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Sanità, il declino di “Lady tampone” dal potere assoluto sul Covid agli stop dell’assessore Volo

Francesca Di Gaudio al vertice del Cqr e primaria al Villa Sofia di Palermo, con l’emergenza pandemia ha avuto più competenze e fondi. Ma ora l’aria è cambiata

Di Redazione |

Il Covid non fa più paura. Ma in Sicilia garantisce ancora soldi e potere. Sul piatto ci sono gli 800 milioni del Pnrr per realizzare le strutture sanitarie sui territori, sui quali la Regione assicura di essere in linea con tempi e obiettivi, nonostante fino a ieri il Codacons invocasse «il commissariamento della sanità siciliana» da parte del ministro Orazio Schillaci.Ma, in nome dello stato d’emergenza (e non solo) ci sono altre dinamiche che hanno consolidato alcuni assetti della sanità regionale. Come ad esempio la suddivisione dei 35,8 milioni di fondi del Pnc (Piano nazionale per gli investimenti complementari) sugli interventi del Pracsi (Programma Salute, Ambiente, Biodiversità e Clima. Un tesoretto che la Regione, si evince dall’Istituto superiore di Sanità, ha quasi tutto investito sulla «frazione Salute»; ben 32,8 milioni. La parte più sostanziosa di risorse è stata già distribuita, nelle prime due tranche (5,8 e 16,6 milioni) su cinque complessive.

La parte del leone

A fare la parte della leonessa è la sanità palermitana. Ma non tutta. L’Asp di Palermo nel primo elenco resta a bocca asciutta, a fronte di soldi per tutte le altre otto, con 1,5 milioni per Messina e 530.813 per Catania. Il mattatore è il Villa Sofia-Cervello: 1,7 milioni (il 29% della prima tranche) di cui 975.900 euro per l’Unità operativa complessa di Cqrc (Controllo qualità e rischio chimico) e 720mila euro a Ematologia a indirizzo oncologico. Nel secondo elenco, da oltre 16 milioni, ricompare l’Asp di Palermo con 2,2 milioni. Dei quali ben 1,8 per «verifica vulnerabilità sismica, adeguamento strutturale ed impiantistico» e appena 450mila euro al dipartimento Prevenzione. Poca roba, così come le risorse assegnate in seconda battuta al Policlinico di Palermo: 1,4 milioni, tutti per un “microscopio confocale con laser bianco e modulo Sted” curiosamente destinato all’anatomia patologica. L’acquisto, che l’assessorato voleva anticipare al primo step, è stato congelato dall’ex commissario Salvatore Iacolino per un presunto «errore di trasmissione». Pure nella seconda tranche (terza e quarta di minore entità, l’ultima non resa nota) del Pnc, le maggiori risorse vanno al Cqrc di Villa Sofia: 3.578.500 euro. In tutto, con i 130mila euro delle assegnazioni successive, si arriva a 4.684.400 euro.

Il conflitto d’interessi

Il dato economico esplicita un preciso assetto, consolidato nell’emergenza Covid. Con un potenziale conflitto d’interessi che solo ora è finito sul tavolo dell’assessore alla Salute, Giovanna Volo. Con l’Iss il referente amministrativo della Regione per il Pracsi è Francesca Di Gaudio. Che è anche responsabile del Cqrc del Villa Sofia-Cervello, asso pigliatutto dei fondi. Un profilo di incompatibilità però non rilevabile quando, il 24 novembre 2022, l’allora capo del Dasoe, Mario La Rocca, la delegò, al posto del dirigente Franco Grasso Leanza.

Chi è Francesca Di Gaudio

Di Gaudio non è una qualsiasi. A Palermo, durante il Covid, alla ricercatrice universitaria , originaria di Pollina, i colleghi invidiosi hanno attribuito il soprannome di “Lady Tampone” per l’enorme potere accumulato. Da responsabile del Crq (Centro regionale qualità) che ha monopolizzato la gestione dei test in tutta la Sicilia, dapprima affidata ai Policlinici di Palermo e Catania. Molto stimata da Ruggero Razza e dagli ex dirigenti (oltre a La Rocca anche Letizia Di Liberti) e in simbiosi con i commissari Covid di Palermo e Catania, Di Gaudio nel doppio ruolo catalizza risorse finanziarie, umane e scientifiche. Con poteri sconfinati: coordina le verifiche dei laboratori di biologia molecolare che analizzano i tamponi e la rete di sequenziamento; e soprattutto ricopre il ruolo di primario di uno dei laboratori di riferimento, il Cqrc di Villa Sofia-Cervello, che tramite la Protezione civile (di cui sovrintende gli acquisti) riceve milioni di euro fra attrezzature e reagenti, con 40 unità di personale aggiuntive a disposizione. La comunità scientifica siciliana si chiede quale sia stata la matrice di certe scelte, avversate dal Cts regionale: dall’acquisto dei test sierologici qualitativi all’uso dei tamponi antigenici nei drive-in, col rischio di indurre una falsa rassicurazione e alimentare la diffusione del virus.Il Cqrc del Villa Sofia-Cervello, con decreto della Protezione civile regionale, diventa «ente attuatore» per il «Centro Tecnico Laboratoristico destinato all’emergenza Covid-19». Uno status che consente alla Regione di potenziare il reparto di Di Gaudio con strumenti e personale. Ma soprattutto risorse: la più ingente è di 3 milioni (a doppia firma di La Rocca) dal Fondo sanitario regionale come «contributo annuale finalizzato al funzionamento delle attività».

