lo scontro
Il durissimo attacco dei sindaci siciliani ai deputati: «A questo punto meglio ridiscutere anche l'autonomia speciale»
Dopo la bocciatura da parte dell'Ars di buona parte della riforma sugli enti locali, l'Anci passa al contrattacco
«Alla luce delle recenti vicende legislative riguardanti gli enti locali in Sicilia emerge con forza una considerazione che non può più essere elusa: se l’autonomia speciale deve tradursi in un sistema che produce incertezza normativa, instabilità istituzionale e mancato riconoscimento della dignità istituzionale dei Comuni e del ruolo degli amministratori locali, allora occorre avere il coraggio di aprire una riflessione seria sulla sua effettiva utilità per il comparto degli enti locali».
È durissimo l'affondo dell'Anci Sicilia, con il presidente e il segretario generale Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano. Arriva pochi minuti dopo il via libera del disegno di legge sugli enti locali da parte dell'Ars. Una norma che però è stata svuotata quasi di tutto, a eccezione dell'articolo sulle quote rosa nelle giunte e poco altro. Bocciati altri punti che stavano a cuore ai sindaci, che avevano partecipato al confronto per la stesura della norma.
«In questi anni, i Comuni siciliani hanno spesso subito gli effetti negativi di un quadro normativo frammentato, mutevole e talvolta incoerente, senza beneficiare di reali vantaggi derivanti dall’autonomia statutaria. Emblematica è la vicenda del disegno di legge sugli enti locali all’Assemblea regionale siciliana, che ricordiamo essere da oltre tre anni oggetto di un continuo rimaneggiamento tra commissione e Aula, senza giungere a un assetto stabile e condiviso – spiegano -. Le bocciature di norme rilevanti per la vita degli enti locali — dal tema del terzo mandato ad altre disposizioni fondamentali — rappresentano solo l’ultimo episodio di un percorso segnato da incertezza e scelte non sempre orientate alla stabilità del sistema».
La riforma degli enti locali affonda sotto i colpi dei voti segreti e per le spaccature della maggioranza. Adesso il ddl è in bilico.
Ecco perché adesso i primi cittadini chiedono di mettere da parte le specificità dell'autonomia, almeno per quanto riguarda gli enti locali e «valutare con pragmatismo l’opportunità di un pieno adeguamento al Testo unico degli enti locali nazionale, che garantirebbe un quadro normativo chiaro e stabile, maggiore certezza giuridica per amministratori e strutture comunali, minori rischi legati a interventi legislativi estemporanei e una più solida coerenza con l’ordinamento degli enti locali nel resto del Paese».
L'Anci ricorda pure che «la Sicilia è oggi l’unica regione italiana nella quale il Consiglio delle autonomie locali non è mai stato istituito, nonostante si tratti di un organo essenziale di raccordo istituzionale e di rappresentanza del sistema delle autonomie, previsto dall’ordinamento».
Così come la vicenda dell'adeguamento delle indennità. Passata all'Ars, sempre nel ddl enti locali, l'articolo che prevede di aumentare del 50 per cento le indennità di assessori e presidenti dei consigli comunali dei Comuni sotto i 5mila abitanti. Si tratta di poche centinaia di euro, ma questo così come gli aumenti degli anni precedenti per altre categorie di amministratori locali in Sicilia restano quasi del tutto a carico dei Comuni. Cosa che invece nel resto d'Italia non avviene. «Nel resto d’Italia - sottolinea l'Anci - l'adeguamento delle indennità è stato posto a totale carico dello Stato quale riconoscimento del ruolo indispensabile svolto sul territorio dagli amministratori locali, mentre in Sicilia è stato ed è tuttora oggetto di continua e costante polemica politica».
«L’autonomia speciale deve rappresentare uno strumento di rafforzamento delle istituzioni territoriali, non un fattore di debolezza - dice il presidente Amenta -. Se essa non è in grado di garantire stabilità normativa, dignità istituzionale e pari condizioni rispetto al resto del Paese, diventa doveroso interrogarsi — senza pregiudizi — sulla necessità di un riallineamento complessivo del sistema degli enti locali siciliani, sia sul piano dell’ordinamento sia su quello della finanza locale, assicurando agli enti dell’Isola le stesse garanzie anche sotto il profilo finanziario e mettendoli nelle condizioni di svolgere pienamente le proprie funzioni essenziali al servizio delle comunità».
«I Comuni - conclude - chiedono certezze, rispetto istituzionale e condizioni di stabilità per poter svolgere pienamente il proprio ruolo al servizio delle comunità. Su questi temi non è più rinviabile un confronto serio, responsabile e orientato all’interesse generale della Sicilia».

