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Stupro di gruppo, il Riesame: «Determinazione criminale non comune degli indagati»

Sono state depositate le motivazioni che confermarono il carcere ai maggiorenni indagati per la violenza alla Villa Bellini

Di Laura Distefano |

Non sono stati «spettatori», come si sono «autodefiniti», ma facevano parte «del branco» che il 31 gennaio scorso ha violentato la tredicenne in un bagno della Villa Bellini. Le motivazioni del Tribunale del Riesame, che ha confermato il carcere a due dei 7 egiziani coinvolti nello stupro di gruppo, sono state depositate.

«Quadro indiziario solido»

La quinta sezione penale – composta dalla presidente Gabriella Larato e dalle giudici Laura Benanti e Chiara Raffiotta – non fa alcun passo indietro rispetto all’ordinanza del gip Carlo Cannella. «Le dichiarazioni della vittima, del fidanzato presente ai fatti, gli accertamenti medici, le analisi dei Ris sui reperti in sequestro» mostrano un «quadro indiziario più che solido» a carico degli indagati.La difesa ha cercato di evidenziare alcuni tentennamenti nella testimonianza del fidanzatino. Ma per il Riesame i dubbi iniziali manifestano la sincerità di quanto raccontato ai carabinieri, alla pm Anna Trinchillo e al procuratore aggiunto Sebastiano Ardita. «Va sottolineato che dopo un dubbio iniziale» il giovane «affermava di riconoscere il numero 4 specificando che la sera del 31 portava gli occhiali da vista». Un particolare, quello del fatto che uno degli indagati portasse le lenti, che ha trovato conferma anche dall’egiziano che ha collaborato con la magistratura. «Il dubbio iniziale – scrive il Riesame – dimostra l’attenzione del testimoni anche ai particolari e l’assoluta credibilità del riconoscimento effettuato e del complessivo racconto del ragazzo».

Il video incastra gli egiziani

Un altro dato che certifica la credibilità del ragazzo è anche il video che ritraeva i due fidanzatini mentre passeggiavano alla villa. Il filmato che è «stato mostrato da uno degli aggressori come riferito da entrambi» è stato trovato nella memoria dello smartphone di uno degli indagati.Il Riesame sottolinea «la linearità, coerenza e credibilità di un racconto drammatico nella descrizione di fatti di elevata violenza e sopraffazione». I due «nonostante l’incubo vissuto» hanno fornito «una versione coincidente con l’altra».

«Pervicacia e determinazione criminale»

Severo il giudizio finale: «Lo spregio con cui gli indagati hanno violato la libertà sessuale e personale della giovane vittima costringendo all’impotenza il fidanzato sono dati sintomatici di una pervicacia e determinazione criminale non comune».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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