giudiziaria
Via D'Amelio, l'ordinanza del gip e la reazione della procura: «Continueremo a fare il nostro dovere qualunque sia il prezzo da pagare»
Ordinati nuovi accertamenti, alcuni dei quali già effettuati. Il procuratore di Caltanissetta De Luca chiarisce la posizione del suo ufficio
Un'ordinanza di 216 pagine della Gip del tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, che dispone nuove indagini sulla pista nera, la procura che ricorre in Cassazione per l'abnormità dell'atto e gli Ermellini che ritengono infondato il ricorso. Su questo filo si muove l'ultimo strappo tra le toghe all'interno del palazzo di via Libertà a Caltanissetta. Il procuratore Salvatore De Luca, schivo alle telecamere, preferisce tracciare la linea dell'ufficio da lui diretto attraverso un lungo comunicato stampa.
Il procedimento del quale la procura di Caltanissetta aveva chiesto l'archiviazione è a carico di ignoti ed è stato aperto nel 2017, quindi nove anni fa. E tutto ruota attorno alle indagini per la strage di via D'Amelio. «È totalmente destituita di fondamento l’affermazione che così sono state imposte nuove indagini sulla cosiddetta pista nera alla Procura di Caltanissetta, che non voleva svolgere ulteriori accertamenti sul filone d’indagini», afferma De Luca ricordando che in «Commissione antimafia» ha escluso «la rilevanza solamente del filone di indagine riguardante il concorso nella strage di Capaci di Stefano Delle Chiaie, fondato sulle dichiarazioni di Maria Romeo e su asserite (giuridicamente inutilizzabili) dichiarazioni rese da Alberto Lo Cicero (collaboratore di giustizia) nel corso di colloquio investigativo». Su questo filone d'indagine già si è espresso il gip del tribunale di Caltanissetta Santi Bologna che ha archiviato il caso giudiziario mentre per Maria Romeo è in corso il processo dinnanzi al tribunale collegiale di Caltanissetta per false informazioni ai pm.
«La stessa gip Luparello, che aveva a disposizione il decreto di archiviazione - evidenzia De Luca - non ha disposto nuovi accertamenti sul filone Delle Chiaie, fatta eccezione per una ipotesi di falso materiale eventualmente consumato nel 1992 da parte di magistrato allora sostituto presso la Procura di Palermo (per verificare se una nota di trasmissione atti fosse stata firmata da un magistrato al posto di un altro). Si tratta di un’ipotesi, che, secondo le valutazioni di quest’Ufficio, palesemente non sussistite, perché frutto di un fraintendimento, per mancanza di adeguate informazioni da parte del gip Luparello, accertamento già ritenuto irrilevante da altro Giudice che, per l’appunto, ha disposto l’archiviazione, che, in ogni caso, non fornirebbe alcun elemento individualizzante a carico di Stefano Delle Chiaie e/o sulla attendibilità di Maria Romeo e Alberto Lo Cicero».
Per il procuratore capo di Caltanissetta «tutt’altra questione è la cosiddetta pista nera da un punto di vista generale.
Ho già più volte riferito dinanzi alla Commissione Antimafia che sono in corso indagini su altri filoni, tra i quali proprio la pista nera, e tale affermazione è presente, ovviamente in forma scritta, nella richiesta di archiviazione nel procedimento per la stragi del 1992 a carico di ignoti, riguardante il filone mafia e appalti, a firma di tutti i magistrati del gruppo di lavoro di questo Ufficio. Si tratta per altro di dichiarazioni e di richiesta di archiviazione ormai a disposizione di tutti, antecedenti alla sentenza della Corte di Cassazione. L’unica differenza tra i due filoni, rispettivamente mafia appalti e pista nera è che in relazione al primo (mafia e appalti) già ritenuto fondato da più sentenze irrevocabili (Capaci bis, Borsellino ter e quater), quest’Ufficio, per la prima volta in più di trent’anni, ha svolto approfondite indagini (e tale affermazione, allo stato, non ci risulta smentita da alcuno), individuando concreti e gravi elementi (secondo le nostre valutazioni) a sostegno di tale concausa delle stragi, che qui si ribadisce, non può essere sminuita a robetta di poco conto. Questa concausa è perfettamente compatibile con un concorso nelle strage di soggetti estranei a cosa nostra; concorso da me personalmente sostenuto nella requisitoria del processo cosiddetto depistaggio e ritenuto dalla relativa sentenza di appello. Pertanto chi afferma che questo Ufficio non vuole fare accertamenti sulla pista nera o non si è adeguatamente informato sulla vicenda o mente sapendo di mentire».
La procura di Caltanissetta attende ora di conoscere la motivazione della Corte di Cassazione, aggiungendo che «l’abnormità dell’atto è questione particolarmente complessa in fatto ed in diritto e che i punti sottoposti da questo Ufficio all’attenzione della Suprema Corte riguardavano soprattutto: la duplice competenza di due Gip dello stesso Ufficio sullo stesso fatto ascritto allo stesso indagato (Bellini Paolo), la lesione del diritto di difesa (che non riguarda il solo Bellini, ma tutte le altre persone in futuro indagate, perché ovviamente la Corte esprime generali principi di diritto) e, da un punto di vista pratico, l’utilizzabilità di alcuni degli accertamenti disposti dalla Gip Luparello per scadenza dei termini per le indagini preliminari (che secondo questo Ufficio potrebbe essere superata, sempre per motivi tecnico giuridici) solo da un provvedimento del Gip innanzi a cui è incardinato il procedimento a carico di paolo Bellini».
Secondo la procura di Caltanissetta «la mancata archiviazione del procedimento a carico di ignoti, iscritto nel 2017, di cui aveva già chiesto l’archiviazione l’allora Procuratore facente funzioni Gabriele Paci, costituisce un potenziale nocumento per le indagini, perché il relativo materiale probatorio è periodicamente a disposizione delle parti, con la conseguente necessità di aprire nuovi procedimenti, per esempio, a seguito di atto di impulso della Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, per mantenere il segreto delle indagini».
Per il procuratore De Luca «una parte degli accertamenti richiesti dalla Gip Luparello, soprattutto quelli a carico di Bellini Paolo, sono già stati svolti nell’ambito del procedimento a carico di quest’ultimo, nella disponibilità del Gip titolare del procedimento; altra parte è impossibile (ad esempio per la morte, già da tempo verificatasi, di persona da assumere a sommarie informazioni); mentre in relazione all’ultima parte questo Ufficio ha delegato indagini ancor prima della decisione della Corte, ed anche delle conclusioni della Procura Generale presso la Cassazione). In proposito giova evidenziare che si è già provveduto a richiedere al Gip proroga dell’iniziale termine concesso di mesi quattro onde svolgere tutti gli accertamenti disposti. Ribadisco, infine, che il gruppo di lavoro che io coordino, è orgoglioso di avere svolto attività che per oltre trent’anni nessuno aveva svolto, ritenendo di offrire al Giudice competente ed a tutta la società concreti elementi su “scomodi” avvenimenti sui quali, ovviamente, ciascuno trarrà le sue conclusioni. Certamente continueremo a fare il nostro dovere qualunque sia il prezzo da pagare».




