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Cronaca

L’Antimafia negli States sulle orme della “New Connection” di Cosa Nostra

Di Redazione |

WASHINGTON – Dalla «Pizza connection» degli anni Ottanta, con Giovanni Falcone, alla «New Connection»: è stata l’ultima inchiesta della Dda di Palermo ad aver indotto la commissione Antimafia a fare una missione negli Usa per approfondire i legami tra la mafia siciliana e quella italo-americana, che dopo 30 anni mostrano ancora forti legami.

«La “New Connection” ha dato il là alla nostra visita», ha spiegato il presidente della commissione antimafia Nicola Morra alla stampa italiana, a margine di un ricevimento nella residenza dell’ambasciatore italiano a Washington Armando Varricchio.

«Noi continuiamo a vivere la mafia sulla nostra pelle ma abbiamo saputo sviluppare gli anticorpi», ha sottolineato l’ambasciatore. E tra questi anticorpi ci sono la commissione antimafia e la convenzione Onu di Palermo per la cooperazione internazionale contro la criminalità organizzata, di cui quest’ anno ricorre il ventennale. «E questo è il secondo motivo che ci ha spinto a venire qui», ha proseguito Morra, sottolineando il bisogno di aggiornare la convenzione alla luce anche dei cambiamenti intervenuti nel frattempo, «dalle criptovalute alla shadow banking e al deep internet».

La priorità, avverte, resta sempre quella di continuare ad «internazionalizzare la necessità della cooperazione internazionale, in un mercato dei capitali globali, per combattere le organizzazioni criminali, spesso simili alla mafia, come in Russia, in Cina, in Albania, in Moldova».

Ma anche in Usa, dove New Connection ha scoperto che le «famiglie mafiose caldeggiavano la ricostituzione di una cupola unica e dove i cugini Tommaso e Francesco Inzerillo facevano affari criminali grazie alla potente famiglia Gambino di New York». O in Messico, dove ci sono i cartelli dei narcotrafficanti, e in altri stati del sud America, dove ci sono emissari delle cosche calabresi.

La commissione guidata da Morra – presente anche l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, già procuratore antimafia – ha incontrato ieri a Washington dirigenti della Dea, del dipartimento di giustizia e della Corte Suprema, nonché del Congresso Usa. Oggi la proseguito la sua missione con una visita alla base di Quantico (Virginia), dove ci sono reparti dell’Fbi e della Dea e dove è stata deposta una corona di fiori alla statua del giudice Giovanni Falcone, uno degli ispiratori della convenzione di Palermo. Domani e venerdì sono in programma incontri a New York con dirigenti giudiziari, dell’Fbi, dell’anti terrorismo e dell’Interpol.

Nel corso della visita, ha riferito Morra, è stato affrontata anche la vicenda di Ferdinando Gallina, detto Freddy, il boss di Carini arrestato a fine 2017 a New York e di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione: «L’atteggiamento è stato positivo, da parte del dipartimento di giustizia c’è la massima attenzione e la volontà di seguire il caso». COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA