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22 marzo 2026 - Aggiornato alle 07:30
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L’omicidio

La rivelazione: «Delitto premeditato doveva dare soldi alla casa da gioco»

Il brutale omicidio di Salvatore Privitera prima picchiato e poi colpito da una fucilata alla nuca a Catania. Il corpo poi bruciato a Carlentini

22 Marzo 2026, 07:15

La rivelazione: «Delitto premeditato doveva dare soldi alla casa da gioco»

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Per ricostruire il movente del brutale omicidio di Salvatore Privitera gli investigatori hanno drizzato ben bene le orecchie. Le intercettazioni - assieme alle indagini scientifiche - hanno permesso in poche settimane di assicurare alla giustizia gli assassini del trentacinquenne. In un primo momento i familiari della vittima ipotizzavano che il delitto non fosse stato pianificato. Ma si fosse trattato di un tragico epilogo di una lite. Privitera è stato - da quello che è emerso dalle indagini dei carabinieri con il coordinamento della Dda etnea - prima picchiato e poi colpito da una fucilata alla nuca a distanza ravvicinata. Poi, dopo un primo tentativo di bruciarlo direttamente sul luogo dell’omicidio a Ippocampo di Mare, è stato trasportato con la sua macchina fino alle campagne di Carlentini. E qui è stato appiccato l’incendio al suv con all’interno il cadavere, poi ritrovato carbonizzato il giorno dell’Epifania. Due mesi fa.

Il padre sapeva esattamente che il figlio la sera del 5 gennaio scorso aveva un appuntamento con Pietro Catanzaro, arrestato giovedì mattina dai carabinieri assieme a Danilo Sortino. Privitera pare dovesse consegnare una borsa a Catanzaro junior, il cui padre è il boss dei Cappello Giovanni “u milanisi”. All’interno della busta ci sarebbero stati 100.000 euro. Una somma non a caso: la pronunciano in più occasioni i parenti del morto ammazzato. Il cognato di Privitera avrebbe addirittura avviato un’indagine personale per poter individuare i responsabili. E a un certo punto cambia idea. Nessuna tragedia ma un delitto pianificato. Parlando con un uomo - indicato come "barese" - il cognato di Privitera ipotizza «che l'omicidio fosse stato pianificato in anticipo per sottrarre alla vittima sia il denaro che la sostanza stupefacente». «Si fecero il conto, dice, domani sera, come ci vediamo, nella sua mente, dice, o di qua o di là, tu mi dai anche la 'busta' e tutte cose! L'omicidio era già premeditato!».

Ma quale sarebbe stato il movente? Gli investigatori hanno ricostruito tensioni dovute al traffico di droga ma anche a un debito per gioco d’azzardo. Pietro Catanzaro, infatti, gestirebbe una bisca clandestina. Secondo il pentito Giovanni Sozzi avrebbe anche organizzato serate al tavolo verde del valore di 40.000 euro a casa sua. Privitera avrebbe accumulato un grosso debito. «Lui ha giocato alla casa da gioco e alla casa da gioco ci doveva dare belli soldi!», diceva il cognato. In un’altra intercettazione il parente cercava di entrare nella mente dei sicari ipotizzando il piano omicidiario. «Lo ammazziamo, gli leviamo i soldi che aveva in tasca, perché sicuramente aveva qualche malloppo di soldi». Per gli investigatori un racconto quasi aderente all’agghiacciante verità.