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L'intervista

«Non si è magistrati solo nelle aule di giustizia»

Dal caso Apostolico alla violenza al giardino Bellini. Parla il presidente dell’Anm etnea, Giancarlo Cascino Il giudice non nasconde la preoccupazione sull’ipotesi del maxi concorso.

Di Laura Distefano |

Dal caso Apostolico – (ri)evocato tra le righe nel corso della cerimonia dell’anno giudiziario – alle voci di corridoio che si rincorrono su un maxi reclutamento di magistrati voluto da ministro della Giustizia Carlo Nordio. In mezzo gli scandali delle toghe, l’estremo bisogno di legalità e prevenzione nel tessuto sociale e la futura convivenza con l’intelligenza artificiale. È stato questo il fil rouge di un «confronto» ad “armi pari” con il giudice della Corte d’Appello di Catania Giancarlo Cascino, da qualche mese nominato alla presidenza della giunta distrettuale etnea dell’Anm. Un ruolo che ha assunto «con spirito di servizio» e con l’obbiettivo «di poter lasciare un segnale». «Io credo che una magistratura impegnata in un’attività associativa debba uscire dalle aule di giustizia. La vera missione è quella di lavorare sulla società. Qui operiamo di repressione, fuori dobbiamo lavorare sulla prevenzione. E per questo abbiamo un progetto con 85 scuole sulla legalità. Dove parliamo di sicurezza stradale, di rischi dell’assunzione di droghe, dei pericoli legati a bullismo e anche di rispetto dell’altro. E quindi della donna», è l’impegno di Cascino.

Ieri la giunta Anm ha diffuso una nota molto critica sull’ipotesi di un concorso straordinario in magistratura. Cosa succede?«Siamo attivamente impegnati nel monitoraggio delle notizie sul punto. L’idea di bandire concorsi straordinari riservati ad alcune categorie, scelte ad arbitrio del Governo e senza adeguate garanzie selettive in relazione al principio di parità nell’accesso, avrà solo l’effetto di mortificare, in uno con la magistratura, il merito, l’impegno e la passione dei giovani laureati, di quanti hanno svolto stage presso gli uffici giudiziari e di quanti si stanno impegnando nel loro sogno di giovani laureati che ambiscono a diventare magistrati».

Caso Apostolico. La decisione della Cassazione è stata forse la risposta più “sana” alle polemiche?«Certamente. Se esiste una separazione dei poteri, questa deve essere la linea di demarcazione. Il giudice deve rispettare le leggi, ma il politico deve rispettare le decisioni. Non si può passare da una doverosa, nella democrazia, censura al provvedimento a una censura del magistrato che lo ha scritto».La toga però il giudice non la indossa solamente all’interno di un’aula di giustizia.«Il giudice nel proprio spazio privato è libero di fare quello che ritiene perché è uno spazio riservato, al di fuori di quello spazio non può non indossare interiormente quella toga che indossa al Palazzo di Giustizia. E quindi la moderazione nei comportamenti e nell’attività pubblica si impone come si impone all’interno di un’aula giudiziaria».

Riforma Cartabia. Si avverte un po’ di confusione. È davvero così?«Il pericolo che si corre è che ogni governo voglia dare una propria impronta al servizio Giustizia e se questo comporta smentire ciò che era stato detto da un governo precedente di un’altra coalizione questo fa correre il rischio anche di perdere ciò che era stato fatto di buono prima. Io penso che serva pensare a un aumento delle risorse della magistratura e non sull’eutanasia dei processi. La giustizia deve essere certa e quindi lavorare soltanto sul metodo, dando dei tempi massimi, per cercare di smaltire dei procedimenti che non si è potuto gestire (e certamente non voluto) è per me e la sottoscrizione di un fallimento».

Lei ha parlato di legalità. Lo stupro al la Villa Bellini impone una riflessione.«Io penso che oltre al problema sociale serva la mano istituzionale. Si è parlato molto della mancanza di vigilanza della villa per una carenza di vigili urbani. Ma io penso che accanto alla gestione oculata della cosa pubblica ci possa essere anche quella creativa. Ci sono moltissime associazioni (carabinieri, poliziotti, finanzieri in congedo) che sarebbero felici di fare un’attività di ausilio all’ordine pubblico».

Guardiamo al futuro. Intelligenza artificiale e magistratura possono coesistere?«L’intelligenza artificiale nel lavoro del magistrato, cui dedicheremo un apposito convegno di Anm, utilissima nella collaborazione e ausilio al lavoro del magistrato nella collazione del materiale da giudicare, mai potrà supplirne e prendere il posto nella sua funzione più importante, la decisione».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA