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La metropolitana fino all'aeroporto, prove di ripartenza per il cantiere dopo incontro a Roma
Ieri al tavolo del ministero si sono incontrate Ferrovia Circumetnea e la nuova Cmc, che è subentrata nell'appalto. Scontro sui pagamenti ma si andrà avanti
Prove di ripartenza per il cantiere Stesicoro-Palestro della metropolitana. Ieri la stazione appaltante Ferrovia Circumetnea e la Cmc spa, l'azienda subentrata nell'appalto, si sono sedute attorno a un tavolo a Roma, al ministero dei Trasporti, per capire come andare avanti.
Si tratta di un'infrastruttura strategica per il capoluogo etneo, primo lotto della tratta che dovrebbe portare finalmente la metropolitana fino all'aeroporto. Benché funestata negli anni scorsi da infiniti problemi: dal crollo dell'immobile in via Castromarino, con seguente lunghissimo stop dei lavori, alle difficoltà economiche della vecchia cooperativa Cmc, da ottobre rilevata dalla società Alpha General Contractors e trasformata in Cmc spa. Restano da realizzare tre stazioni: San Domenico, Vittorio Emanuele e Palestro e la fine dei lavori, ipotizzata per fine 2026, slitterà.
Il formale atto di subentro della nuova Cmc è stato ultimato il 22 gennaio, ma i lavori non sono ancora ripartiti e la preoccupazione cresce. Da una parte la nuova compagine societaria denuncia mancati pagamenti da parte di Fce: «In 12 mesi non c’è stato un versamento - ha sottolineato Antonio Politano, ceo della Cmc - Ad oggi ci sono fatture non pagate nell'ultimo anno per 1,8 milioni di euro. Più 170 milioni di riserve pregresse. Io faccio un servizio al committente, ma non posso farlo a spese mie. Lì a Catania abbiamo la talpa più grande d'Europa, che ha un costo enorme».
Pronta la replica di Salvatore Fiore, direttore di Fce: «Sono numeri fuori da ogni logica. Il valore complessivo dei lavori è di 60 milioni di euro, lo stato di avanzamento arriva a circa 42 milioni. I 170 milioni di cui parlano sono semplicemente loro richieste, non riserve». In sostanza la società ha quantificato in quella cifra monstre tutti gli aggravi di spesa accumulati in questi anni: voci in cui rientrano per esempio gli indennizzi per il fermo delle attività o l'aumento dei materiali. «Tutto verrà definito in sede di chiusura dell'appalto o in sede di giudizio post collaudo - aggiunge Fiore - intanto il direttore dei lavori le ha rigettate».
Confermata invece la fattura da 1,8 milioni inevasa. Ma la stazione appaltante sottolinea che «Cmc deve ancora depositare le fideiussioni richieste. Senza, non si può perfezionare il subentro e quella fattura è congelata».
Ieri a Roma, nell'ufficio di Virginio Di Giambattista, il commissario nominato dal governo, Fiore ha incontrato i responsabili tecnici di Cmc spa Paolo Porcelli e Salvatore Bordonaro. E il clima, rispetto alle anticipazioni a mezzo stampa, è sembrato più sereno. L'azienda ha confermato la volontà di completare l'opera in tempi ragionevoli e ha garantito che a breve presenterà la fideiussione mancante. Dal canto suo Fiore ha sottolineato come «Fce non ha debiti con nessuno, i crediti per essere pagati devono essere certi ed esigibili. Le riserve non sono crediti certi e la fattura da 1,8 milioni senza fidejussione non è esigibile». Se il cronoprogramma fissato verrà rispettato, la prossima settimana i lavori al cantiere di via Reclusorio del Lume potrebbero ripartire.
L'intenzione di Fce sarebbe quella di dare ancora 15 giorni di tempo al privato per riorganizzarsi. «Se non ci saranno segnali di ripresa - conclude Fiore - provvederemo alle procedure necessarie per la definizione del contratto».



