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”Il Muos di Niscemi è abusivo”

”Il Muos di Niscemi è abusivo” Otto indagati per reati ambientali

La Procura: sequestro per impedire che i lavori proseguissero

Di Mario Barresi |

Caltagirone. Per la Procura di Caltagirone «il sequestro va effettuato per impedire che la libera disponibilità dell’immobile aggravi le conseguenze del reato ancora in permanenza». Già, perché a Niscemi la polizia giudiziaria lo scorso 3 marzo, anche tramite rilievi aerei, aveva “pizzicato” ruspe tutt’altro che ferme e operai tutt’altro che con le mani in mano, come denunciato dagli attivisti No Muos. «Si evince come all’interno della struttura siano ancora presenti mezzi e personale intento a protrarre i lavori di edificazione e ciò nonostante l’avviso di pubblicazione della sentenza del Tar sia stato trasmesso a tutte le parti costituite, potendosi per tanto presumenre la conoscenza del contenuto del provvedimento». Questo è uno dei passaggi–chiave delle 34 pagine della richiesta di sequestro dell’impianto di contrada Ulmo, al quale sono stati posti i sigilli lo scorso 1º aprile, come disposto dal gip di Caltagirone, Salvatore Ettore Cavallaro. E a Caltagirone ci sono sette persone indagate in concorso «per violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio per aver eseguito opere in assenza di autorizzazione o in difformità da essa o per aver omesso la vigilanza sull’attività urbanistico edilizia». Si tratta di Giovanni Arnone, che nel 2011 era dirigente dell’assessorato regionale Territorio e ambiente; Mauro Gemmo, presidente della “Gemmo Spa”; Adriana Parisi, responsabile della “Lageco”, che si aggiudicò l’appalto per la costruzione del Muos Gemmo spa ha formato l’Ati (Associazione temporanea di imprese) “Team Muos Niscemi”; Giuseppe Leonardi, direttore dei lavori; Concetta Valenti, titolare della “Calcestruzzi Piazza Srl”; Carmelo Puglisi, della “Pb Costruzioni” e Maria Rita Condorelli della “Cr Impianti srl”. Nell’inchiesta anche un cittadino americano, «appartente alla flotta Nato». Inoltre, ci sarebbero «ulteriori indagati in corso di identificazione». Una curiosità: la “Gemmo”, come ricorda il movimento No Muos, oltre a essere «già nota per i lavori di allargamento della base “Dal Molin” di Vicenza», è stata finanziatrice della campagna elettorale dell’Mpa dell’allora aspirante governatore Raffaele Lombardo. Nel 2008, infatti, l’azienda con sede legale ad Arcugnano, nel Vicentino, versò 15mila euro come regolare contributo elettorale. Nella richiesta di sequestro, il procuratore Giuseppe Verzera rivela alcuni nodi decisivi. «A tutt’oggi – scrive il pm – il governo americano non ha fornito alcuna informazione circa le generalità del committente dei lavori». L’inchiesta sul Muos, all’epoca lanciata dal procuratore Francesco Paolo Giordano, parte da una notizia di reato contenuta in una deuncia del Comune di Niscemi del 14 settembre 2011, sul nuovo impianto in aggiunta alle 46 antenne già presenti nella stazione radio di contrada Ulmo. L’amministrazione militare americana dichiarò che «i lavori previsti erano di “continuazione delle attività già in essere nell’area”». Ma, carte alla mano, Verzera sostiene che «è dubbio che le nuove opere possano essere una continuazione delle precedenti, si tratta di una nuova stazione radio e al riguardo basterebbe riflettere sull’enorme divario della scala delle frequenze tra l’esistente e il nuovo sistema». Nel mirino della magistratura, ovviamente, le autorizzazioni, definite «macroscopicamente illegittime». Il riferimento è alla Riserva naturale della Sughereta di Niscemi, all’interno della quale c’è la base militareriserva niscemese della Sughereta, dentro i cui limiti sorge la base militare. «L’articolo 4 del decreto istitutivo – scrive il pm di Caltagirone – prescrive una serie numerosa di divieti fra cui la demolizione e ricostruzione dell’immobile». In base a ciò, «non può assolvere all’onere della motivazione l’inciso che si legge nel verbale di sopralluogo istruttorio del 6 giugno 2008 laddove si afferma testualmente: “Non si ritiene che la realizzazione del sistema di comunicazioni utenti mobili (Muos) nel sito radio Us. Navy di Niscemi possa avere impatto negativo sotto il profilo ecologico e paesaggistico con l’ambiente circostante, risultando, quindi, compatibile con le finalità di conservazione del Sic Sughereta di Niscemi”». Duro il giudizio sull’operato della Regione, i cui vertici amministrativi «hanno trattato la vicenda come una normale costruzione abusiva di privati, senza alcuna differenza rispetto al colossale impianto che si stava attrezzando, verso cui la cura degli interessi pubblici avrebbe dovuto essere al massimo livello». Alla luce degli atti il movimento No Muos rafforza la soddisfazione esternata nel giorno del sequestro: «Una richiesta che dà ragione su tutta la linea agli attivisti No Muos e che dimostra la superficialità con cui sono state concesse le autorizzazioni del Muos all’interno di un’area così sensibile». Il provvedimento «adesso sarà al vaglio del Riesame». Ma la partita decisiva si giocherà il 15 aprile al Cga di Palermo, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva, presentata dal ministero della Difesa, avverso la sentenza del Tar che ha dichiarato di fatto l’illegittimità delle autorizzazioni del Muos. Ovvero: il pilastro giuridico sul quale poggia il sequestro disposto dalla Procura. Se dovesse cadere questo, sarebbe un caos da manuale del diritto internazionale. twitter: @MarioBarresi

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