Le dichiarazioni
Giustizia: dopo il caso Sea Watch si alzano i toni. Salvini: «Se tornassi ministro dell'Interno Rackete non avrebbe vita facile»
Su referendum e sul caso della Ong interviene anche Tajani: «Impugnare la sentenza non significa alzare i toni»
Il dibattito politico torna ad accendersi sul tema della giustizia, tra referendum e recenti sentenze che hanno riaperto lo scontro con la magistratura. Soprattutto dopo la sentenza Sea Watch, sulla quale il ministro dell'Interno Piantedosi ha già annunciato ricorso. Si alzano i toni: a intervenire sulla questione sono stati i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani.
Intervenendo ai microfoni di Telelombardia, il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato il risarcimento di 76mila euro stabilito dai giudici a favore della Ong Sea Watch e della comandante Carola Rackete, collegando la vicenda all'imminente appuntamento referendario: «Votare per cambiare o no la giustizia incide con la nostra vita quotidiana». Della vicenda aveva già scritto sui suoi social collegandola, anche in quel caso, al prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Salvini ha espresso la propria frustrazione per il rapporto tra potere legislativo e decisioni dei tribunali: «È chiaro che se la politica costruisce delle leggi, poi possono piacere o non piacere. Però ci hanno votato, dobbiamo fare delle leggi sulla sicurezza perché la gente si aspetta sulla sicurezza, l'immigrazione, da Salvini, dal governo certe cose e poi i giudici però decidono il contrario, allora è complicato».
Tornando sui fatti di Lampedusa avvenuti durante il suo mandato al Viminale, ha ricordato: «La signorina Rackete comandava una nave tedesca con equipaggio tedesco con 42 clandestini a bordo e io le dissi tu in Italia non vieni». Il vicepremier ha poi rincarato la dose sulla dinamica dello sbarco, sottolineando come Rackete «entra nel porto di Lampedusa con la forza e sperona una motovedetta della guardia di finanza con 4 militari a bordo rischiando di ammazzarli e schiacciandoli contro il molo fa sbarcare i clandestini. Risultato? I giudici non condannano lei. Pensa se una nave italiana avesse speronato una nave militare tedesca o americana o cinese che fine facevano quei marinai. Noi la dobbiamo pure risarcire perché le abbiamo bloccato la barca».
Pur precisando che «Settantasei mila euro non fanno la differenza sul bilancio dello Stato vero però in principio non funziona», Salvini ha voluto mandare un chiaro messaggio: «Se un giorno tornerò a fare il ministro dell'Interno diciamo che le signore Rackete con me non avranno vita facile». Ha infine espresso piena fiducia nell'attuale ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, definito una persona «in gambissima», ribadendo però l'anomalia del sistema attuale: «Certo che se tu fai una norma il giovedì e il giudice ti fa una sentenza il venerdì che dice l'esatto contrario è complicato».
Tajani sul referendum: un appello ad abbassare i toni
A margine del congresso Cdu a Stoccarda, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affrontato il tema del referendum sulla giustizia e del diritto della politica di criticare le sentenze, difendendo anche le posizioni espresse recentemente dalla premier Giorgia Meloni.
«Il diritto è il diritto, quando è possibile impugnare una decisione si può fare, non significa alzare i toni impugnare una decisione», ha spiegato Tajani in merito alla vicenda Sea Watch. «Abbassare i toni significa non dire quello che ha detto per esempio il procuratore di Napoli, quando ha detto che chi vota sì è mafioso o è un criminale o è un massone. Tutti quanti dobbiamo usare dei toni più soft ed entrare nel vivo e soprattutto parlare di contenuti, è quello che noi abbiamo sempre detto e quello che vogliamo sempre fare».
Sea Watch, Morosini; "Reazioni frutto del clima di tensione che sta maturando col referendum"
Il presidente del Tribunale di Palermo è tornato a parlare il giorno dopo le accese critiche della politica alla sentenza che ha condannato lo Stato a risarcire il danno economico subito dalla ong Sea Watch per il fermo illegittimo di una sua nave.
Il ministro di Forza Italia ha poi rimarcato l'importanza della libertà di critica istituzionale: «Il presidente del Consiglio ha espresso delle posizioni, ed esprimere delle posizioni e dare dei giudizi non significa attaccare. Uno può criticare, nessuno è al di sopra di ogni sospetto, anche i magistrati sbagliano. Abbassare i toni significa non insultare, significa non aggredire verbalmente, non significa non dire quello che si pensa».
In conclusione, Tajani ha difeso la propria scelta di voto e chiesto parità di trattamento per tutte le posizioni: «Anche io sono convinto che bisogna abbassare i toni, l'ho detto più volte e infatti non ho mai offeso nessuno, non ho mai detto che chi la pensa come me è un massone deviato o è un delinquente. Io sono una persona per bene e voto sì. Non sono massone, ho sempre fatto il mio dovere, ho sempre rispettato la legge e quindi credo che debba essere anche rispettata da chi come me la pensa diversamente dal dottor Gratteri e da quelli che fanno campagna per il no. Io voglio entrare nel merito della vicenda e non offendere nessuno. Chi vota no è uguale a chi vota sì. Nessuno può affibbiare ad altri la patente di onestà, di perbenismo, di serietà. Questo è un vecchio modello che la sinistra ha da sempre utilizzato per cercare di demonizzare gli avversari. In questa campagna elettorale nessuno deve essere demonizzato».


