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Catania-Ragusa in crisi, fumata nera e scintille al tavolo tra nuova Cmc e sindacati
Il terzo lotto della fondamentale opera è fermo. Come i pagamenti degli stipendi dei lavoratori. Alcuni si sono già licenziati, chi resta fa i conti con enormi difficoltà. Giovedì nuovo incontro in prefettura
Katia Bufalino è un'operaia. Unica donna in mezzo a una cinquantina di colleghi uomini in uno dei cantieri del raddoppio della strada Catania-Ragusa. Precisamente il lotto 3, quello in cui da mesi si registra una grave situazione di stallo. Con i lavori sostanzialmente fermi da ottobre (con uno stato di avanzamento certificato da Anas di appena il 3,25% mentre gli altri lotti superano il 20%) e i dipendenti del Consorzio Achates, titolare dell'appalto, che non vedono un euro da ormai quasi quattro mesi. Katia è una di loro, vedova e con tre figli a carico di età compresa tra la scuola elementare e l'università. «Ho tirato la cinghia finché ho potuto, ora sono arrivata al limite della sopportazione perché non ho come, quando e dove muovermi. I miei fratelli vivono fuori, qui ho solo mia madre che è pensionata. Non è accettabile che io sulla carta abbia un lavoro ma devo patire la fame».
Il consorzio Achates - titolare del terzo lotto dell'opera cruciale per migliorare i collegamenti tra la provincia etnea e quella iblea - era inizialmente composto dalle società Rizzani de Eccher, Sacaim e Manelli Costruzioni. Le prime due si sono defilate a settembre. La Manelli, alle prese con problemi economici, ha affittato il suo ramo d'azienda alla nuova Cmc Ravenna spa a partire dall'1 dicembre. Per diventare effettivamente titolare del cantiere serviva la presa d'atto della stazione appaltante, Anas. Che è arrivata il 10 febbraio. Manca ancora «una perizia giurata che comprovi l’esistenza di tutti gli elementi del trasferimento del ramo di azienda, necessaria per la formalizzazione mediante la stipula dell’Atto Aggiuntivo». Ma intanto il subentro è immediatamente efficace e operativo. Tradotto? Il cantiere dovrebbe riprendere e i lavoratori a essere pagati. Nessuna delle due cose si è ancora verificata.
L'avvocato Antonio Politano, ceo di Cmc, intervistato da La Sicilia l'11 febbraio, ha annunciato che avrebbe provveduto all'assunzione diretta dei circa 70 dipendenti del Consorzio. Sui pagamenti degli stipendi arretrati, ha aggiunto: «Stiamo studiando il modo per procedere al pagamento a fronte di una cessione del credito dei lavoratori, perché noi in teoria non abbiamo una titolarità giuridica sugli stipendi arretrati».
Venerdì 21 febbraio i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato la Cmc spa in un tavolo che per la Cgil «è andato decisamente male». «Si sono seduti parlando di ottime notizie da dare con il sorriso delle grandi occasioni - sintetizza Dario Gulisano, della Fillea - così ci hanno detto che avrebbero voluto assumere i lavoratori entro un mese. Quando hanno capito che non eravamo assolutamente soddisfatti, perché il principale problema era ricevere liquidità per pagare affitti, mutui e spese si sono innervositi. Gli è stato chiesto se loro vivevano di stipendio e se fossero stati sereni nel sapersi assunti ma senza esser pagati, e si sono alzati dicendo che stavamo provocando in modo strumentale».
La preoccupazione nasce soprattutto dal fatto che l'azienda non ha messo per iscritto nessun impegno. Ha ribadito la promessa di provvedere alle assunzioni entro un mese, ma non ha dato certezze sugli stipendi. Non solo quelli che ricadono sotto la precedente gestione Manelli, ma anche quello di gennaio, di cui ancora non è arrivata nessuna busta paga.
L'azienda fa sapere che «a seguito delle "prese d’atto" finalmente pervenute dalle stazioni appaltanti, la ripartenza dei lavori è prevista in tempi brevi. In questo contesto - continua Cmc - abbiamo ribadito la ferma volontà di riprendere le attività, dichiarandoci disponibili a riassumere tutti i dipendenti entro la data del 15 marzo». Sugli stipendi arretrati, l'azienda sottolinea che la responsabilità non è a lei direttamente imputabile e precisa che «Cmc procederà secondo modalità tecniche e tempistiche che verranno comunicate all’esito delle necessarie valutazioni operative attualmente in corso. Al fine di giungere a una soluzione definitiva, le parti si ritroveranno in un nuovo incontro già fissato per lunedì».
Anche Anas il 22 gennaio ha invitato Cmc a comunicare «le azioni concrete e immediatamente operative che la stesso intende attuare al fine di garantire il pagamento delle retribuzioni arretrate nei confronti dei lavoratori impiegati nel cantiere in oggetto». E ancora: «È stato richiesto all’appaltatore di trasmettere un prospetto che chiarisca definitivamente la situazione debitoria con tutti i subcontraenti/subappaltatori che ad oggi hanno fatto pervenire richiesta di intervento sostitutivo, ai fini dell’adozione delle misure normativamente previste da parte di questa Stazione Appaltante. Detta nota, allo stato, è rimasta priva di riscontro da parte dell’Appaltatore». Anas in sostanza si è detta pronta ad attivare «gli strumenti normativi» a disposizione, cioè la surroga dei pagamenti: la stazione appaltante si sostituisce all'azienda nel saldare gli stipendi per poi rivalersi sulla stessa società. Un'operazione che però resta congelata per le mancate risposte di Cmc.
Un altro round è atteso per giovedì 26 febbraio, questa volta in Prefettura a Catania. Intanto i sindacati, dopo l'incontro con Cmc, hanno scritto alla Prefettura, ad Anas e all'ispettorato del lavoro per chiedere «l’immediato blocco dei mandati di pagamento in favore di Cmc, nelle more della definizione delle posizioni debitorie verso i lavoratori e verso la Cassa Edile» e «l’attivazione senza ulteriore indugio dell’intervento sostitutivo» da parte di Anas.
Nel cantiere della Catania-Ragusa, intanto, il numero dei dipendenti continua a scendere. Un gruppo di operai, vista l'aria che tira, si è licenziato. «Quantomeno prendiamo la disoccupazione», dicono. Katia ancora resiste. «Io lavoro con i carpentieri, lego ferro. Capisce quanto è già stato difficile per me inserirmi in un ambiente di soli uomini? Continuo ad andare in cantiere, ma non facciamo nulla da settimane. Non credo che resisterò ancora per molti giorni, vivo con l'incubo che qualcuno dei miei figli si senta male. Non avrei i soldi per pagare le medicine».


