12 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:42
×

il giorno dopo

L'inchiesta di Palermo, primi interrogatori a scena muta. I pm: «Iacolino non poteva non sapere chi fosse il capomafia»

Il mafioso Vetro e il dirigente regionale Teresi fanno scena muta. Domani l’ex manager terrà la stessa linea? I legali faranno ricorso contro il sequestro dei 90mila euro in casa

12 Marzo 2026, 15:39

15:40

L'inchiesta di Palermo, primi interrogatori a scena muta. I pm: «Iacolino non poteva non sapere chi fosse il capomafia»

Seguici su

Switch to english version

Primi interrogatori sull'ennesimo scandalo sanità che sta travolgendo ancora una volta la Regione, con subito scena muta per gli indagati. Il dirigente regionale Giancarlo Teresi e l’imprenditore ritenuto vicino a Cosa nostra, Carmelo Vetro, arrestati per corruzione, si sono avvalsi ieri della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Filippo Serio. Teresi era difeso dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina, Vetro dall’avvocato Samantha Borsellino.

I legali dell'altro grosso nome dell'inchiesta, l'ormai ex direttore generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta, hanno annunciato che presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro dei dispositivi elettronici e dei 90mila euro rinvenuti nell’abitazione del manager, che era stato nominato la scorsa settimana alla guida dell'azienda ospedaliera universitaria messinese.

Iacolino sarà ascoltato dai pm di Palermo domani, e i suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, starebbero valutando anche loro se consigliargli di non rendere dichiarazioni. Secondo le accuse il funzionario regionale avrebbe agevolato le attività del compaesano Vetro (entrambi di Favara) in cambio di finanziamenti per la campagna elettorale e di assunzioni. In una nota, gli avvocati Di Peri e Faro avevano già fatto presente la totale estraneità alle accuse del super manager della sanità siciliana, che si è dichiarato innocente.

Sulla vicenda è intervenuta anche la deputata regionale di Forza Italia, Bernardette Grasso, in relazione all’inchiesta, dove si è fatto anche il suo, di nome. «Nei miei confronti non risulta elevato alcun addebito per fatti penalmente rilevanti. Non ho mai avuto contezza, né potevo averla, delle pregresse o attuali vicissitudini giudiziarie del signor Vetro, soggetto le cui fattezze fisiche sono a me sconosciute». La parlamentare prosegue: «Pertanto, al fine di evitare aggressioni mediatiche e gratuite speculazioni da parte dei professionisti della cultura del sospetto, sto valutando l'autosospensione dalla carica di vicepresidente della Commissione regionale antimafia anche per meglio collaborare, ove necessario, con l'autorità giudiziaria all’integrale accertamento della realtà storica».

Dagli atti d’indagine intanto emergono ulteriori elementi. In un passaggio dell’ordinanza del gip di Palermo, si legge che «il legame tra Vetro e Iacolino è connotato da una totale disponibilità di quest’ultimo nell’assecondare le richieste del primo, finalizzate ad avere aiuto per le esigenze economiche e le prospettive imprenditoriali di una società riconducibile di fatto a Vetro», circostanza ritenuta «perfettamente nota a Iacolino». Secondo gli inquirenti, Vetro avrebbe mostrato «assoluta disponibilità ad assumere o far assumere, lavoratori segnalati», anche tramite aziende attive nel Messinese. In un’intercettazione, inoltre, Vetro avrebbe ricondotto la «totale disponibilità» di Iacolino anche a pregressi finanziamenti ricevuti da quest’ultimo in precedenti campagne elettorali.

Sempre secondo l’ordinanza, Vetro avrebbe sfruttato sistematicamente Iacolino per instaurare, mantenere e rinsaldare rapporti con figure apicali dell’amministrazione regionale nei settori dei lavori pubblici e della sanità. Iacolino, oltre a dichiararsi disponibile a interessarsi degli adempimenti amministrativi pertinenti al proprio ufficio, avrebbe sollecitato con insistenza i direttori generale e amministrativo dell’Asp di Messina, creando un canale diretto e riservato con Vetro. Tutte accuse pesantissime, secondo i giudici e secondo le carte. Vetro, che oggi fa l’imprenditore, è stato un pezzo grosso della mafia di Favara e per questo ha scontato nove anni di carcere, Teresi è l'altro nome pesante. Arrestato nel 2020 e sotto processo per corruzione, il reato contestato anche oggi. Eppure all’interno dell’amministrazione regionale ha mantenuto incarichi di responsabilità, continuando ad occuparsi di appalti nonostante l’accusa di averli pilotati in cambio di denaro quando era a capo del Genio civile di Trapani, talmente indispensabile da tenerlo in servizio anche dopo avere raggiunto l’età pensionabile.