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Sicilia: l’economia va a rotoli, ma c’è il boom dei ristoranti

Di Redazione |

PALERMO  – C’è il boom delle aziende che vendono on line, «più che triplicato rispetto a dieci anni fa»; c’è l’impennata del numero dei ristoranti, «il 5,9 per cento del totale nazionale»; e c’è la conferma dell’appeal del vino made in Sicily: tra le prime 11 imprese vitivinicole italiane con più di dieci milioni di fatturato, «ben quattro sono siciliane». Ma c’è anche un mercato del lavoro in «apnea perenne: meno diecimila occupati il dato calcolato per la fine di quest’anno, meno tremila quello stimato per il 2020». E c’è un tessuto produttivo che sopravvive «in modalità Lilliput: popolato da microimprese per il 92,3 per cento e con una dimensione media, per impresa, di 4,5 addetti».

Ecco le luci e le ombre dell’economia siciliana: «Una tartaruga che si muove con l’incertezza di chi segna un passo avanti e due indietro. Nonostante ben diciassette legislature e 59 governi dell’Autonomia». E a dispetto dei decenni di politiche, interventi, patti e misure più o meno ragionatì. L’immagine che ne viene fuori è quella di un’Isola precariamente appesa a un filo, come titola (Appesi a un filo. Boom virtuali, economia lilliput, lavoro in apnea) il secondo numero di Zoom Sicilia, il report Cisl-Diste di analisi congiunturale e outlook delle tendenze sociali e dell’economia.

Un report che come detto fotografa la disastrosa economia siciliana, ma qui vogliamo invece soffermarci sui lati positivi che emergono da Zoom Sicilia. Primo, i ristoranti:  è il mondo della ristorazione quello in cui il made in Sicily brilla indubbiamente. E non solo perché l’Isola vanta 17 ristoranti stellati di cui due – a Licata e Ragusa – con doppia stella, ma perché «il settore va al galoppo nonostante l’economia arranchi».

Negli ultimi otto anni, si legge, il numero dei ristoranti in Sicilia è cresciuto a un ritmo quasi doppio di quello nazionale collocando l’Isola all’ottavo posto tra le regioni. Si contano 8489 imprese di ristorazione: un aumento di 2847 ristoranti pari al +50,5% contro il dato nazionale del +27,4%. Il 27% dei locali è nelle mani di donne, il 17% di under 35, il 6% da stranieri. Sul piano provinciale, Siracusa è leader indiscussa. Tra il 2011 e il 2019 la crescita, nel territorio aretuseo, è stata del 72%. Seguono Catania, Palermo e Trapani, tutte con un incremento di oltre il 50% in otto anni.

Bene in Sicilia anche il settore dell’online, anche se con numeri che sono ancora lontani da quelli del resto d’Italia. Secondo il report di Cisl-Diste, cresce il numero delle famiglie che usano internet da casa (64,8% ) ed è “più che triplicato rispetto a dieci anni fa” il numero delle aziende che vendono on line.

Secondo il report, la quota di famiglie che accedono a internet da casa mediante banda larga risulta in crescita e si attesta sul 64,8%. Un dato positivo ma lontano dal 76,9% del nord-est e dal 76% del nord-ovest. Gli internauti che acquistano on line sono il 44,2% a fronte di una media nazionale del 55,9. Un divario digitale «da ricondurre soprattutto a fattori generazionali e culturali», nel senso che le famiglie più connesse sono quelle con almeno un minore o un laureato, meno connesse quelle con anziani o in cui il livello degli studi non va oltre la licenza media. «La chiusura del digital divide – sottolinea la Cisl – va assunta come imperativo. Perché rendere più diffuse le opportunità che le moderne tecnologie offrono, aiuta a ridurre gap, diseguaglianze, disparità».

Ad avere alzato la saracinesca sul mercato virtuale sono quasi 1250 imprese dell’Isola, dato più che triplo rispetto a quello di dieci anni prima ma residuale sul piano nazionale. Rappresenta infatti solo il 6,1% dell’e-commerce del Paese. Per quanto riguarda le tecnologie digitali, tra le aziende siciliane impegnate a cavalcare la new digital wave, il 73% (60% il dato nazionale) sono ancora ferme ai nastri di partenza e la dimensione aziendale appare come discrimine riguardo all’uso di queste tecnologie. Sono le imprese più grandi a manifestare “una propensione nettamente superiore”. Nel dettaglio, il 21% delle aziende siciliane risulta legato a gestioni di tipo tradizionale; il 52% utilizza strumenti digitali di base; il 21% si avvale in parte di processi digitalizzati; il 3% applica con successo i principi di Impresa 4.0 ma solo il 2% mostra di aver conseguito la maturità nell’impiego delle tecnologie emergenti.

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