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Il ricordo

Zichichi, Crocetta: «Lo volli assessore ma lui volava alto e la politica lo rifiutò»

Il sogno del progetto Archimede e lo scontro con burocrazia e partiti, simbolo della frattura tra politica e intellettuali

10 Febbraio 2026, 09:13

Zichichi, Crocetta: «Lo volli assessore ma lui volava alto e la politica lo rifiutò»

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La morte di Antonio Zichichi riporta alla memoria una delle pagine più sorprendenti della politica siciliana recente: i quattro mesi in cui il fisico trapanese accettò di diventare assessore ai Beni culturali nel governo di Rosario Crocetta.

Un’esperienza breve, tormentata, ma rivelatrice di un’idea di Sicilia che oggi appare quasi utopica.

Crocetta racconta che la sua scelta di chiamarlo nacque da un’intuizione precisa: rilanciare il patrimonio culturale dell’isola non attraverso un politico esperto di equilibri interni, ma con un sognatore, qualcuno che - come lui - pensasse in grande e parlasse al mondo.

«Cercavo un simbolo - sottolinea l’ex governatore - un intellettuale capace di portare idee fresche e di far viaggiare la Sicilia oltre i suoi confini grazie alla propria autorevolezza. Uno scienziato siciliano, aggiunge, mi sembrava la figura fu immediata. Zichichi disse subito di essere disponibile a offrire idee, ma anche di non sentirsi in grado di affrontare la complessità degli atti burocratici. Non era il suo mestiere, e non intendeva fingere il contrario».

Crocetta spiega che non lo considerò un ostacolo: gli promise che avrebbe fatto da “traduttore burocratico” delle sue intuizioni, forte dell’esperienza maturata da sindaco di Gela. E racconta che spesso si sentivano di notte, e che durante le sedute di Giunta trasformava le proposte dello scienziato in atti di indirizzo. «Più di questo - osserva adesso - non avrei potuto fare».

Il giorno dell’insediamento, Zichichi dichiarò che la Sicilia non era terra di mafia ma la patria di Archimede. Presentò un grande progetto di rilancio dei Beni culturali dedicato proprio al genio siracusano: un piano ambizioso, visionario, che immaginava la scienza come chiave per reinterpretare l’eredità storica dell’isola. Crocetta ricorda che quel progetto non vide mai la luce, perché la Regione era finanziariamente in ginocchio e non c’era neppure un bilancio disponibile. A pesare, però, furono soprattutto le resistenze politiche.

L’ex presidente racconta che Zichichi era attaccato da tutti: in Giunta, dove alcuni colleghi ridevano del progetto Archimede, e nei partiti, che gli rimproveravano di aver nominato un assessore che viveva a Ginevra e non frequentava l’assessorato. «Ogni giorno - aggiunge - veniva rinfacciata quella scelta, come se l’innovazione fosse un lusso insopportabile. Alla fine fui messo con le spalle al muro e costretto a revocare l’incarico. Né io né Zichichi fummo compresi. Lo scienziato si arrabbiava molto per l’impossibilità di partecipare alle sedute di Giunta in videoconferenza. Non capiva come, nel terzo millennio, una Regione non potesse accettare un collegamento da remoto. Chiedeva spiegazioni, e non sapevo cosa rispondergli».

Oggi, ripensando a quella vicenda l’ex presidente dice di aver tratto una conclusione amara: la politica, così com’è, è inconciliabile con lo scienziato e con l’intellettuale. Zichichi, con la sua visione e la sua radicale estraneità ai compromessi, ne fu la prova più luminosa e più fragile.