e della prevenzione dei rischi all’interno di questo unicum che è la nostra Festa».

Francesco Marano con l'ex cerimoniere Luigi Maina
«É lecito chiedersi - prosegue il Presidente emerito del Comitato - come limitare i tempi eccessivi, con una riduzione, seppur non drastica, che secondo me dovrebbe essere almeno di 2-3 ore per il rientro sia nel giro esterno che in quello interno. L’andamento del Fercolo è soggetto a numerose variabili su cui spesso non ci si sofferma abbastanza: le migliaia di devoti che tirano i lunghi cordoni, gli ostacoli davanti le maniglie come i ceroni i cui portatori spesso si attardano, la pioggia, ecc. Molti sottovalutano, ad esempio, l’importanza di chi trascina il cordone, un rito collettivo per migliaia di catanesi. Ovviamente non si tratta di persone addestrate o selezionate per questo compito: basta avere il sacco bianco e tenere un comportamento dignitoso e chi vuole si può avvicinare, impugnare il cordone e camminare secondo il suono della campanella del Maestro del Fercolo. Ebbene, soprattutto negli ultimi anni si è registrata una certa pigrizia, la forza trainante dei devoti si è leggermente affievolita e il Maestro del Fercolo, il bravissimo Claudio Consoli, è sceso più volte in mezzo al cordone per far sentire la sua voce, insieme ai suoi collaboratori, per invitare tutti a tirare davvero e non solo ad appoggiare la mano sul cordone. È del tutto evidente che non bastano dieci o venti collaboratori. Lancio un’idea: sarebbe utile che Consoli abbia a disposizione 80-100 persone, ad esempio componenti del Circolo Sant’Agata o di altra provenienza, che lungo il cordone stimolino letteralmente tutti a tirare. Dei veri e propri “motivatori”. Sembra una cosa banale, ma nelle 40 ore di processione in due giorni e mezzo la fatica si fa sentire e sarebbe molto utile avere un gruppo di addetti dedicati esclusivamente a questo importante compito di sprone verso la folla e di ordine in mezzo a due cordoni. La stessa modalità, magari con un gruppo più strutturato e integrato con le forze dell’ordine ed esponenti della diocesi, potrebbe essere utilizzata davanti le maniglie, per stimolare ed invitare, con la giusta accortezza, i portatori dei ceroni ad più celeri nelle loro preghiere e manovre».
«Vedere i fuochi del Borgo di giorno (anzi non vederli proprio a causa della luce), nonostante la grande maestria di Alfredo Vaccalluzzo ci regala ogni anno - si rammarica Marano - è un fatto che ritengo non dovrà più accadere, come sottolineato da più parti. A tal proposito mi piace ricordare un episodio che ho vissuto proprio da Presidente del Comitato. Nel 2017 Sant’Agata verso le 4 di notte era ancora in via Caronda, avendo accumulato un sostanzioso ritardo. Insieme ai miei colleghi improvvisammo una riunione davanti le maniglie, insieme al Maestro del Fercolo, ai collaboratori, alle forze dell’Ordine, in mezzo ai i devoti, ai portatori del cordone e soprattutto dei ceroni. Comunicammo con grande enfasi, facendolo sentire a tutti, che se Sant’Agata non fosse arrivata prima dell’alba in piazza Borgo, i fuochi non sarebbero stati sparati. Non c’è la controprova, però da quel momento tutti si diedero una mossa accelerando le operazioni, la processione riprese con rinnovato vigore e Sant’Agata riuscì ad essere al Borgo appena in tempo per poter sparare i fuochi in un orario decente».
«La Festa - conclude Marano - si basa su un delicato equilibrio tra rigidità ed esuberanza, devozione e folklore. Ma anche semplificando: bastone e carota. È importante che la città, con tutte le sue componenti, comprenda che non è tabù parlare dei tempi delle processioni. Così come è sempre utile rinnovare il dibattito su altri aspetti delicati come la legalità, nel senso più ampio del termine, durante la Festa. D’altronde i regolamenti che abbiamo redatto nascono proprio dall’esigenza di condurre una Festa così grande in una cornice di regole, sicurezza, legalità e compostezza dei comportamenti, come sottolineato nella sua omelia anche dall’Arcivescovo Renna. E proprio tali aspetti sono e saranno essenziali nel percorso che è stato intrapreso per il riconoscimento Unesco, ma anche, se dovessimo raggiungere questo storico obiettivo, per mantenerlo, migliorando gli standard dei festeggiamenti. Anno dopo anno la Festa si evolve ed è compito di tutti contribuire a migliorare questo straordinario rito collettivo. Rimbocchiamoci le maniche. Viva Sant’Agata».