Il dubbio sui requisiti

Da aprile 2022, scaduto lo stato d’emergenza nazionale che in Sicilia è stato prorogato al 31 dicembre scorso, il Cqrc di Di Gaudio è a totale carico della Regione. Come si giustifica l’esistenza di un mega-centro per la «diagnostica in generale» in base all’attuale quadro epidemiologico? E poi, visto che, oltre quelle sul rischio clinico, assume competenze su diagnostica microbiologica di laboratorio e sorveglianza epidemiologica delle malattie, si pongono altri dubbi. Il reparto del Villa Sofia, concepito come “braccio tecnico” del Centro regionale, con i nuovi compiti diventa di fatto controllato e controllore di se stesso. Inoltre, qualcuno, tra gli addetti ai lavori, solleva una questione di requisiti: Di Gaudio, laureata in Chimica, può guidare da primaria una struttura che ora si occupa anche di biologia molecolare, sequenziamento dei tamponi e analisi sierologiche? Sulla ricercatrice (e non professoressa, come si firma in alcuni atti) nel bando 2021/23 della classe di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica, la commissione esplicita come «non abbia ancora raggiunto la maturità scientifica per il conseguimento dell’abilitazione scientifica al ruolo di professore di seconda fascia. L’assessorato ha disposto per lei un’inconsueta “proroga condizionata” alla «positiva valutazione» di un «nominando Collegio tecnico» e all’«eventuale rigetto dell’impugnativa» proposta al Tar contro il protocollo fra Regione e Università di Palermo, che prevede criteri più stringenti e procedure pubbliche di selezione per diventare primario. Ma resta in sella, in forza di regole non più vigenti al momento del rinnovo.

L’ultimo colpo di scena

Ora i segnali che arrivano da piazza Ottavio Ziino non promettono nulla di buono. C’è il beneficio del dubbio sull’avallo politico di Giovanna Volo sugli ultimi colpi di coda dell’ex dirigente La Rocca sugli interessi (Pracsi e non solo) di Di Gaudio: l’assessore non controfirma gli atti e non è inserita fra i destinatari. E poi, oltre allo stop al super microscopio al Policlinico, anche il dietrofront sul ddg 122 del 13 febbraio scorso (sempre a firma La Rocca) che conferiva al Cqrc Villa Sofia-Cervello le funzioni di accreditamento e coordinamento dei centri oncologici siciliani che effettuano i test genetici.L’ultimo colpo di scena è molto palermitano: l’assessorato alla Salute, su indicazione di Volo, con un atto del dirigente del Dasoe, Salvatore Requirez, ha sbloccato l’iter di “trasloco” del Cqrc dal Policlinico (dov’era inizialmente previsto) al Villa Sofia-Cervello, dove è stato spostato nel 2014, con circa 600 metri quadri a disposizione. Mantenendo al “Giaccone”nell’azienda universitaria un pied-à-terre di 250 metri quadri, con spese di gestione a carico dell’azienda universitaria, pur senza un ritorno in termini di prestazioni e servizi.L’impero di “Lady Tampone”, quello in cui nel precedente governo regionale non tramontava mai il sole, è giunto al capolinea? Non è detto. Intanto Di Gaudio incassa un’importante vittoria giudiziaria. Assistita dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ottiene dal Tribunale di Roma, in funzione di Giudice del Lavoro, il diritto – negato nel 2022 – di essere inserita nell’elenco nazionale degli idonei alla nomina di direttore generale delle aziende del Ssn anche in regioni con più di 500mila abitanti. E quindi, ricordano i legali, «ha pieno titolo a partecipare alle procedure, attualmente in corso, per la nomina dei manager siciliani». Decisivo, ai fini del giudizio, è stato il nuovo punteggio attribuito a Di Gaudio in veste di docente di “Governo della Diagnostica di Laboratorio” al Cefpas di Caltanissetta. Tenuto nel 2021, fra un incarico di vertice e l’altro, in piena pandemia. Insegnava agli aspiranti manager. E adesso perché non può diventarlo anche lei? Al governo di Renato Schifani, che in sanità ha segnato una discontinuità col recente passato, la patata bollente.Twitter: @MarioBarresiCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA