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la proposta

«La new town? Un'idea fallimentare, facciamo di Niscemi una città green senza costruire». Lo studio di tre urbanisti per la rinascita

Dati Istat e precedenti storici alla mano, i docenti dell'università di Catania Carmelo Nigrelli, Paolo La Greca e Francesco Martinico firmano un'analisi per il futuro della cittadina nissena

02 Febbraio 2026, 19:58

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«La new town? Un'idea fallimentare, facciamo di Niscemi una città green senza costruire». Lo studio di tre urbanisti per la rinascita

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«Una città non è una casa dove vivere, è uno spazio di relazioni». È da questa premessa, e basandosi su dati e precedenti, che tre urbanisti dell'università di Catania - Carmelo Nigrelli, Paolo La Greca e Francesco Martinico - bocciano senza appello «il metodo fallimentare della new town» e lanciano un'alternativa: «Facciamo di Niscemi una città green». I docenti hanno realizzato lo studio "Green City versus New Town. Una proposta sostenibile contro una proposta estrattiva per Niscemi”. 

L'idea è semplice: trasformare una catastrofe e un trauma collettivo in un'opportunità. Fare della cittadina nissena un esempio di rinascita, puntando su soluzioni ecosostenibili, edifici antisismici e ad alta efficienza energetica. Soprattutto, senza costruire nuovi edifici e rimanendo nello stesso sito. Diversi geologi hanno già sottolineato che non servirà delocalizzare l'itero abitato, ma solo la parte prossima al versante franato. 

«Costruire una new town o usare un luogo già esistente per trasferire, o meglio deportare, chi ha perso la casa è una pessima idea - spiega Nigrelli - Non lo dico io, lo dice la storia». Un esperimento già visto per il terremoto del Belice, dopo il quale quattro paesi rasi al suolo - Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago - furono ricostruiti in un altro sito, «ma in quel caso non si poteva fare diversamente». La new town si è realizzata anche dopo il sisma de L'Aquila del 2009. «E oggi - precisa l'urbanista - un quinto delle case costruite è abbandonato ed è diventato inagibile. Le persone sono tornate nella vecchia città o sono emigrate. Questo perché il trasferimento violento non ha mai creato una città, che è piuttosto insieme di relazioni e identificazione di una comunità». 

A Niscemi al momento vige una zona rossa che arriva a 150 metri dal fronte della frana. «È sicuro che nella fascia entro i 50 metri nessuno potrà rientrare in casa», ha detto il capo della protezione civile nazionale Fabio Ciciliano. Sul futuro di questi residenti da giorni circolano le ipotesi più varie. Il sindaco di Gela Giuseppe Terenziano Di Stefano ha proposto di donare dei terreni che si trovano al confine tra i due territori al Comune di Niscemi, in una zona pianeggiante ma più distante dal centro abitato. L'ex viceministro dei Trasporti Giancarlo Cancelleri, un passato col Movimento 5 stelle e oggi vicino agli Autonomisti, ha avanzato l'idea di trasferire gli evacuati nel borgo di Santo Pietro, la vecchia Mussolinia, in territorio di Caltagirone e ormai scarsamente abitato. 

I tre urbanisti invece partono dai dati per dire che non servirebbe né spostare nessuno, né costruire nuovi immobili. A Niscemi, stando all'ultimo censimento Istat del 2021, ci sono seimila alloggi vuoti e 10.400 occupati. Numeri che fanno il paio con il calo dei residenti: il Comune nisseno ha raggiunto il picco nel 2011 con 27.955 abitanti, nel 2025 la popolazione è scesa a 24.600 unità. In 15 anni un calo del 15 per cento. E sempre l'Istat disegna uno scenario al 2042 ancora più fosco: i residenti a Niscemi saranno 20.588, altri quattromila in meno. «Già ora - analizza Nigrelli - c'è un patrimonio edilizio superiore alle necessità e questo è dimostrato anche dal crollo del mercato immobiliare. Il prezzo di compravendita di un immobile residenziale varia tra i 300 e gli 800 euro al metro quadro, decisamente inferiore ai costi di costruzione». 

Da qui la proposta: non realizzare ex novo, ma acquisire gli immobili vuoti, adeguarli dal punto di vista antisismico e della riqualificazione energetica. Così si ottiene un triplice obiettivo: «Non si consuma ulteriore suolo, si lasciano le persone nella loro comunità e si dà ossigeno al mercato locale, perché tanti lavori di ristrutturazione fanno lavorare le aziende locali. Realizzare una new town porterebbe invece a Niscemi grandi imprese da fuori». 

Che fare con la zona rossa? L'idea degli urbanisti è trasformarla in un grande parco lineare verde, piantumando migliaia di alberi che assorbono anidride carbonica, abbassano la temperatura riducendo le isole di calore in città e trattengono il terreno. «Saranno i geologi col tempo a dire se questa rimarrebbe un'area del tutto off limits o se un domani potrà quantomeno essere fruita solo a piedi».

Infine, altro aspetto cruciale è il lavoro sulle acque piovane e su quelle reflue. Un problema gigantesco per Niscemi, visto che metà città continua a scaricare le acque bianche e nere sul torrente Benefizio, individuato già come concausa della frana del 1997. Proprio oggi il procuratore capo di Gela Salvatore Vella, parlando dell'indagine in corso, ha sottolineato che massima attenzione verrà data «alla gestione delle acque per quello che stiamo apprendendo in questi giorni». Nella proposta degli urbanisti, si immagina un sistema di drenaggio delle acque correnti sia per mettere in sicurezza la parte a rischio, sia per creare un sistema circolare di raccolta e riutilizzo che possa rispondere anche ai problemi crescenti di siccità. 

«Niscemi merita di continuare a viver nel luogo dove è stata costruita - conclude il docente universitario - Spesso, soprattutto dai non siciliani, è vista come la classica città meridionale con problemi di abusivismo, potrebbe invece diventare un esempio di green city». Lo studio integrale dei docenti Nigrelli, La Greca e Martinico verrà pubblicato domani sulla rivista MicroMega