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Energia, è online la nuova newsletter Gme

Di Redazione |

“Nonostante sia una soluzione ancora costosa, specie in caso di applicazione al settore industriale, può avere un impatto importante soprattutto per i comparti più energivori, quali la produzione di cemento e acciaio, la raffinazione, l’industria chimica e della carta, laddove non esistono alternative disponibili a costi praticabili per la riduzione delle emissioni di processo. Inoltre, può evitare una dismissione anticipata di impianti che potrebbero avere una vita utile residua ancora lunga”, ha sottolineato Orlandi che ha fatto riferimento in particolare alle centrali a carbone, al trattamento del gas naturale e a comparti con emissioni difficili da abbattere come i trasporti, quali target naturali della tecnologia Ccus.

“La tecnologia di cattura della CO2 può, inoltre, contribuire a ridurre l’impronta carbonica associata all’attuale produzione dell’idrogeno che, dipendendo in larga parte dall’impiego di materie prime come gas naturale e carbone, genera ogni anno circa 800 milioni di tonnellate di anidride carbonica”, ha precisato la ricercatrice del Rie. A livello geografico, l’Europa risulta, insieme agli Stati Uniti, “la regione dove si concentrano la maggior parte dei piani in corso – ha segnalato Orlandi –. Su 13 progetti large scale a diversi stadi di sviluppo, ben 7 riguardano il Regno Unito, dove il governo supporta questa tecnologia e ha annunciato fondi consistenti per lo sviluppo delle infrastrutture”.

Alla base di questo slancio, vi sono principalmente ragioni “di carattere normativo-politico, quali la definizione di obiettivi climatici sempre più ambiziosi a livello internazionale, nazionale e anche aziendale e di correlati incentivi a supporto della tecnologia – ha chiarito l’analista del Rie –. In questo nuovo e dinamico contesto, si è inserita la pandemia di COVID-19, con la crisi economica mondiale che ne è derivata. L’impatto sul futuro sviluppo dei sistemi di Ccus non è attualmente stimabile ma di certo non si può ignorare la probabilità di ritardi o cancellazioni, connessi al taglio diffuso delle spese di investimento da parte di numerose realtà produttive”.

Tuttavia, i sistemi di Ccus “sono oggi più resilienti rispetto a quanto non lo fossero dopo le precedenti crisi finanziarie, potendo fare affidamento su un decennio di esperienza nello sviluppo dei progetti e sul recente fermento che ha innalzato l’interesse di diversi attori economici e politici – ha concluso Orlandi –. L’inclusione della Ccus nei piani di ripresa economica potrebbe aiutare a garantire che lo shock economico legato al COVID-19 non faccia deragliare i recenti progressi osservati nella diffusione della tecnologia e con essi gli ambiziosi obiettivi di neutralità carbonica da perseguire entro il 2050. Se, infatti, è verosimile ritenere che gli effetti economici della pandemia non saranno più visibili nel lungo periodo, altrettanto non potrà dirsi per le conseguenze sul clima delle scelte maturate in questo periodo”.

All’interno del nuovo numero sono pubblicati, inoltre, i consueti commenti tecnici, relativi i mercati e le borse elettriche ed ambientali nazionali ed europee, la sezione dedicata all’analisi degli andamenti del mercato del gas italiano e la sezione di analisi sugli andamenti in Europa, che approfondisce le tendenze sui principali mercati europei delle commodities. La nuova pubblicazione Gme riporta, inoltre, come ormai è consuetudine a gennaio, i dati annuali sulle contrattazioni del mercato elettrico per l’anno 2020.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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