L'ultima novità
Benzina bloccata a Priolo: il braccio di ferro tra Isab, Lukoil e Ludoil continua (e per poco non manda in tilt la Sicilia)
La controllata russa non ha fatto in tempo a festeggiare una favorevole ordinanza del tribunale di Siracusa che, subito, i cancelli della raffineria sono stati bloccati di nuovo
Se non fosse un tema rilevantissimo, ci sarebbe davvero da sbuffare e dire: «Di nuovo?». Perché sì, di nuovo, nel giro di pochi giorni, alla raffineria Isab di Priolo Gargallo le autobotti sono state fermate all'ingresso. Per l'ennesimo stop alla "caricazione" (si chiama così) di benzina e gasolio lavorati all'interno degli impianti. Eppure soltanto ieri sera era arrivata una comunicazione che voleva avere il sapore della conclusione: il tribunale di Siracusa ha deciso, si diceva, adesso si riparte. La tregua è durata, sì e no, sedici ore.
La questione è ingarbugliata e somiglia a un tira e molla in cui le parti sono più di due. La principale è Isab, la società di proprietà del gruppo Goi Energy che gestisce la raffineria di Priolo, una delle più grandi d'Europa, sicuramente quella che rifornisce di carburante buona parte della Sicilia (e quasi un terzo d'Italia). Isab distribuisce i suoi prodotti raffinati via mare e via terra; in quest'ultimo caso, le autobotti su gomma vengono riempite in virtù di un contratto, in esclusiva, firmato nel 2022 con la società Lukoil Italia. Quest'ultima è un'altra delle parti del gioco: di proprietà della società svizzera Litasco, che fa capo direttamente a Lukoil in Russia, Lukoil Italia è l'ultimo pezzo di controllo sovietico sulla raffineria di Priolo, venduta dai russi a Goi Energy quando le sanzioni europee contro il petrolio di Vladimir Putin rischiavano di metterla in ginocchio.
La terza parte di questa storia è Ludoil Energy, impresa del gruppo campano dell'imprenditore Donato Ammaturo (editore del settimanale "L'Espresso"), che il 12 gennaio ha iniziato - in esclusiva - una valutazione (due diligence) degli asset aziendali di Isab finalizzata ad acquistare l'intera raffineria. In questo contesto, nella notte fra il 12 e il 13 gennaio 2026, Isab ha deciso per una rescissione unilaterale del contratto di distribuzione con Lukoil Italia, affidando la caricazione a Ludoil, che della distribuzione di prodotti petroliferi è un colosso nazionale.
Qui inizia il tira e molla. Lukoil Italia si rivolge al tribunale civile di Siracusa e chiede, con urgenza, che venga sospesa la rescissione del contratto perché, secondo l'azienda italo-svizzero-russa, la procedura è illegittima e Isab non aveva alcun diritto di farlo. Isab, a sua volta, contesta a Lukoil Italia un presunto debito che fonti della stampa di settore quantificano in 80 milioni di euro, che sarebbero addirittura in aumento di cinque milioni al giorno. Ludoil, intanto, mentre le due società litigano in tribunale, va avanti sia con la due diligence sia con la caricazione dei prodotti petroliferi.
Il 16 gennaio, il tribunale dà ragione a Lukoil che, quindi, il 17 gennaio, annuncia che riprenderà in mano la caricazione. Di fatto, Ludoil è fuori dall'affare più immediato, cioè quello della distribuzione. Il pronunciamento del tribunale aretuseo è, però, un'ordinanza cautelare e lascia insoddisfatti sia Isab sia Lukoil Italia. Entrambe le società, a quanto pare, chiedono chiarimenti interpretativi ai magistrati su quali debbano essere i confini della riattribuzione del contratto a Lukoil Italia.
Nell'attesa che nelle aule di viale Santa Panagia si formuli una risposta, il 16 febbraio Isab blocca i caricamenti di Lukoil Italia, di nuovo. Per quasi una settimana, le autobotti restano fuori dai cancelli, fermate prima di potersi riempire di gasolio e benzina. Quando ormai le stazioni di servizio di mezza Sicilia sono in affanno, e non sanno più a chi rivolgersi per non chiudere le pompe, arriva l'ennesimo colpo di scena: una email serale di Ludoil dice che «nelle more delle determinazioni del tribunale di Siracusa riguardo alle modalità attuative e operative per le caricazioni presso la raffineria Isab, Ludoil Energia srl si rende disponibile, a partire dal 20 febbraio 2026, a soddisfare gli ordinativi di prodotti petroliferi alle condizioni e ai termini già in essere».
In questo triangolo da canzone pop («Ho visto lei che bacia lui che bacia lei che bacia me» rende a sufficienza l'idea della confusione assoluta che regna nel settore in questo momento), nella serata di ieri, 23 febbraio, le nebbie paiono diradarsi insieme con l'arrivo di una nuova ordinanza del tribunale di Siracusa. «È stato disposto il ripristino immediato delle forniture alle condizioni contrattuali vigenti», si legge in una nota interna che La Sicilia ha potuto visionare. «Con decorrenza immediata, le caricazioni alla raffineria Isab riprendono secondo le ordinarie modalità operative previste dal contratto del 3 ottobre 2022», scrive Lukoil Italia.
Secondo quanto riferito dalla controllata russa, l'ordinanza del giudice prevede «altresì una misura coercitiva per l'ipotesi di ingiustificata sospensione o mancata esecuzione» del contratto. Cioè che Isab paghi. «Ogni ulteriore ritardo o impedimento rispetto a quanto disposto dall’Autorità giudiziaria costituirebbe grave e consapevole violazione del provvedimento, con automatica maturazione della sanzione giornaliera prevista e con integrale riserva di agire per il risarcimento di tutti i danni, diretti e indiretti, patrimoniali e reputazionali, subiti e subendi», sottolinea Lukoil Italia, aggiungendo inoltre un dettaglio che alle cronache internazionali non è sfuggito: per tutte le emanazioni estere del gruppo Lukoil c'è in corso l'interlocuzione per vendere all'operatore Usa Carlyle group. Gli americani, cioè, comprerebbero le controllate russe in giro per il mondo. Anche per sterilizzare gli effetti delle sanzioni di Trump contro gli oligarchi di Putin.
«La società resta pienamente operativa e impegnata a garantire stabilità dei flussi, affidabilità contrattuale e supporto costante alla clientela», conclude Lukoil in una lettera inviata ieri sera e diventata vecchia alle 13,30 di oggi. Quando Isab ha di nuovo chiuso i cancelli a Lukoil. Secondo quanto si apprende da fonti vicine all'azienda, nell'ordinanza del tribunale di Siracusa ci sarebbe una via di fuga dal contratto con Lukoil: un margine di debito oltre il quale a Lukoil Italia è richiesto di fornire garanzie fidejussorie. Secondo i conti fatti da Isab, Lukoil Italia ha superato quel margine e non ha ancora prodotto garanzie. Quindi basta benzina. Sicuramente non in via definitiva, perché se c'è una cosa sicura in tutta questa storia è che del domani non v'è certezza. Ma nemmeno dell'oggi.

