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Ferzan Ozpetek: «La “Dea fortuna” è in Sicilia»

Di Maria Lombardo |

“La Dea fortuna” in Sicilia. È questo il titolo del nuovo film di Ferzan Ozpetek (nelle sale dal 28 novembre) il cui soggetto il regista firma assieme a Gianni Romoli. La sceneggiatura è firmata anche da Silvia Ranfagni. La fotografia è di Gian Filippo Corticelli, il montaggio di Pietro Morana, scenografia di Giulia Busnengo e i costumi di Alessandro Lai e Monica Gaetani. La Sicilia continua ad essere set molto ambito anche se film è stato girato per buona parte a Roma. I protagonisti Alessandro e Arturo (Stefano Accorsi ed Edoardo Leo) sono coppia ma la loro relazione è in crisi. L’improvviso arrivo nelle loro vite di due bambini lasciati loro in custodia per qualche giorno dalla migliore amica di Alessandro, sembra poter dare un’insperata svolta alla stanca routine. La soluzione sarà un gesto folle. Nel cast anche Jasmine Trinca, Serra Yilmaz.

La costa siciliana si vedrà dal traghetto che s’avvicina all’isola e di Palermo il bel litorale dell’Addaura dalla spiaggia di Vergine Maria a Mondello. Liberare dai bagnanti in questa stagione la spiaggia di Vergine Maria non è stato semplice. La produzione (Tilde Corsi e Gianni Romoli con Warner Bros. Entertainment Italia, R&C Produzioni e Faros Film) per la collaborazione prestata è grata al presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessore al Territorio e Ambiente Totò Cordaro. L’altra location siciliana importante è Bagheria: Villa Guarnera dove non è stato facile accedere attraverso le stradine strette e tortuose della cittadina con i numerosi camion carichi di attrezzature. E anche qui c’è stata una buona collaborazione del Comune, dal sindaco Filippo Tripoli alle altre autorità competenti. Ozpetek è appena rientrato a Roma molto soddisfatto.

Perché la Sicilia come set?

«Ho avuto sempre un debole per il Sud. Penso che la vera cultura italiana stia al Sud. Ho un’attrazione non solo per la bellezza di luoghi e città ma per l’approccio umano. Senza con ciò dire nulla contro il Nord. Ma sono innamorato del Sud. A Lecce per una premiazione, rimasi folgorato dalla città tanto da volerci fare un film (“Mine vaganti”), successivamente a Napoli per le regia di una “Traviata” e di “Madame Butterfly” al Teatro San Carlo, ho pensato che volevo condividere le sensazioni che dà la città girandovi “Napoli velata”. Palermo è la prima città che ho conosciuto della Sicilia: era il 1989. Andai in giro per le sue stradine del centro storico. Era molto diversa da quella d’oggi la città all’epoca. Vidi meravigliosi palazzi cadenti. Si respirava un’atmosfera molto bella però. È nata da lì l’idea di tornarci. Avendo bisogno di un posto del Sud per questo film mi sono detto: Palermo. Tre giorni dopo che avevo preso la decisione, mi è arriva la telefonata di Giulia da Palermo, mia amica da anni. Ci siamo conosciuti quando sono venuto a presentare “Le fate ignoranti”. Giulia mi annunciava che volevano darmi la cittadinanza onoraria e la laurea honoris causa. Incredibile: io pensavo a Palermo e Palermo a me. Ma nel film non racconto del tutto la città: per raccontarla ci vorrebbe un altro film. Vorrei fare un film intero a Palermo e non parlare della mafia. Cercavo una casa antica importante e ho scelto una villa molto bella di Bagheria, Villa Guarnera della famiglia Alliata. Lì vive nella finzione cinematografica una donna arrivata a Palermo 45 anni prima sposata con un barone. Il personaggio è interpretato da Barbara Alberti, per la prima volta attrice».

Serra Yilmaz, icona del suo cinema sin da “Le fate ignoranti”, che ruolo ha?

«È una vicina di casa di Stefano e Edoardo, ha una figlia trans che ha chiamato Mina. L’altra vicina di casa è Pia Lanciotti bravissima attrice. Con Serra ci troviamo bene, abbiamo un’intesa molto forte ma questa intesa c’è anche con Stefano Accorsi che ha già lavorato con me nelle “Fate ignoranti” e in “Saturno contro”».

Al centro del film il tema della paternità delle coppie LGBT.

«Non si parla solo di questo. Ho un grandissimo rispetto per la famiglia arcobaleno ma non parlo di questo. Racconto un’altra cosa più interessante: i due personaggi non vogliono sapere né di bambini né di matrimonio, vengono coinvolti a essere genitori a tempo. Quello che è stato toccante per tutti noi è chiedersi cosa significa essere genitori, come trasformi il tuo rapporto con la persona con cui stai assieme. Quello è il bello: un rapporto che sembra stia per finire, si trasforma».

Oltre a una Mina personaggio, la cantante Mina con alcune canzoni.

«Con Mina sono anni che ci sentiamo, abbiamo una bellissima amicizia. Grande artista e persona particolare che indovina le cose e che con una battuta ti apre un mondo. La amo molto. In alcuni miei film ci sono sue canzoni, qui ce ne sono una inedita e una antica. Ed anche la voce della cantante turca Sezen Aksu. La colonna sonora è di Pasquale Catalano».

Con Gianni Romoli coautore delle sceneggiature avete un rapporto antico.

«E’ mio sceneggiatore, alter ego in certe situazioni, è geniale, siamo amici da più di 30 anni: dal “Bagno turco” ad “ Harem suaré”, “La finestra di fronte”, “Cuore sacro”, “Saturno contro”, “Napoli velata”».

Com’è nata l’idea del soggetto?

«Ho perso mio fratello un anno fa. C’è stato un momento in cui mia cognata mi ha detto “io non sto tanto bene, tuo fratello se n’è andato: abbiate cura dei nostri figli tu e Simone, se dovesse succedermi qualcosa”».

Oggi in Italia si fanno tante commedie ma non sono le commedie all’italiana di una volta. Come colloca il suo cinema che affronta argomenti profondi in maniera leggera?

«Questa domanda mi piace molto. Spesso per i miei attori cito scene di film di De Sica, Germi, Monicelli. Ho citato a Edoardo Leo una scena di Sofia Loren nel “Matrimonio all’italiana”. Sono amante della commedia all’italiana, del “Segno di Venere” di Dino Risi: sono film meravigliosi. La mia maniera è proprio questa: piangi e racconti cose leggere, ridi mentre racconti cose drammatiche».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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