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Il Volo basso dell’igienista col cruccio della bocciatura da manager: «Non idonea»

Vita e carriera dell’ex pensionata “ripescata” da Schifani. Il verbale dell’esame: «Competenze deboli, non è adeguata»

Di Redazione |

Quando, per spiazzare Gianfranco Miccichè che gli stava addosso come una piattola, il governatore appena eletto tirò fuori dal cilindro il nome di Giovanna Volo come assessore alla Salute, l’allora viceré berlusconiano trasecolò. «Giovanna? È una cara amica, ma non è cosa sua…», la risposta di pancia. E chissà se adesso Renato Schifani, quanto meno perplesso sui primi sei mesi della prescelta fino al punto di ipotizzare di inserirla nel «tagliando alla giunta» previsto «dopo l’estate», ricorderà il consiglio, tutt’altro che disinteressato, del suo arcinemico.Sin dall’inizio del suo mandato, l’assessore – perché lei preferisce declinare la carica al neutro maschile – è stato il bersaglio mobile di un continuo fuoco incrociato. Dai precari Covid, accarezzati dalle promesse elettorali di altri, alla sanità privata “orfana” del nome gradito poi mai espresso da Miccichè, fino alla disinibita chat (ex “Avengers”, quella del «non sento cazzi» dell’ex dirigente generale Mario La Rocca sui posti Covid da «caricare») dei manager siciliani. Tutti, o quasi, contro Volo.

Spifferano dalle stanze dell’assessorato di piazza Ottavio Ziino: «Razza lo odiavano per il suo pessimo (eufemismo, ndr) carattere, ma lo rispettavano e in parte lo temevano per il suo profilo. Questa qui, invece, non la considerano nemmeno…». E dire che «questa qui», classe 1955, prima di andare in pensione da direttore sanitario del Policlinico di Palermo, ha occupato molte stanze dei vertici sanitari siciliani.

Di origini nissene (il padre Salvatore era dirigente all’Ente minerario, la madre Chiara discendente dei Crescimanno, alta borghesia di mezzo sangue blu), Volo ha in tasca la laurea in Medicina e la doppia specializzazione in Ematologia e in Igiene. Ma a Palermo, e non solo, è sempre stata «la sorella di Grazia». Penalista di grido a Roma, moglie del giornalista Paolo Liguori, ha difeso Cesare Previti e fatto assolvere Lillo Mannino e Ciccio Musotto, ma è da sempre vicina a Miccichè. Un rapporto familiare – i padri erano molto amici – che si tramanda ai figli: Giovanna, da giovane, era la fidanzatina di Gaetano, ma c’è soprattutto la forte amicizia fra Gianfranco ed entrambe le sorelle, con Grazia da sempre fidatissima consigliera nelle vicende giudiziarie e politiche. Per questo, proponendola come assessore alla Salute – l’idea geniale fu di Adelfio Elio Cardinale, potentissima eminenza grigia della sanità non solo regionale, promotore della nomina – all’apice della faida forzista, Schifani credeva di sfondare una porta aperta.

Eppure il pigmalione della carriera manageriale di Volo è il sancataldese Alessandro Pagano: nel 1997 l’allora assessore forzista la nomina prima all’Oasi di Troina e poi al Policlinico di Palermo. Lei cavalca l’onda del cuffarismo, col salto di qualità da direttore sanitario del Civico, ruolo che riesce a tenere nonostante non fosse stimata dal nuovo assessore Ettore Cittadini. Con il lombardiano Massimo Russo arriva il periodo più duro: resta fuori da tutto e ci vuole un appello di Mannino per ripescarla. Finisce all’Asp di Enna e poi dirige l’Ingrassia di Palermo, per tornare in auge con l’avvento di Lucia Borsellino che la nomina prima al Policlinico di Messina e poi all’Asp di Palermo.

Dove entra in rotta di collisione con l’allora potentissima icona della “legalità sanitaria” di Rosario Crocetta, il manager Antonio Candela che sarà arrestato poi nell’inchiesta “Sorella Sanità”. «Non mi convincevano alcune cose e ho deciso di andare via», ha rivendicato di recente con lungimirante orgoglio a Repubblica.

Ma in una carriera comunque ad alto livello c’è una macchia indelebile. «Sono stata vittima di un’ingiustizia, la politica mi ha fatto fuori», lo sfogo fuori dai denti in un recente vertice con i sindacati. Il riferimento è alla bocciatura nella selezione dei dirigenti generali del 2018. «Non idonea», il giudizio della commissione presieduta dalla docente etnea di Economia, Elita Schillaci. Volo ne è quasi ossessionata, fino al punto da far tirare fuori, ora che è al vertice della sanità siciliana, le carte del concorso.

