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25 marzo 2026 - Aggiornato alle 05:30
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L'inchiesta

Regione, così il dirigente infedele è stato “cancellato” dopo l’arresto

I pm hanno presentato appello per Teresi e Vetro: «C’è l’aggravante mafiosa». Il boss di Favara intercettato: «Soldi della campagna elettorale a Tamajo e Iacolino»

25 Marzo 2026, 05:30

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Regione, così il dirigente infedele è stato “cancellato” dopo l’arresto

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Fuori da tutto. Un “colpo di spugna” ha cancellato dall’organigramma della Regione Siciliana l’ingegnere Giancarlo Teresi. Una slavina prettamente burocratica, silente ma non meno efficace, che ha preso il via il giorno stesso in cui gli atti giudiziari facevano il loro corso. Il super dirigente, arrestato nel contesto delle indagini che ipotizzano un giro di mazzette e intrecci pericolosi con il boss e massone Carmelo Vetro di Favara, fino allo scorso 10 marzo poteva contare su un supporto totale alla Regione, almeno fin quando il suo volto non è finito sulle cronache giornalistiche con accuse pesantissime. Lo stesso giorno, è partita una nota del dirigente generale del dipartimento delle Infrastrutture che ha informato la Funzione pubblica che «non sussistano più le condizioni prevista dall’art. 1, comma 165, della legge n. 207 del 30 dicembre 2024 inerente il trattenimento in servizio dell’Ing. Giancarlo Teresi di cui al DDG n. 3668 del 19/08/2025 chiedendo la revoca immediata». Il burocrate, infatti, è stato ritenuto così importante da mantenerlo in servizio fino al 2027, nonostante potesse già andare in pensione. Tre giorni dopo questo atto, è arrivata, con decorrenza retroattiva al 10 marzo 2026, l’annullamento di due specifici provvedimenti contrattuali: il primo riguarda l'incarico presso l'Area 4 "Affari Generali", del 19 novembre 2025 e Il secondo concerne l'incarico ad interim presso il Servizio 5 "Politiche Urbane ed Abitative", del 18 febbraio 2026. Numeri, protocolli, riferimenti normativi, ma mai alcun riferimento alle indagini. Perché il garantismo prima di tutto.

Intanto la Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia ha deciso di ricorrere in appello contro l’ordinanza del gip, che ha accolto la richiesta di misura cautelare nei confronti di Teresi e Vetro ma ha ritenuto non vi fossero i presupposti per contestare l’aggravante mafiosa. Per il giudice non può bastare la condanna per mafia già espiata dal boss di Favara. Il gup ha ritenuto che non fossero stati dimostrati collegamenti diretti con l’associazione mafiosa e che fosse stato provato che l’accordo corruttivo avrebbe «beneficiato» il clan. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, ha scoperchiato un sistema di mazzette negli appalti regionali. L’ormai ex funzionario regionale avrebbe intascato mazzette in cambio dell’aiuto dato all’impresa di Vetro nell’aggiudicazione di lavori pubblici. L’appello del pm sarà discusso dal Riesame il 10 aprile. Lunedì prossimo, invece, si discuteranno i ricorsi delle difese di Vetro e Teresi che chiedono la scarcerazione.

Nello stesso giorno il Riesame affronterà la richiesta di dissequestro dei 90mila euro trovati in casa dell’ex manager del Policlinico di Messina Salvatore Iacolino, indagato nell’inchiesta. Gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro hanno anticipato la linea difensiva: il denaro trovato in una cassaforte era stato prelevato al bancomat da propri conti bancari e quindi non sarebbe di provenienza illecita. Vetro ha citato molte volte in nome di Iacolino, accusato di concorso esterno alla mafia e corruzione aggravata, mentre è intercettato. È il trojan nel cellulare del boss di Favara a incastrare il burocrate, oggi in attesa di una collocazione all’Asp di Agrigento.

«Iacolino la campagna elettorale l'ha avuta finanziata.. lui e Tamajo pure, quindi, intanto lo deve fare... poi se questo favore ce lo fa...poi si vede...», diceva Vetro. E all’imprenditore Giovanni Aveni (anche lui indagato) aggiungeva: «Però a me interessa che lui deve fare quello che noi gli chiediamo punto...». Per l’accusa Iacolino avrebbe “favorito” le attività imprenditoriali di Vetro, presentandogli anche personaggi che contavano alla Regione.