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Opera Roma, il Trovatore e l’assoluto

Di Redazione |

ROMA, 9 MAR – La follia della guerra, l’irrazionalità dettata dai sentimenti opposti nelle sue espressioni più estreme come la passione e il dolore, l’accecamento che porta a morire per..o ad uccidere chi… in realtà si dice di amare di più. Il Trovatore è l’opera più cruda del maestro di Busseto e nella messinscena del Teatro dell’Opera di Roma, che la celebra dopo 16 anni di assenza, tutto questo viene rappresentato con una scelta temporale originale, la Grande Guerra. Anche se senza dubbio non sono pochi i riferimenti e le letture possibili del mondo contemporaneo. Cupa insomma ma molto efficace la regia di Alex Olle’, del collettivo Fura dels Baus che mai delude, per l’opera del musicista di Busseto. L’incubo si ripete nelle scene astratte firmate da Alfons Flores, nelle luci di Us Schonebaum, i costumi di Lluc Castells. Sul podio il bravo Jader Bignamini, che dopo Aida e Traviata affronta a pieni voti il suo primo Trovatore, forte di un’orchestra e un coro che lo seguono con grande passione.

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