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Trafficavano droga e rifiuti e incassavano fino a 50mila euro al mese: 27 arresti a Palermo, i nomi

Il blitz dei carabinieri: 17 in carcere e 10 ai domiciliari. Controllavano piazze di spaccio e rubavano anche auto

Di Redazione |

I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Palermo, su richiesta della procura nei confronti di 27 persone indagate, a vario titolo, accusati di detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo e clandestine, ricettazione, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, furto ed estorsione.

Il giudice ha disposto il carcere per 17 mentre per 10 sono stati decisi i domiciliari. Sono stati sequestrati un’area in cui venivano stoccati i rifiuti, un’abitazione e un autocarro di proprietà della ditta incaricata del trasporto del materiale lavorato.

L’attività d’indagine è stata condotta dai militari del nucleo operativo della compagnia San Lorenzo e ha consentito di fare luce su quattro piazze di spaccio nei quartieri di San Giovani Apostolo (ex Cep), Borgo Nuovo e Cruillas di Palermo. Gli indagati avevano, secondo l’accusa, la disponibilità di armi clandestine, ed oltre alla gestione dello spaccio di droga si occupavano del traffico di rifiuti senza alcuna autorizzazione e rubavano decine di auto e furgoni tentando l’estorsione ai proprietari con metodo del «cavallo di ritorno». Per ogni mezzo la banda chiedeva mille euro per restituirlo.

Le indagini sono iniziate nel settembre del 2020 e fino a marzo 2021, si sono concentrate su un giovane di 34 anni che si trova in carcere dopo aver trascorso un periodo ai domiciliari. Lui avrebbe diretto, secondo i carabinieri l’organizzazione della raccolta dei rifiuti, insieme ad altri 5 indagati. Oltre a stoccare gli oggetti di ferro raccolti in modo illecito, i rifuiti venivano lavorati in un terreno vicino alla sua abitazione abusiva e poi trasportati grazie al titolare di un’azienda il cui titolare è finito ai domiciliari. L’imprenditore, secondo gli inquirenti, metteva a disposizione i propri mezzi, consentiva la compilazione dei formulari per la successiva vendita a ditte della Sicilia e di altre regioni, impegnate nel campo edile, siderurgico e del trattamento di materiale metallico, con guadagni stimati che potevano arrivare anche a 50mila euro mensili.

Gli indagati

Gli indagati nell’operazioni su spaccio di droga, armi e gestione dei rifiuti sono: in carcere Salvatore Paolo Cintura, 34 anni, Salvatore Bevilacqua, 33 anni, Mirko Cannariato, 29 anni, Vincenzo Cannariato, 24 anni, Giuseppe Cintura, 39 anni, Giuseppe Cintura, 37 anni, Salvatore Giuliano, 37 anni, Giuseppe Guttuso, 32 anni, Santo Lo Monaco, 57 anni, Bartolomeo Militello, 25 anni, Filippo Montagnino, 26 anni, Giovanni Montagnino, 32 anni, Giuseppe Oneri 26 anni, Michele Patriziano, 25 anni, Francesco Paolo Reina, 23 anni, Giuseppe Reina, 53 anni, Andrea Tocco, 33 anni. Ai domiciliari, Salvatore Di Caccamo, 42 anni, Vincenzo Montalbano, 49 anni, Giuseppe Renda, 41 anni, Vicenzo Seidita, 51 anni, Pier Paolo Davì, 35 anni, Giuseppe Di Francesco, 36 anni, Pietro Madonia, 53 anni, Ignazio Pillitteri, 31 anni, Girolamo Rao, 41 anni, Ettore Rositano 38 anni.

Da Salvatore Giuseppe Cintura, 34 anni, indagato chiave dell’operazione dei carabinieri Balteus ci andavano tutti nel quartiere Cep, Borgo Nuovo e Cruillas. Cintura soprannominato «Buddha» o «u pacchiuni» viene definito nell’ordinanza del gip Fabio Pilato il «dominus». Nel corso delle indagini, fra il 2020 e il 2021, il 34 enne di trovava ai domiciliari. Autorizzato andava a lavorare in un bar, ma da qui avrebbe controllato e gestito gli affari. Si rivolgevano all’uomo di riferimento del quartiere Cep la mamma che non riusciva a riposare perché c’era un gruppo di ragazzi che faceva chiasso. Cintura la rassicurava «Più tardi ti mando un amico mio». Inoltre stabiliva chi poteva rubare o non rubare le auto. Un ragazzo aveva detto che il fratello di Cintura lo aveva autorizzato a toccare le auto. La risposta di «Buddha» non si è fatta attendere. Sia contro il fratello che contro il ladruncolo. «Mi ha dato il permesso Giuseppe, tanto lui e suo fratello sono la stessa cosa». «U pacchiuni» reagì in maniera veemente: «A mio fratello gli devo infilare la m… in bocca. Ora tu lo vai a prendere e lo porti che io gli stacco la testa». Il ladruncolo fu convocato. «Non toccare niente al Michelangelo (la via omonima ndr) perché ti svito il cervello… te le vai a rubare a Borgo Nuovo le macchine che non sono competenza nostra». «Neanche a Cruillas?», chiedeva il giovane. «Tu basta che non le tocchi al Michelangelo, a me di Cruillas non mi interessa niente». Chi sbagliava subiva punizioni fisiche. Come il giovane che si era fatto beccare sotto casa di Cintura, mettendo a rischio gli affari.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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