il caso
Niscemi, dopo la frana scatta la speculazione sugli affitti. Prezzi fino a 700 euro e molti sfollati si spostano a Gela
Costo di locazione delle case raddoppiato, anche alla luce del contributo dato dalla Regione. «Anche i garage trasformati in abitazioni»
Nei giorni immediatamente successivi alla frana di Niscemi, qualcuno aveva avanzato l'idea di una new town. Spostare i niscemesi in un sito diverso. Il sindaco della vicina Gela aveva pure avanzato la disponibilità a cedere dei terreni confinanti e in pianura. Fortunatamente a poco a poco la proposta è finita nel dimenticatoio, la zona rossa si è ristretta, nuove proposte per riorganizzare il paese nello stesso sito ma da basi diverse sono state avanzate. Eppure oggi alcuni tra i 1500 sfollati a Gela ci sono finiti davvero, trasferiti per scappare dalla speculazione sul prezzo degli affitti in corso nel proprio Comune. Perché gli sciacalli non mancano mai nelle tragedie.
Diverse testimonianze raccolte da La Sicilia tra chi nell'ultimo mese ha cercato una sistemazione concordano: se prima della frana a Niscemi si trovava un'abitazione in affitto a prezzi compresi tra 300 e 400 euro, oggi sono lievitati in una fascia che va da 500 a 700 euro. Una speculazione che, è bene sottolinearlo, non riguarda tutte le case in locazione, ma i casi sono numerosi.
Giuseppe, 46 anni, ha supportato gli zii sfollati nella ricerca di una casa. «Ho visto prezzi assurdi per case vergognose - racconta - abbiamo visionato almeno una decina di immobili senza trovare nulla di decente. O perché le abitazioni erano invivibili, non abitate da anni e quindi con necessità di ristrutturazioni, o per i costi. Faccio un esempio, un appartamento su tre piani con una stanza per ogni piano: sotto la camera da letto, al primo cucina e bagno, al secondo un salotto. Volevano 500 euro in nero o 650 euro con contratto». E ancora: «Ci è stato proposto pure un garage trasformato in abitazione a 450 euro al mese».
Il risultato? La coppia è andata a vivere a Gela, dove ha trovato una casa «sul lungomare, da 100 metri quadri, recentemente ristrutturata, a 400 euro al mese con regolare contratto». Per Giuseppe, tornato a Niscemi da circa un anno dopo avere vissuto al Nord, il confronto è impietoso: «Vivevo vicino Cuneo, dove pagavo 420 euro per un appartamento di 70 metri quadri, con box e cantina, in una città dove i servizi funzionano. Qui parliamo di una cittadina che si trova su una collina che frana e in termini di servizi siamo a zero».
La stessa sorte è toccata a un'altra famiglia di sfollati, che ha cercato invano un affitto sostenibile, trovandosi davanti alla proposta di una casa «a 600 euro senza contratto, altrimenti 700». Anche loro alla fine si sono trasferiti a Gela, al momento ospitati gratuitamente da una donna sensibile alla tragedia che stanno vivendo. «Fortunatamente le persone generose esistono», si limitano a raccontare. Molte vittime delle speculazioni, infatti, non ne vogliono parlare. Perché al disagio si aggiunge «il timore di parlare male» del proprio paese, o addirittura di amici o conoscenti, perché a proporre prezzi raddoppiati a volte sono state persino persone «vicine».
Due settimane fa il sindaco Massimiliano Conti ha fornito alcuni numeri dopo una ricognizione del Comune attraverso un avviso pubblico con il quale si invitavano i proprietari di immobili liberi a comunicare la propria disponibilità per l'affitto o la vendita: erano 311 le case disponibili per la vendita a Niscemi e 39 quelle per l'affitto.
Per gli sfollati la Regione ha messo in campo un contributo straordinario per trovare un alloggio alternativo. In totale sono circa 440 i nuclei famigliari che hanno ricevuto o riceveranno una somma mensile da 400 a 900 euro, in base alla composizione. Per un importo complessivo mensile calcolato in 320mila euro. A fine febbraio erano 252 le famiglie ad avere ricevuto il primo contributo mensile.