Curiosa coincidenza: una richiesta di accesso agli atti, proprio di quell’esame in cui Volo fu scartata, lo scorso 7 febbraio è stata presentata all’assessorato alla Salute da sei deputati di FdI (primo firmatario il capogruppo Giorgio Assenza), che vogliono «copia di tutti i verbali relativi ai colloqui orali svolti da tutti i candidati». Un’attività di controspionaggio preventivo del partito dell’ex assessore, in carica all’epoca del concorso, a cui Volo, in alcuni sfoghi riservati, attribuirebbe la «responsabilità politica» di quel siluramento?

Non è dato saperlo. Intanto, però, La Sicilia ha potuto spulciare il verbale dell’esame di Volo. «La candidata – si legge – non ha dimostrato un sufficiente grado di padronanza delle tematiche affrontate nell’ambito di tutte e tre le classi di competenza oggetto del colloquio». Ovvero: competenze tecnico-gestionali (su cui «sono emerse lacune sulle capacità di interpretazione dei bilanci delle aziende sanitarie»), competenze manageriali (con «l’applicazione delle conoscenze» di gestione di aziende sanitarie che «non è stata approfondita dalla candidata») e competenze trasversali ritenute «deboli» dalla commissione. Che esprime un giudizio chiaro: l’aspirante manager «pur essendo apprezzabile per le esperienze maturate, non risulta ancora essere sufficientemente adeguato a svolgere attività di direzione generale» nella sanità siciliana, perché «oltre ad un limitato grado di appropriatezza delle risposte, non adeguate sono apparse le capacità di sintesi, di raccordo e di collegamento e visione trasversale tra i temi oggetto del colloquio».

Una stroncatura. Qualcuno dei commissari ricorda una scena balbettante, quasi muta. Un déjà vu, rispetto alle recenti critiche delle opposizioni sulle prestazioni dell’assessore all’Ars. «Lei è pagata dai cittadini, non può continuare a presentarsi senza risposte: si dimetta», l’attacco del deluchiano Ismaele La Vardera dopo la seduta dedicata alle risposte alle interrogazioni sulla sanità in cui Volo «si è presentata solo due volte e sempre impreparata». In tutto 15 dossier, per 12 dei quali era stata già “rimandata” in una seduta precedente. «Uno spettacolo indecoroso di impreparazione e superficialità che mal si addice a chi dovrebbe gestire il sistema sanitario regionale», tuona il capogruppo del Pd, Michele Catanzaro.

Ma lei, l’assessore sotto tiro, continua il suo Volo basso. Senza rispondere mai sopra le righe, incassando le critiche e gli attacchi in silenzio. L’unica volta in cui l’hanno sentita gridare, ricordano in assessorato, è durante uno scontro con l’ex dirigente La Rocca, fedelissimo di Razza e nemico giurato della lobby della sanità privata (c’è una causa con in ballo 25 milioni), sostituito da Salvatore Requirez in entrambi i dipartimenti, prima dell’arrivo di Salvatore Iacolino, selezionato come esterno al vertice della Pianificazione strategica. «Un commissariamento dell’assessore», il giudizio malizioso di chi sa quanto Schifani stimi l’ex europarlamentare (cacciato dall’Asp di Siracusa e poi tornato in pista da commissario del Policlinico di Palermo), ritenuto «strategico» nella gestione della sanità post-“razziale”.

E forse sta proprio qui, l’inaspettato tallone d’Achille di Volo. Sempre circondata da pochi amici fidati dei salotti palermitani della sanità. Oltre allo spin doctor Cardinale, i suoi interlocutori privilegiati sono accademici: il collega igienista Francesco Vitale e il big dell’Anestesia, Antonello Giarratano, diventato un personaggio mediatico in epoca di Covid. Capace, ora che la pandemia non morde più, di farsi autorizzare l’ingresso di un mini-esercito di medici rianimatori al Policlinico. «Un’insperata fortuna mi ha consentito di concludere il mio lungo percorso lavorativo in quella che ho sempre considerato la mia casa», scrisse Volo ai dipendenti del Policlinico nel 2020. Due anni dopo lascerà la vita da pensionata per andare a guidare, da riserva della Regione, la sanità siciliana. La stessa che la bocciò all’esame da manager.

E che ora aspetta, con vorace curiosità, l’esito della mozione di sfiducia annunciata da Cateno De Luca. Il penultimo test, tutto sommato superabile, prima del rimpasto di fine estate. Con un nome pesantissimo sussurrato per il dopo Volo: quello di Caterina Chinnici.Twitter: MarioBarresi

album di famiglia. Dall’infanzia nissenaal legame familiare con i MiccichèIl peso della sorella avvocato di gridoIl ruolo da spin doctor di Cardinalee l’influenza dei big del Policlinico

Sotto tiro. Gli attacchi di precari e clinichee il “commissariamento” di IacolinoIl pallino del confronto con Razzae l’incubo del «tagliando» in giuntaLa suggestione: Chinnici dopo di lei?COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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