elezioni a messina
Il leghista, la storica attivista No Ponte e il deluchiano strappato a Forza Italia. Lo scontro nel quartiere simbolo dove sorgerà il pilone
Peloro, sesta municipalità, è il luogo dove i cantieri avranno l'impatto maggiore. E proprio qui la Lega vuole piazzare la sua bandiera, mentre il centrosinistra ha scelto un volto noto della battaglia contro l'opera
Il pilastro siciliano del Ponte dovrebbe nascere proprio qui: Messina, via Circuito, di fronte alla trattoria Gitano's. Affacciandosi dalla ringhiera del lungomare, la Calabria sembra a un passo. Sull'estrema punta Nord della città dello Stretto la Lega ci tiene davvero tanto a piazzare la sua bandierina. È una questione di faccia. E di forza dei simboli. Per questo, quando al tavolo del centrodestra c'è stato da decidere chi candidare alla sesta municipalità "Peloro", il Carroccio siciliano ha battuto i pugni sul tavolo: «O la date a noi, o salta tutto». Così la coalizione che da sempre governa questo splendido quadrante di Messina - resistendo negli ultimi anni anche all'avanzata delle truppe di Cateno De Luca - ha messo in campo Salvatore Scandurra, fedelissimo del segretario regionale leghista Nino Germanà e vicepresidente uscente.
Fumo negli occhi di chi in queste stesse vie, quasi 40 anni fa, ha iniziato la sua battaglia contro il Ponte e più di recente ha fondato il comitato Capo Peloro, non stancandosi mai di battere il quartiere, casa per casa, proponendo un'altra idea di sviluppo del territorio. «La Lega no, no pasaràn», promette Mariella Valbruzzi. È lei, docente di Matematica al liceo scientifico Archimede, la candidata scelta dal centrosinistra per la presidenza della sesta municipalità. Mentre Sud chiama Nord, il movimento di Scateno e del sindaco uscente Federico Basile, schiera Sacha Cardile, strappandolo a Forza Italia. Riduttivo etichettarlo come terzo incomodo, considerata la corazzata di De Luca a queste latitudini.
Qui i cantieri del Ponte cambierebbero per anni la quotidianità dei residenti. Non solo per il pilone che sarà alto 400 metri, il gigantesco sbancamento e il conseguente via vai di mezzi pesanti. Uno degli aspetti più controversi dell'opera riguarda il possibile impatto ambientale sui laghi di Ganzirri - fragile ecosistema che si regge su un equilibrio tra acqua dolce di falda e salata di mare - e sull'intera riserva naturale Capo Peloro. Il viadotto che unirà l'impalcato del Ponte alla terraferma sul lato siciliano, si reggerà su pile che affondano nel canale Margi che unisce i due laghi. Secondo la Città metropolitana di Messina, ente gestore della Riserva naturale di Capo Peloro, il rischio è «ridurre enormemente il vitale scambio delle acque di falda tra i due sistemi lacustri», con una «netta rottura dell'equilibrio idrodinamico dell'intero sistema lacustre». Per la società Stretto di Messina, invece, i laghi di Ganzirri non subiranno nessun impatto significativo.
Tra i contendenti alla presidenza della municipalità, il tema Ponte è come l'elefante nella stanza. Inevitabilmente nel rione non si parla d'altro, ma nessuno dei tre vuole farsi schiacciare da un argomento comunque molto divisivo. «È inutile fare i candidati Sì o No Ponte, tanto a prescindere da chi tra noi viene eletto, lo faranno lo stesso», mette le mani avanti il leghista Salvatore Scandurra, che nella vita fa l'imprenditore a Ganzirri nel settore dei frutti di mare.
E anche chi è storicamente contro, prova ad allargare il raggio di pensiero. «Contribuendo negli ultimi anni alle osservazioni depositate contro l'opera, è venuta fuori un'idea di sviluppo del territorio alternativa che va ben oltre il Ponte», spiega Mariella Valbruzzi, che la passione per la politica ce l'ha da sempre: ha iniziato nella Federazione dei giovani comunisti, per poi militare nel vecchio Pds. Quindi l'allontanamento dai partiti, con una breve parentesi per seguire Rita Borsellino. Nelle ultime elezioni comunali è stata candidata con Cambiamo Messina dal Basso, il movimento che cinque anni prima aveva portato Renato Accorinti alla guida della città. «Facciamo un esempio: l'acqua, ce ne siamo occupati molto. Per fare il Ponte ce ne vorrà moltissima, in una città in perenne emergenza. Abbiamo scoperto che le falde di approvvigionamento da cui la società Stretto di Messina intende attingere, spacciate per nuove, erano già previste nel Piano acque per la città, ma mai sfruttate. Quell'acqua è dei messinesi, non del Ponte».
Scandurra si dice «consapevole dei disagi» che potrebbero esserci, ma «mi auguro - aggiunge - che la prossima sindacatura sia quella in cui vedremo l'avvio dei cantieri. Io potrò essere il collante tra il cittadino e le istituzioni, essendo che c'è il senatore...». Cioè Nino Germanà, parlamentare e segretario regionale della Lega, che Scandurra - dopo aver lasciato Francantonio Genovese, suo precedente riferimento politico - ha seguito nella breve alleanza con De Luca e poi al Carroccio. Da vicepresidente uscente della municipalità, il lavoro per provare a smorzare i problemi è già iniziato. «Ho chiesto di creare una strada alternativa per far passare i mezzi pesanti del cantiere e la Stretto di Messina si è detta disponibile».
Anche Sacha Cardile, il candidato di Sud chiama Nord, imprenditore con interessi in vari settori (lidi, cocktail bar e agenzia di viaggi), viene dal centrodestra: fino a pochi mesi fa è stato il coordinatore dei giovani di Forza Italia a Messina e molto vicino alla sottosegretaria Matilde Siracusano, grande sostenitrice dell'opera. Il Ponte? «La posizione è quella di Cateno - spiega - se lo devono fare, si faccia bene e indolore. La mancanza di chiarezza su cosa succederà crea preoccupazione».
Mai come adesso, con l'avvio dei cantieri fissato - secondo l'ultima versione del cronoprogramma cambiato più volte - a settembre, la campagna elettorale qui si gioca all'ombra del futuro pilone. «Non è vero, come vuole far credere qualcuno, che il voto delle persone non conta - conclude la pasionaria del fronte progressista - e l'ultimo referendum sulla giustizia lo ha dimostrato. Noi siamo le piccole pietre che hanno bloccato finora un gigantesco ingranaggio. È una mission impossibile, ma no pasaràn».


