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Giulia Cecchettin, migliaia ai funerali. Il vescovo: “Pace anche per Filippo”

Di Redazione |

Milano, 4 dic. Migliaia di persone, circa 8mila, davanti al maxi schermo posizionato nella piazza davanti alla basilica di Santa Giustina a Padova per i funerali di Giulia Cecchettin, 22 anni, uccisa dall’ex fidanzato a Filippo Turetta. “Donaci, Signore, anche la pace del cuore, del mio cuore e del cuore di tutti i presenti, Chiediamo la pace del cuore anche per Filippo e la sua famiglia”, un passaggio dell’omelia del vescovo di Padova, Claudio Cipolla.

Tanti i ragazzi, con zaino in spalla, assistono in silenzio alla funzione religiosa, c’è chi indossa il nastro rosso contro la violenza sulle donne – come i familiari della studentessa uccisa – e tra gli adulti c’è chi stringe forte un rosario. “Un raggio di sole rapito alla vita”, si legge su un cartello sollevato da una ragazza con gli occhi lucidi.

La chiesa accoglie 1.200 persone di cui 40 familiari, tra cui papà Gino che siede in prima fila tra i due figli e che indossa il nastro rosso simbolo della violenza contro le donne. Nella chiesa sono presenti il ministro della giustizia Carlo Nordio, il governatore veneto Luca Zaia – che ha proclamato per oggi il lutto regionale – e quarantina di sindaci della zona. In una basilica gremita hanno trovato posto anche 360 tra conoscenti e amici della famiglia Cecchettin, tra cui i compagni di classe del fratello di Giulia. Tra chi è venuto ad abbracciare la famiglia di Giulia c’è anche Vincenzo Gualzetti, la cui figlia Chiara è stata uccisa tre anni fa.

Un lunghissimo applauso ha accolto la bara bianca, con sopra rose bianche, sia al momento dell’ingresso nella chiesa sia al momento dell’uscita. Il feretro era accompagnato dai familiari stretti, papà Gino e i due figli. “Essere qui è un dovere morale”, ha detto una delle ragazze in fila circondata da persone di ogni età che nonostante il freddo e la diretta televisiva hanno scelto di essere presenti per dare un segnale contro la violenza di genere.

Pochi i fiori, come voluto dalla famiglia che ha chiesto “opere di bene” nel nome della studentessa, accanto alla gigantografia appesa alla facciata con Giulia che sorride su un’altalena e la scritta ‘ti vogliamo bene’. Tra le corone funebri nella Basilica quella del presidente della Repubblica, della presidente del Consiglio e dei presidenti di Camera e Senato.

“La conclusione di questa storia lascia in noi amarezza, tristezza, a tratti anche rabbia ma quanto abbiamo vissuto ha reso evidente anche il desiderio di trasformare il dolore in impegno per l’edificazione di una società e un mondo migliori, che abbiano al centro il rispetto della persona (donna o uomo che sia) e la salvaguardia dei diritti fondamentali di ciascuno, specie quello alla libera e responsabile definizione del proprio progetto di vita”, ha detto il vescovo nell’omelia. “Questo impegno è indispensabile – ha continuato – non solo per garantire qualità di vita al singolo individuo ma anche per realizzare quei contesti sociali e quelle reti in cui le persone siano valorizzate in quanto soggetti in grado di dare un contributo originale e creativo”.

“Il sorriso di Giulia mancherà al papà Gino, alla sorella Elena e al fratello Davide e a tutta la sua famiglia; mancherà agli amici ma anche a tutti noi perché il suo viso ci è divenuto caro. Custodiamo però la sua voglia di vivere, le sue progettualità, le sue passioni”, ha detto ancora il vescovo.

“Di fronte alla morte di Giulia ma anche a quella di tante donne, bambini e uomini sopraffatti dalla violenza e dalle guerre, emergono tutti i nostri dubbi. Non solo ci chiediamo: davvero ci sarà la vita dopo la morte? Ma anche: ha senso impegnarsi se poi tutto si riduce a poca cenere?”, ha aggiunto.

“Amore: una grande parola, una parola che orienta alla alterità, che cerca il bene dell’altro, dell’altra. Io, con la mia concreta e personale esperienza, non so parlarne se non a partire dal Vangelo e da Dio ma anche per me il riferimento è così alto da sembrare irrealizzabile, come la profezia di Isaia. I nostri, anche se umani e responsabili, sono sempre tentativi di amore, e noi siamo sempre in cammino e sempre in ricerca della strada migliore. Forse voi giovani potete osare di più rispetto al passato: avete a disposizione le università e gli studi, avete possibilità di incontri e confronti a livello internazionale, avete più opportunità e benessere rispetto a 50 anni fa. Nella libertà potete amare meglio e di più: questa è la vostra vocazione e questa può e deve diventare la vostra felicità!”, ha affermato ancora il vescovo di Padova.

“Chi può abbassi la serranda, spenga una luce in un negozio, suoni il clacson, ognuno nel suo piccolo dia un segnale. In Veneto si faccia rumore per dire che i dati sulla violenza di genere sono inquietati, questa vicenda rappresenta uno spartiacque, deve essere una presa di coscienza culturale altrimenti va a finire che Giulia sarà dimenticata”, sono le parole di ieri del governatore Luca Zaia.

Bandiere a mezz’asta, lezioni mattutine cancellate all’Università di Padova, uffici comunali chiusi a Vigonovo, dove Giulia Cecchettin viveva, la sua gigantografia che farà da cornice davanti alla basilica a Padova, restituiscono solo in parte quanto la comunità veneta, e non solo, sia stata colpita da una storia che riguarda anche la famiglia Turetta.

Un secondo funerale ‘privato’ viene quindi celebrato a Saonara. Una cerimonia più intima, dopo la funzione ‘pubblica’ a Padova, nella città in cui la studentessa di Ingegneria biomedica ha frequentato da piccola la scuola e dove la famiglia Cecchettin, che vive a soli tre chilometri da qui, è molto conosciuta. Nella chiesa di San Martino possono accedere solo i parenti e gli amici stretti, ma fuori è stato allestito un maxi schermo per permettere ai concittadini – già numerosi – di assistere alla funzione religiosa. Una partecipazione sollecitata anche dall’amministrazione comunale che ha anticipato la fine delle lezioni per consentire ai ragazzi di partecipare al funerale. La bara di Giulia, coperta da rose bianche e con accanto la sua foto sorridente, è già ai piedi dell’altare, in prima fila c’è papà Gino e i due figli.

C’è anche una foto di Giulia che abbraccia la mamma Monica su uno schermo presente nella chiesa gremita di ragazzi, seduti anche sui gradini dell’altare. Il celebrante, don Francesco Monetti, ringrazia i presenti e anche chi affolla il sagrato, dopo la “partecipazione straordinaria di Padova. Giulia ha parlato col suo silenzio, ha smosso, ha scosso”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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